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Dialoghi sulla Relazione Terapeutica
II Edizione

Da Gennaio ad Aprile 2023

 
Master Class di Alta Formazione per esplorare la Relazione Terapeutica da diversi vertici clinici ed epistemologici, approfondendo il ruolo che gioca la Persona del terapeuta nella relazione con il cliente/paziente.

 

18 terapeuti di fama nazionale e internazionale, 18 approcci terapeutici diversi, un’unica missione!

36 EMC (validi per il triennio 2023/25)

36 ore di Alta Formazione con Maurizio Andolfi, Jeremy Holmes, Luigi Zoja, Cathy Malchiodi, Matteo Lancini e molti altri terapeuti che esploreranno con te la propria esperienza personale nel rapporto terapeutico!

Dopo il grande successo di “Dialoghi sulla Relazione Terapeutica, con Irvin Yalom”, siamo lieti di presentarti questa seconda edizione, completamente rivisitata ed in grado di offrirti una stimolante e prestigiosa esperienza di studio e formazione. Ciò che non cambia è il focus degli interventi:

esplorare la relazione terapeutica da diverse prospettive e vertici epistemologici, focalizzandosi in particolare sull’esplorazione del ruolo che gioca la Persona del terapeuta “in carne ed ossa, con la sua storia personale, le sue convinzioni, le sue emozioni e le possibili difficoltà nella relazione con il cliente/paziente. 

 

Indagheremo sul cosa accade nella relazione tra terapeuta e cliente/paziente e descriveremo in che misura e attraverso quali processi la Relazione contribuisce alla cura e alla guarigione o, al contrario, diventa un ostacolo al trattamento o un fattore dannoso.

Numerosi autori sono concordi nel sostenere come la relazione terapeutica, intesa come fattore terapeutico aspecifico, vale a dire non correlato all’uso di tecniche proprie di specifici orientamenti e modelli psicoterapeutici, diviene la componente fondamentale del processo terapeutico, configurandosi così come un nucleo concettuale e clinico a sé, di estrema rilevanza.

Questo viaggio tra teoria, tecnica ed esperienza umana del terapeuta ti offrirà la preziosa opportunità di poter incontrare 18 importanti terapeuti, italiani ed internazionali, rappresentanti di differenti approcci e traiettorie professionali. Grazie alla condivisione di casi clinici, entrerai virtualmente nella stanza di terapia dei relatori invitati, al fine di “toccar con mano” gli aspetti relazionali che vengono trattati ed aumentare la tua consapevolezza circa le differenze e le comunanze tra orientamenti, in ottica comunque integrativa ed arricchente.

 

Docenti e Contributi

Margerita Spagnuolo Lobb

Margherita Spagnuolo Lobb

Psicologa, psicoterapeuta, dirige l’Istituto di Gestalt HCC e la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt, con sedi a Siracusa, Palermo e Milano.

La presenza “in carne ed ossa” dello psicoterapeuta della Gestalt: una rilettura fenomenologica, estetica e di campo dell’intuito clinico.

Approccio Gestaltico. Martedì 31 Gennaio 2023, dalle 17.00 alle 19.00

La presenza dello psicoterapeuta della Gestalt è descritta come creativa e attiva, caratterizzata da una qualità che i fondatori definivano “da essere umano a essere umano”. È una presenza informata non solo sui processi psicopatologici del paziente, ma anche sulla “danza della reciprocità” che si instaura tra terapeuta e paziente. La cura è dunque un incontro reale e co-creato tra due esseri umani che mettono in gioco se stessi, non un “laboratorio” in cui il paziente viene “osservato”. Questo implica che il terapeuta sia consapevole del proprio corpo (per esempio grazie ad un percorso di terapia personale) e che sia disponile a utilizzare, nella relazione terapeutica, non solo il sentire del paziente, ma anche le proprie reazioni emozionali, per una comprensione più profonda del campo esperienziale che si crea nel setting. Questo riverbero che la sofferenza portata dal paziente ha sull’umanità del terapeuta consente anche di ritagliare l’intervento terapeutico su quello specifico paziente e, non meno importante, sulla specifica interazione tra quel terapeuta e quel paziente. Su questa lettura della reciprocità tra terapeuta e paziente, si basa l’utilizzo della presenza “in carne ed ossa” del terapeuta. Verrà presentato uno strumento ad hoc, la conoscenza relazionale estetica – che include l’empatia incarnata, la consapevolezza corporea e la risonanza del terapeuta – per orientarsi nell’uso delle proprie emozioni con i pazienti. Nel seminario saranno presentati esempi clinici “incarnati” di questo strumento fenomenologico ed estetico, che può essere utile in tutti gli approcci psicoterapeutici.

