Il lutto nell’infanzia di un fratello è associato a un aumento del rischio di morte.

Affrontare il lutto infantile (leggi anche l’articolo: L’elaborazione del lutto nei bambini) è un processo particolamente difficoltoso, soprattutto perchè si tende a proteggere il bambino dal dolore emotivo, credendo, spesso, che non siano in grado di affrontare al morte.

I bambini, al contrario, sanno perfettamente cosa sta accadendo e spesso l’espressione del lutto infantile si manifesta con reazioni comportamentali e somatiche.

Un articolo pubblicato recentemente su Jama Pediatrics, mostra, pù specificatamente che il lutto per la morte di un fratello nell’infanzia è associato a un aumento del rischio di morte sia a breve che a lungo termine.

La morte di un parente vicino è associata a un rischio aumentato di mortalità tra chi è in lutto,  meno si sa sulla potenziale associazione tra la morte di un fratello nell’infanzia e la mortalità in questa popolazione

I ricercatori hanno valutato una popolazione che comprendeva più di 5 milioni di bambini danesi e svedesi sopravvissuti ai primi sei mesi di vita; la morte di un fratello nell’infanzia, da 6 mesi a 18 anni, è stata sperimentata da 55.818 individui, l’1,1%, a un’età media era di 7 anni e 534 bambini in questo gruppo sono morti in un periodo di follow-up di 37 anni.

Rispetto a coloro che non hanno sofferto della morte di un fratello, il gruppo che aveva patito il lutto presentava un rischio di morte per tutte le cause aumentato del 71%, visibile in tutto il periodo di follow-up, anche se il rischio di morte maggiore è stato riscontrato nel primo anno dopo la morte di un fratello, e tra coppie di fratelli dello stesso sesso o con una differenza di età piccola. Le limitazioni dello studio includono la mancanza di dati sull’ambiente sociale e sulle caratteristiche familiari che potrebbero aiutare a spiegare i motivi sottostanti che collegano la morte del fratello all’aumento di rischio di morte per il bambino che ha sofferto il lutto; non è stato inoltre possibile escludere la possibilità di confondenti residui da parte di fattori non misurati.

Gli autori non sono stati in grado di definire con precisione alcune variabili che possono giocare un ruolo insieme al lutto, tra cui stress e fattori familiari e sociali, come le caratteristiche socioeconomiche e/o psicosociali degli individui, lo stato coniugale dei genitori e la qualità della relazione coniugale; questo anche a causa del fatto che pochi di questi fattori erano disponibili nei dati a disposizione degli autori.

Dovremmo essere consapevoli della vulnerabilità dei bambini che hanno sperimentato la morte di fratelli, specialmente per le coppie di fratelli dello stesso sesso e le coppie di fratelli con un’età molto vicina. Il sostegno sociale può contribuire a ridurre il livello di dolore e a minimizzare i potenziali effetti negativi sulla salute degli individui colpiti

concludono i ricercatori.

Sfortunatamente, la salute dei membri della famiglia in lutto è spesso trascurata, la morte stessa viene percepita come un tabù. È inoltre estremamente diffusa la convinzione che i bambini debbano essere protetti dalla sofferenza attraverso l’allontanamento, il silenzio e l’evitamento di tutto ciò che ha a che fare con il mondo della morte,  dai suoi rituali e dalle sue rappresentazioni.

In realtà sono numerosi gli aspetti da considerare, come l’età del bambino, il livello di comprensione della morte, la relazione con la persona deceduta, l’intensità affettiva, che è chiaramente fortissima in caso di perdita del fratello.

Bowlby  (1973), propone per primo il concetto di “lutto complesso” che si verifica quando si sperimenta un ansia da separazione e vi è un costante e persistente desiderio della persona morta. Già prima degli anni ’80 è stata proposta una diagnosi di Lutto complicato (DeVaul & Zisook, 1976; Hartz, 1986), in cui i sentimenti di vuoto, nostalgia, solitudine ed i ricordi interferiscono constantemente con la vita quotidiana.

Nel DSM viene introdotto il lutto traumatico, o come troviamo nell’ultima edizione del DSM-5, “disturbo da lutto persistente complicato”. Secondo i criteri diagnostici proposti per i bambini è necessario che a 6 mesi dalla morte della persona cara siano presenti sintomi tra cui, la persistente nostalgia o desiderio; dolore e tristezza; preoccupazione costante e intensa per la possibile perdita di altre persone; difficoltà nell’accettare la morte, segnali che nei bambini vengono espresse nel gioco e nel comportamento.

Lo studio mostra un rischio aumentato di mortalità nei bambini che hanno perso un fratello/sorella,  già precedetemente era stata evidenziata, in caso di perdita di una persona che gioca un ruolo centrale nella vita del bambino, una correlazione con tassi più alti di suicidio, PTSD, abuso di sostanze e agorafobia (Brent et al 1996) .

Risulta fondamentale comprendere fattori di rischio che permettono di identicare quei bambini che potrebbero sviluppare un lutto traumatico e pianificare interventi. Determinante, risulta altresì, il sostegno emotivo svolto dai caregivers.

 

Bibliografia:

Association of Mortality With the Death of a Sibling in Childhood

Bowlby, J (1973) Attachment and loss. vol 2 Separation.New York, NY: basic Books

David A. Brent, MD; Jeff Bridge; Barbara A. Johnson, MD; et al.Suicidal Behavior Runs in FamiliesA Controlled Family Study of Adolescent Suicide Victims. Arch Gen Psychiatry. 1996;53(12):1145-1152. doi:10.1001/archpsyc.1996.01830120085015

DeVaul, R.A. & Zisook, S. (1976). Unresolved grief: Clinical considerations. Postgraduate Medicine, 59, pp.267 – 271.

Doctor33.it

Hartz GW. (1986). Adult grief and its interface with mood disorder: Proposal of a new diagnosis of complicated bereavement. Comprehensive Psychiatry, 27, 60–4.

 

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