Tutori volontari e minori stranieri non accompagnati

Note e riflessioni sugli aspetti psico-sociali e pragmatici

Minori stranieri non accompagnati: la legge 47 del 2017 a firma dell’on. Sandra Zampa ha dato al nostro Paese una posizione di alta innovazione rispetto alla dimensione di cura e tutela dei minori stranieri non accompagnati, il cui acronimo di uso comune è  “MSNA”, distinguendosi così in ambito europeo non solo per le politiche di accoglienza, ma soprattutto per i valori di cittadinanza attiva e di solidarietà, attraverso l’esplicitazione di linee guida rivolte alla protezione dell’infanzia e dell’adolescenza dei minori stranieri; non accompagnati, che incontrano maggiori criticità da affrontare e maggiori fattori di rischio, insiti non solo nel viaggio migratorio, ma anche nelle fasi successive legate all’impatto con il Paese ospitante.

La legge, pertanto, avendo istituito il “tutore volontario” come figura “di genitore sociale”, ha voluto dare ai minori stranieri un affiancamento concreto attraverso un adulto che possa più da vicino seguirne il percorso di crescita ed integrazione.

La Regione Lazio è quella che ha visto il maggior numero di tutori volontari, i quali hanno risposto in maniera eccezionale alla chiamata legata agli avvisi pubblici di selezione, con successivi percorsi di formazione sulle varie tematiche giuridiche, psicologiche, ecc.

Dunque, senz’altro, spossiamo sostenere, che si è innescato, attraverso questa legge, un percorso pionieristico, che vede coinvolte diverse istituzioni in collegamento con il terzo settore e la società civile, composta da una moltitudine di tutori volontari con le più svariate competenze professionali: dalla casalinga, al commercialista, una eterogenea platea di persone, ma certamente unite da un filo conduttore legato al senso civile del volontariato.

A fronte di queste sintetiche considerazioni per gli aspetti positivi e propositivi della legge, e nell’applicazione della stessa, come tutte le nuove disposizioni ed innovazioni, altrettanti fattori di criticità, nonché di assestamento, sono presenti.

La mia esperienza sui minori stranieri non accompagnati

Per una naturale attitudine legata alla mia professione di psicologa-psicoterapeuta, impegnata nel terzo settore, sono parte attiva della notevole platea di tutori volontari presenti a Roma e,  dopo aver seguito il percorso formativo previsto dalla legge, ho ricevuto  da luglio 2018, la nomina per la tutela di due minori. Pertanto, le note e riflessioni qui esposte nascono non solo dagli strumenti professionali acquisiti, e dal lavoro svolto con i minori stranieri non accompagnati ma, soprattutto, dall’importante e significativa relazione instaurata con i minori in tutela e con altre tutrici e tutori volontari.

La particolare questione dei minori albanesi

I Paesi di origine dei minori stranieri non accompagnati sono in parte cambiati negli anni, e  hanno registrato,  nei vari periodi prevalenze importanti  relative alle differenze etniche: è il caso, a titolo di esempio dei giovani tunisini ed egiziani legati ai processi delle primavere arabe o successivamente dei tantissimi giovani bangladesi. Flussi che sono poi cambiati, e che cambiano anche in conseguenza degli assetti geopolitici internazionali.

Al momento, nel territorio laziale si registra una forte e costante presenza di giovani albanesi. Molti tutori hanno avuto quindi la nomina per seguire questi ragazzi, per lo più adolescenti maschi, trovandosi alle prese con situazioni oltremodo complesse e che sembrano collocarsi proprio nell’ambito dello status del “non accompagnato”, in quanto pare che molti di questi minori abbiano, sul territorio locale, legami e presenze parentali strette. Alcuni, addirittura, sarebbero stati accompagnati da un genitore, e lasciati poi in balia di un destino che sembrerebbe purtroppo tristemente programmato. Un destino basato decisamente su una rete di conoscenze ed informazioni precise circa le procedure di accoglienza e permanenza in Italia.

Foto storica: l’8 agosto 1991 la nave Vlora approda nel porto di Bari.

Certamente l’Albania, sia per la sua estrema vicinanza al nostro Paese sia per antiche e sempre attive amicizie ed accordi, è una nazione che ha sempre guardato all’Italia come a una terra di salvezza, perché ancora molta povertà attanaglia la popolazione albanese, per cui la migrazione di questi giovanissimi è un ulteriore segno di un processo di irrisolte e nuove crisi economiche e sociali. Ma, a differenza degli anni ’90 con i barconi carichi di adulti disperati, la migrazione sembra ora passare, in maniera più discreta ma costante, sulla pelle dei più giovani, forse meno disperati ma comunque con grossi carichi di aspettative, personali e familiari.