Obiettivi didattici:

  • Comprendere l’importanza del sentire corporeo ed emozionale del terapeuta come garanzia di un intervento terapeutico efficace e duraturo.
  • Dare strumenti di lettura e intervento capaci di collocare il sentire corporeo ed emozionale del terapeuta nella relazione terapeutica
  • Collegare il sentire del terapeuta con l’intuito e la responsività del terapeuta.
Jeremy-Holmes

Jeremy Holmes

Per 35 anni consulente di psichiatria e psicoterapia presso l’University College London (UCL), past president della facoltà di psicoterapia del Royal College of Psychiatrists.

L’ascolto in Sicurezza

Approccio Teoria dell’Attaccamento. Giovedì 02 Febbraio 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Il mio intervento si concentrerà sulle fasi iniziali della terapia e su come esse rappresentino un modello per il lavoro successivo.  La sessione sarà divisa in 4 parti, che sono solitamente sequenziali, conservando tuttavia una struttura “frattale” che permetta di osservare le interazioni momento per momento.  

Il primo compito è stabilire una connessione e aprire un canale di comunicazione, e quindi stabilire una fiducia epistemica. E’ importante farlo adottando uno stile fiducioso, ma anche rispettoso e collaborativo, che ribadisca con fermezza i confini della terapia (tempi, luogo, assenza di interruzioni, ecc.).  

In secondo luogo, vengono introdotti i tre tipi di ascolto: a) ascolto della storia del cliente, le sue associazioni libere, le digressioni, le esagerazioni, le elusioni; b) ascolto di me stesso (es. contro-transfert, che spesso funge da indizio per il mondo interiore del cliente); c) ascolto del modo in cui il cliente reagisce ai miei commenti – adesione, blocco, elaborazione – e modellamento o modifica del linguaggio in relazione a tali reazioni.  

Nella prima (o nelle prime) sessione solitamente provo a comprendere quali sono i sintomi specifici che hanno portato il cliente a chiedere aiuto, perché in quel preciso momento, perché è venuto da me e quali potrebbero essere le sue aspettative rispetto all’esito terapeutico.  

Il terzo passo è il mio tentativo di ascoltare, sintetizzare e mettere in parole il “secondo livello della storia”.  Ad esso fanno riferimento i temi attuali della vita del cliente e ciò che si nasconde dietro la loro narrazione – dolore, rifiuto, abbandono, rabbia ecc. – e come queste emozioni potrebbero giocare un ruolo transferale in relazione a me.  

In ultimo, arriva il momento della chiusura, in cui si stabiliscono i confini temporali ed emozionali della sessione, all’interno dei quali ci sia spazio per lo sviluppo di un senso di speranza, per la costruzione di significato e per la formazione di un attaccamento sicuro.  Illustrerò tutto ciò attraverso il caso clinico di un cliente difficile, approfondendo i blocchi che ne hanno impedito un buon funzionamento. 

Cesare Maffei

Cesare Maffei

Professore ordinario di Psicologia Clinica all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Socio Fondatore e Presidente della Società Italiana per la Dialectical Behavior Therapy (SIDBT).

La dialettica tra accettazione e cambiamento nella DBT: questo è il problema!

Approccio Dialectical Behavior Therapy (DBT). Martedì 07 Febbraio 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Ogni terapia prende avvio dalla presenza di sofferenza, ed il suo obiettivo è di fare in modo, con una varietà di strategie e tecniche che dipendono dalla teoria clinica di riferimento, di fare scomparire questa sofferenza, o di alleviarla. In altri termini, ogni terapia ha come obiettivo il cambiamento e questa affermazione ha in sé un aspetto paradossale: i pazienti vanno in terapia per cambiare, i terapeuti sono gli esperti che li possono aiutare, ma il cambiamento è l’obiettivo più difficile da ottenere. A volte appare impossibile. Da che cosa dipende ciò ? Si rischia spesso di ritenere che la difficoltà dipenda dal paziente, che in un qualche modo contrasta il cambiamento, pur desiderandolo. In realtà il problema è per lo più del terapeuta. Il trattamento di pazienti con gravi disturbi della personalità, caratterizzati da intensa disregolazione emozionale e comportamentale, è l’area elettiva della Dialectical Behavior Therapy (DBT) (Linehan, 1993). Il fondamento di tutte le strategie della DBT è rappresentato dalla capacità, da parte del terapeuta, di mantenere un equilibrio dialettico tra accettazione e cambiamento, partendo dal presupposto che l’accettazione della realtà così com’è, sofferenza inclusa, è il presupposto di ogni cambiamento, ed è anzi già un cambiamento. L’esperienza clinica dimostra come la maggiore difficoltà del terapeuta stia proprio nel rischio di porsi troppo nella prospettiva dell’accettazione, privilegiando gli aspetti relazionali di comprensione e condivisione, ovvero nel suo contrario, spingendo il paziente verso la soluzione dei problemi in maniera indiscriminata. Quando ciò accade, ed è assai frequente, significa che il terapeuta non è in grado di mantenere una posizione dialettica, che lo rende capace di valutare in che modo agire in ogni momento della relazione terapeutica, avendo sempre presenti i due poli dell’accettazione e del cambiamento. 

Obiettivi didattici:

  • conoscere le caratteristiche della dialettica come strategia fondamentale della DBT
  • conoscere le strategie di accettazione e di cambiamento
  • identificare le possibili cause che ostacolano la capacità di mantenere una posizione dialettica da parte del terapeuta
  • identificare le possibili soluzioni alle difficoltà di cui sopra
Camillo Loriedo

Camillo Loriedo

Psichiatra, insegna Psichiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Direttore scientifico e didattico dell’Istituto Italiano di Psicoterapia Relazionale di Roma e della Scuola Italiana di Ipnosi e Psicoterapia Ericksoniana.

La terapia della famiglia centrata sul terapeuta

Approccio Sistemico-Relazionale. Giovedì 09 Febbraio 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Come sviluppare il sé e la comunicazione emozionale del terapeuta per attivare il cambiamento del sistema familiare

Nel Corso dell’ultimo secolo, il mondo della psicoterapia ha subito profondi e vistosi cambiamenti. Sono nati numerosi nuovi modelli, e si sono sviluppate anche numerose variazioni relative al setting, alle indicazioni terapeutiche e alla adozione di nuove tecniche.

Meno visibile è una rivoluzione silenziosa che solo in tempi più recenti inizia a diventare più evidente. Il cambiamento più profondo che si avverte nella psicoterapia contemporanea ha a che fare soprattutto con la posizione del Sé del Terapeuta, come è confermato dal crescente numero di studi dedicati a relazione terapeutica, alleanza terapeutica, controtransfert e self-disclosure, studi che testimoniano in maniera inequivocabile lo spostamento di interesse verso il terapeuta e la sua relazione con l’altro piuttosto che verso le sue tecniche.

Nella fase iniziale delle esperienze psicoanalitiche, la soggettività del terapeuta era considerata una possibile interferenza nei confronti del “campo sterile” per evitare la trasmissione dell’infezione che avrebbe inesorabilmente compromesso l’osservazione e l’interpretazione del dato obiettivo che emergeva in seduta. Con questa finalità nei “Consigli” (1912) Freud si adopera a costruire regole e confini per garantire protezione e sicurezza a entrambi i partecipanti alla relazione terapeutica e al terapeuta viene riservata la scelta obbligata dell’anonimato e della neutralità.

Solo negli anni successivi alla II guerra mondiale, il Sé del terapeuta diventa ingrediente attivo della terapia e se ne ha un importante esempio da parte di Alexander & French (1946) che evidenziano il ruolo della relazione e delle funzioni integrative del terapeuta, alcune delle quali necessarie a promuovere “l’esperienza emozionale correttiva”. Seguono profonde aperture da parte di un gruppo di psicoanalisti dotati di spirito innovativo come From-Reichman, Heiman, Little, Racker, Searles e altri, sulla necessità di valorizzare il controtransfert e di porre in primo piano il sé del terapeuta. Fondamentale è il contributo di Winnicott che sostiene con convinzione che salute e cura non possono essere ottenute solo attraverso l’insight, ma necessitano soprattutto di una nuova esperienza relazionale (1949), e secondo il quale “L’analista è in primo luogo una persona, in secondo un professionista e, solo in terzo luogo, un analista capace di esplorare l’inconscio” (Winnicott, 1971).

Analogamente al percorso seguito dalle terapie psicoanalitiche, caratterizzato inizialmente dal rifiuto di considerare il ruolo del terapeuta e delle sue emozioni, per poi giungere tardivamente ad una accettazione gradualmente più sostanziale, nella psicoterapia familiare sistemica si deve attendere lo sviluppo della Seconda Cibernetica, a partire dal 1963 con Maruyama. Grazie a questa evoluzione viene abbandonato il modello della scatola nera per poter finalmente riconoscere che le interazioni tra sistema osservato e sistema osservatore consentono di raggiungere una migliore comprensione del sistema familiare, ponendo in primo piano le dinamiche che si sviluppano tra quest’uòtimo e il terapeuta/osservatore. 

Proponiamo questa presentazione dedicato alla Terapia della Famiglia Centrata sul Terapeuta in una fase di evoluzione della teoria sistemica in cui si percepisce un significativo aumento di interesse relativo al sé del terapeuta e all’importanza del suo ruolo nel cambiamento del sistema. In qualche modo, il lavoro sul terapeuta e con il terapeuta restituisce piena coerenza all’approccio sistemico, poiché all’interno di quest’approccio il cambiamento di una sola parte del sistema, risulterebbe sbilanciato e contradditorio.

Si tratta di un’evoluzione della terapia sistemica che consideriamo particolarmente avanzata perché conduce verso una visione più ampia ed equilibrata del sistema terapeutico, all’interno del quale la partecipazione del terapeuta ai processi di crescita e di sviluppo della famiglia  rappresenta un valore teorico e clinico di primaria importanza.

Viene esaminato il grado di partecipazione del terapeuta a partire dalle fasi di osservazione e di valutazione che influiscono sulle relazioni familiari fin dal momento in cui il terapeuta inizia a far parte, insieme alla famiglia, di un unico sistema, sulla base dell’assunto di Barbara Betz, che considera la dinamica del terapeuta uno strumento particolarmente efficace per comprendere la dinamica della terapia (1975). Tra gli elementi chiave con cui il terapeuta partecipa tanto nelle fasi diagnostiche che in quelle successive del processo terapeutico vengono indicati aspetti del suo comportamento che sono spesso considerati marginali, come gli errori, le omissioni, le incongruenze epistemologiche, i comportamenti automatici, gli isomorfismi, le fantasie e le emozioni.

In questa forma evoluta di psicoterapia del sistema familiare vengono seguite alcune linee guida che consistono in altrettanti cambiamenti rispetto alle modalità di intervento che non hanno compiuto il passaggio dalla Prima alla Seconda Cibernetica: a) considerare il sé del terapeuta come parte costitutiva del sistema terapeutico; b) subordinare e adattare le tecniche alla relazione costruita con la famiglia e non viceversa; c) passare dal “campo sterile” all’autenticità del terapeuta; d) lasciare l’anonimato per entrare nella reciprocità della intersoggettività empatica; e) sostituire la neutralità con la detriangolazione; inserire e utilizzare nella terapia la comunicazione emozionale e la self-disclosure del terapeuta.

Abbiamo definito questo approccio: Terapia centrata sul terapeuta (Loriedo, 1978) per sottolineare il ruolo svolto dalla persona del terapeuta nel cambiamento terapeutico del sistema familiare, poiché concordiamo con Carl Whitaker (1981) quando afferma che “la partecipazione e le emozioni del terapeuta sono l’anestesia più efficace per consentire alla famiglia di affronta le difficoltà del il cambiamento.

Matteo Lancini

Psicologo e psicoterapeuta. Presidente della Fondazione “Minotauro” di Milano. Docente presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Milano-Bicocca e presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica di Milano.

Raggiungere l’adolescente là dove è

Approccio Psicologia Clinica dell’Adolescente. Giovedì 16 Febbraio 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Gli adolescenti odierni manifestano i propri conflitti evolutivi attraverso un dolore muto, che non riesce a trovare parole per essere detto. Comprendere e dare senso a queste manifestazioni non è un’operazione semplice. È importante utilizzare lenti interpretative, metodi di consultazione e modelli di presa in carico sintonici con un periodo della vita caratterizzato da mobilità, incertezza e instabilità. A partire dall’inquadramento del funzionamento odierno degli adolescenti verranno presentate e discusse le caratteristiche peculiari di un modello di consultazione e psicoterapia dell’adolescente che coniuga teoria evolutiva e psicoanalitica. Particolare attenzione verrà data alla tecnica e alle scelte cliniche da effettuare in avvio, nelle prime fasi e nello sviluppo successivo della presa in carico dell’adolescente.

Obiettivi didattici:

  • Aumentare le competenze necessarie alla presa in carico dell’adolescente nel rispetto della sua sintomatologia e del suo funzionamento psichico, affettivo e relazionale

Cathy Malchiodi

PhD, ATR-BC, LPCC, LPAT, REAT, è arteterapeuta espressiva. Fondatrice e direttrice esecutiva del Trauma-Informed Practices and Expressive Arts Therapy Institute.

Le terapie espressive e senso-corporee per adulti con stress traumatico e dissociazione

Approccio Terapia Espressiva. Martedì 21 Febbraio 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Lavorare con lo stress traumatico e la dissociazione spesso richiede molto più di una terapia esclusivamente verbale. I sopravvissuti al trauma complesso, alla violenza interpersonale e ad eventi avversi multipli traggono beneficio dagli approcci non-verbali che includono la comunicazione implicita al fine di esperire un più profondo e duraturo processo di guarigione. 

La terapia espressiva – una forma di comunicazione e recupero implicita, non-verbale, fondata sull’azione – si sta affermando come approccio efficace per far fronte al trauma individuale e collettivo. 

Essa integra le buone prassi desunte dai tre maggiori approccio utilizzati per trattare il trauma – la terapia somatica, l’integrazione sensoriale e l’arteterapia espressiva – per risensibilizzare gli individui a sperimentare curiosità, gioco, immaginazione, padronanza del sé ed auto-compassione. 

Questa presentazione include materiale tratto da casi clinici su diversi pazienti adulti con stress post-traumatico e dissociazione, che hanno subito danni morali ed eventi avversi multipli, comprese aggressioni e violenza. 

I partecipanti apprenderanno inoltre diversi interventi utilizzati nel trattamento, che possono essere immediatamente applicati nel trattamento del trauma complesso negli adulti. Le esperienze riparatrici offerte dagli approcci espressivi e senso-corporei saranno evidenziate come forme di relazioni riparative sia per il paziente che per il terapeuta. 

Obiettivi didattici:

I partecipanti saranno in grado di:

  • Definire la terapia espressiva come forma implicita di psicoterapia;
  • Definire la rete regolatoria primaria e la cognizione incarnata come processi riparativi sia dal punto di vista cerebrale che corporeo;
  • Definire la terapia senso-corporea come approccio cardine per trattare la dissociazione e lo stress traumatico negli adulti; 
  • Applicare almeno tre approcci espressivi e senso-corporei orientati all’azione nel loro lavoro clinico;
  • Definire il concetto di cognizione incarnata e come esso sia collegato alla psicoterapia;
  • Definire almeno tre motivi  per cui gli approcci espressivi rafforzino le capacità individuali di accrescere l’autoefficacia ed il senso di agency in risposta allo stress traumatico.
Patrizia Moselli

Patrizia Moselli

Psicologa, psicoterapeuta e International trainer e membro della Faculty e del Board of Trustees dell’IIBA (International Institute for Bioenergetic Analysis), presidente della Società Italiana di Analisi Bioenergetica (SIAB).

Il Grounding del terapeuta. Confine tra l’implicito e l’esplicito

Approccio Analisi Bioenergetica. Giovedì 23 Febbraio 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Per i terapeuti di qualunque orientamento è essenziale la capacità di essere in contatto con la propria realtà interna e con quanto arriva dal mondo esterno.

Per un analista bioenergetico è estremamente significativa, ed “allenata” nel processo di formazione, la capacità di essere consapevoli di ciò che accade nel proprio corpo e del suo significato emotivo (attivato dalla propria storia), da quanto accade nel mondo esterno e, aspetto centrale, da quanto si muove nel paziente. 

Un terapeuta che ha un buon grounding ha un buon rapporto con la propria corporeità e la capacità di comprendere il mondo esterno. Il suo radicamento aumenta la qualità della presenza perché gli permette di attingere al suo mondo interno e di essere attento agli aspetti impliciti ed espliciti del suo scambio con il paziente. