Daniel Siegel: Mente, Corpo e Integrazione

Nella loro pratica clinica, i medici commettono un grave errore: dividono mente e corpo. Separano questi due elementi, trattandoli come fossero indipendenti, “Mindsight da una parte e Physicalsight dall’altra”.

E’ questo uno dei concetti fondamentali espressi dal pensiero di Daniel Siegel, professore clinico di Psichiatria presso la UCLA School of Medicine, dove insegna al Center for Culture, Brain, and Development, e condirettore del Mindful Awareness Research Center.

#Mente, #Corpo e #Integrazione. Un contributo video di #DanielSIEGELPer approfondire, questo il post https://formazionecontinuainpsicologia.it/blog/daniel-siegel-mente-corpo-e-integrazione/Buona visione 🙂

Pubblicato da Nicola Piccinini su Lunedì 25 febbraio 2019

 

Far proprio questo tipo di pensiero e, soprattutto, di atteggiamento vuol dire non avere minimamente la consapevolezza e ignorare le strettissime connessioni tra emozioni, stato interiore e corpo.

Affinché ogni trattamento psicoterapico sia efficace è indispensabile l’accesso, sia da parte del clinico che del paziente, alla consapevolezza. E’ tramite l’accesso ad essa infatti che è possibile impedire al senso di impotenza di precludere il cambiamento.

E consapevolezza significa anche saper osservare i propri pensieri, le emozioni, le sensazioni ed il modo in cui la mente si ancora ad essi.

Daniel Siegel approfondisce inoltre il concetto di mente, ritenendola essenziale per il raggiungimento del benessere: essa è difatti implicata, assieme al cervello, nel processo di regolazione delle informazioni e dell’energia che condividiamo gli uni con gli altri attraverso le relazioni.

Il concetto di benessere implica quindi l’integrazione tra le diverse parti di un sistema e la mancanza di tale integrazione porta inevitabilmente a caos e rigidità. Daniel Siegel considera dunque i disturbi mentali la conseguenza della non integrazione delle varie parti, deficit questo che dovrà essere il bersaglio principale della terapia.

Lo stato di salute – ovvero l’obiettivo del trattamento – sarà allora la promozione del processo di integrazione tra Mente, Relazioni e Cervello.

E’ ormai acclarato da numerosissimi studi scientifici come soggetti con attaccamento disorganizzato, che hanno vissuto esperienze particolarmente dolorose, sviluppano modelli di risposta caratterizzati da difficoltà a regolare le proprie emozioni, difficoltà a costruire e vivere relazioni interpersonali reciproche e soddisfacenti e fenomeni dissociativi più o meno gravi.

Analogamente, molte altre ricerche dimostrano come alcune esperienze dissociative trovano origine proprio durante lo sviluppo, in particolare la frammentazione della coscienza e la compromissione dell’integrazione del senso di sé, cioè della “personalità”.

Daniel Siegel sostiene la possibilità di affrontare l’attaccamento disorganizzato e i modelli di riposta mal-adattivi conseguenti attraverso una relazione terapeutica sana, all’interno della quale la persona possa risolvere il trauma vissuto durante la crescita e giungere di conseguenza ad uno stato di benessere.

Di questo e molto altro parlerà il professor Siegel nel suo intervento durante il prossimo Congresso Attaccamento e Trauma che si svolgerà a Roma Maggio 2019.

Congresso a Roma: “Attaccamento e Trauma. Dissociazione e integrazione della personalità”

25/02/2019

2 responses on "Daniel Siegel: Mente, Corpo e Integrazione"

  1. Salve
    Trovo molto interessante l’argomento che D. Siegel vuole affrontare ed approfondire in occasione del congresso. La radice della dissociazione della coscienza spiegata attraverso il trauma.
    Spero di poter partecipare almeno in una delle sessioni dei lavori del congresso. In caso contrario non smettero ‘ di credere nella famosa triade M-C-relazione.

  2. Trovo strano che ancora si parli di un vecchio retaggio culturale: dicotomia corpo-mente da parte dei medici e non della attuale cultura degli psicologi che in cui la psicosomatica, somatizzazione, disturbi di conversione, sintomi somatici e varianti terminologiche non centrino l’attenzione sulla MANCANZA CULTURALE di diagnosi differenziale.
    In un ospedale il I gg di tirocinio do specializzazione mi viene presentata una pz 50enne, obesa, poco sveglia, depressa e da 3 mesi in inefficace trattamento con la dirigente di Psicotetapia. Al mio I incontro amnestico chiedo la presenza della collega. Al colloquio, con un fugace esame obiettivo ho notato che la signora era dovrapeso per accumulo di liquidi (linfedema ) non per massa grassa ( segno della fibra che la collega non conosceva). Chiedo alla collega se nella storia risulta diabetica o con problemi alla tiroide. La Dirigente mi fa notare che siamo in reparto di Psicoterapia e non di Medicina. Se prendevo in cura la pz avevo bisogno del consulto di una endocrinologa. Per accelerare la diagnosi l’ho inviata al reparto di Diabetologia ( gestito da endocrinologi). Dopo un mese che non vedo la più la pz, mi informo dalla dirigente che mi dice:” la pz é affetta da Diabete M complicato ( forse intendeva complesso , cioè di origine non solo pancreatica ma anche epatica) e in merito alla tiroide, l’organo era stato asportato a 10 anni” per me era ovvio che quell’aspetto fosse a posto, dovendo essere stata trattata da allora con ormonibsostitutivi (eutitox) invece non gli aveva mai preso ( famiglia rurale) e solo adesso veniva curata: per il diabete e per l’ipotiroidismo.
    Guarita dalla depressione e dal sovrapessso , senza il mio intervento psicoterapeutico, o per, il mio intervento medico diagnostico?

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