Solitudine e Invecchiamento: due compagni di viaggio

Lucky ha 90 anni, vive in una cittadina del Texas arida e soleggiata e scandisce le sue giornate con una routine che è quasi un rituale: sveglia, ginnastica, bicchiere di latte, giretto al bar, drogheria, casa. Nei suoi passi fuori da casa è circondato da persone che si interessano a lui e che in un certo senso se ne prendono cura, lasciandolo però libero di abitare la sua solitudine. Una solitudine che sembra piacergli, dargli forza, e che spesso si rivela invece nemica e crudele.

Sentirsi soli e stare da soli sono due cose differenti”, dice a un certo punto del film il protagonista. La scena che qui viene presentata lo mostra nella sua routinaria solitudine, fragile e spaventato, ma non per questo sconfitto.

Lucky incarna i sentimenti e le emozioni di molti anziani di oggi, siano essi nelle loro case o in strutture residenziali; mentre nel primo caso si tratta spesso di una solitudine totale, della privazione di molti se non tutti i contatti sociali, fatto salvo per qualche acquisto o qualche visita, nel secondo caso si tratta di trovarsi soli in mezzo agli altri, sempre attorniati da persone affaccendate e da facce più o meno note, eppure persi, talvolta confusi.

Nella solitudine le routine diventano elemento salvifico, perché danno alla persona un confine, una guida; le permettono di dare un senso alla giornata e di procedere giorno per giorno con uno scopo. E spesso le routine sono tutto quello che rimane a dare un senso alla vita quotidiana, a scandire la realtà di una persona. Sono comunque molti gli anziani che mantengono una vita attiva, socialmente e culturalmente. Ciò è possibile grazie al supporto delle famiglie, alla presenza di associazioni e centri di aggregazione, alle maggiori possibilità di interazione date dalla tecnologia.

Eppure la solitudine delle persone anziane è un tema che sta trovando sempre più spazio nel dibattito odierno. Anche il Presidente della Repubblica, nel suo discorso di fine anno, ha voluto sottolinearne alcuni aspetti e rimarcare l’importanza di una questione fino ad oggi piuttosto trascurata.

Con l’aumentare dell’età media e del numero di anziani, aumentano le necessità di assistenza e di supporto sociale in territorio italiano. Aumenta allo stesso tempo la percezione di fragilità e isolamento, per una serie di fattori socio-culturali (come la presenza di famiglie meno numerose o le migrazioni per cause lavorative), psicologici (decadimento cognitivo, disorientamento, presenza di patologie psichiatriche) e medici (polipatologie, ospedalizzazione, inserimento in strutture assistenziali).

È così che, anche considerando lo svilupparsi di nuove modalità di accoglienza delle problematiche sociali legate all’invecchiamento, c’è ancora tanto da fare per garantire alla popolazione anziana risorse adeguate di protezione dalla solitudine. È un aspetto talmente rilevante nella vita odierna, da essere riconosciuta come un elemento patologizzante, che può portare alla trascuratezza di sé, alla depressione e al deperimento, partecipando a tutti gli effetti allo spettro di patologie che sono spesso presenti nell’anziano.

Vediamo tutta la fragilità di Lucky in una scena di pochi minuti, nonostante la presenza di volti amici che durante il film gli staranno vicino; vediamo la sua paura di morire, che a seguito di una caduta si farà sempre più concreta; vediamo la sua sofferenza nell’essere solo, completamente solo di fronte a questa paura.

È recente il convegno dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (AIP) proprio su questo tema. Sono molti i fattori che partecipano al definirsi di una situazione di isolamento sociale nell’anziano, spesso contribuendo a un circolo vizioso per cui all’acuirsi di alcuni aspetti e allo smorzarsi di altri si hanno eventi anche drammatici. Non solo depressione e deperimento: il suicidio è una scelta tristemente comune.

La storia di Lucky mostra come, per quanto la persona possa far parte di una comunità, possa essere riconosciuta e apprezzata, sovente fatichi a portare con sé questo senso di appartenenza, che rimane debole e superficiale. Lucky non ha amici, ha solo conoscenti con cui ha relazioni sfocate e marginali.

Non potrebbe vivere senza di loro, ma allo stesso tempo non sa bene come sfruttare la loro presenza. Tiene tutti a distanza, e in questo modo non sa lui per primo come chiedere aiuto quando ne ha bisogno. La tartaruga che incontrerà durante il film, ultracentenaria e in fuga, lo aiuterà in parte a creare un contatto con il mondo esterno, e allo stesso modo lo rappresenta nel suo tentativo costante di staccarsi dal mondo pur restandovi immerso.

Mentre la tartaruga si sposta lentamente, Lucky si scopre vulnerabile e solo. E come la tartaruga viene inseguita e ricercata, così le persone della cittadina dovrebbero vedere la fragilità del novantenne, pur nel suo tentativo di nasconderla.

È, questo, un compito di tutta la società odierna: sviluppare progetti, programmi, linee guida che definiscano le modalità di individuazione e fronteggiamento della solitudine in quelle sacche di popolazione a rischio. Non è un percorso semplice e richiederà grande impegno non solo da parte dei professionisti, ma anche dalle istituzioni.

Sarà certamente fondamentale implementare delle soluzioni ad hoc, specialmente per le aree extraurbane, e semplificare le modalità di accesso e fruizione di alcuni servizi, in particolare quelli sociali. Fornire alla popolazione anziana maggiori, più forti e più regolari riferimenti ambientali, assicurare la presenza sul territorio di aree di aggregazione, favorire l’uscita da casa e gli spostamenti con servizi appositi sono tutti interventi di rilievo che però necessiteranno investimenti in termini economici, di tempo e di spazi consistenti. A questo scopo AIP sta insistendo molto sul tema, sottolineandone la rilevanza e l’imprescindibilità.

Il film di Lynch ci mostra come la solitudine nell’anziano sia un elemento comune e troppo spesso trascurato; psicologi, assistenti sociali e assistenti alla persona, sul territorio e nelle strutture residenziali, hanno in questo senso un ruolo molto importante di riconoscimento e intervento nelle situazioni di maggior rischio, mentre diventa sempre più diffusa la necessità di una prevenzione primaria, secondaria e terziaria, per garantire una copertura adeguata delle problematiche legate al tema della solitudine.

Sentirsi soli e stare da soli sono due cose differenti”, dice Lucky a un certo punto del film. Però, in un altro momento, a chi gli chiede che cosa si può fare di fronte al fatto che non si può nulla contro il sopraggiungere della morte, dice: “Sorridere”, e tutti sorridono. Insieme. A volte basta così poco.

Link e documenti per approfondire:

https://www.psicogeriatria.it/home/ https://www.psicogeriatria.it/usr_files/documenti/la-solitudine-anziano.pdf

14/01/2019

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