Tuttavia, nella psicodinamica delle aspettative, dei sentimenti e delle emozioni, i minori albanesi, seppure con le peculiarità sopra accennate, non si differenziano dagli altri minori, in quanto ci sono bisogni e valori universali che appartengono a tutti i giovani del mondo. Avere una famiglia con adulti sani, l’istruzione, il diritto alla salute e alla crescita: sono questi i valori di riferimento che purtroppo per guerre, povertà ecc. portano anche bambini piccoli a cercare altrove la speranza di una vita migliore.

Che siano orfani, o con famiglie di origine lasciate nei Paesi di appartenenza, il processo migratorio dei minori pone delle questioni molto serie circa il presente e il futuro di infanzie comunque violate per sofferenze subite, separazioni, abusi. Insomma, un minore straniero non accompagnato, senza famiglia, seppure ben collocato nelle migliori strutture di accoglienza, seppure in grado di costruire buone relazioni amicali fra pari, è comunque solo.

Aspetti psicosociali nella relazione tutore-minore  

La famiglia mi ha mandato qui in Italia, ma ora papà mi dice di tornare, ma io non posso, ho 17 anni… mi manca tanto la mia famiglia…”. Un vissuto che spesso i minori esplicitano, e dove traspare forte il sentimento del distacco, del disagio per affetti lasciati e aspettative da non deludere.

Il tutore si inserisce dunque in uno spazio transizionale, così come definito da Winnicott, in cui il minore ha sicuramente una carica di coraggio e resilienza particolare, ha nella forza della gioventù le potenzialità della crescita, desideri e sogni che dovrebbero potersi avverare. Mentre, spesso, più forti appaiono i fattori di rischio, ed è proprio su questi fattori, che ‒ in vigilando ‒ il tutore deve poter offrire una prossimità relazionale sensibile ed attenta alle istanze dei minori. Istanze che non possono evidentemente riguardare solo le questioni burocratiche e normative, legate ai permessi di soggiorno o agli status da acquisire, certamente importanti, ma che inevitabilmente ricadono nella sfera affettiva delle relazioni umane.

La sfera affettiva, che tanto può riportare alla importante dimensione familiare, anch’essa può avere delle problematicità se, fra tutore e minore, non si riesce a mantenere un giusto equilibrio fatto di regole da rispettare, di diritti e doveri, tanto per l’uno che per l’altro.

Il tutore si deve interfacciare con le strutture di accoglienza e i vari operatori sociali, ha la responsabilità tutelare del minore, che si deve armonizzare con le varie regole delle strutture cercando di non creare situazioni conflittuali; il minore ha il difficile compito di imparare regole, a volte molto diverse da quelle introiettate nelle culture di appartenenza. Il percorso molto delicato della relazione tutore-minore sembra veramente un cammino in salita, una sfida continua, dove noi tutori, in vario modo e con tante differenze, stiamo cercando di fare il meglio possibile. Pionieri, di un percorso che si sta costruendo oggi e che, a mio avviso, ha un valore notevole nel presente, per gli aspetti sociali di prevenzione/cura/enpowerment e per l’avvio di maggiori possibilità di integrazione nel futuro dei minori, in tal modo seguiti e non più soli. 

Tutori volontari social

In conclusione, anche se molto ancora, ci sarebbe da dire, molto interessante è la questione dei social, una realtà a cui non possiamo sottrarci e che, attraverso tutti i vari canali, ha di fatto creato fra i tutori una fitta rete di scambi e relazioni. Infatti, sono attive molte chat, pagine facebook, mailing list, ecc. Sono strumenti virtuali che veicolano velocemente le nuove nomine dei tutori, le problematiche o i piccoli successi quotidiani che si riescono ad ottenere, magari per il permesso di soggiorno “per minore età”  rilasciato, appunto ai minori, che a  volte però, trova ostacoli nella tempistica del rilascio, o per le varie altre problematiche.

La rete della solidarietà virtuale fra tutori è molto forte, perché forte è la tematica con tutte le sue implicazioni e complessità. Tutto, insomma, corre su diversi piani: virtuali, spesso virtuosi, spesso tortuosi per le solite questioni burocratiche, per le corse contro il tempo, per l’imminente entrata nella maggiore età, che ovviamene, apre ulteriori ed ancora più urgenti bisogni. Tutori social che, credo, debbano però non perdere mai di vista il vero, nuovo e profondo senso dell’essere i nuovi “genitori sociali”.

28/06/2019

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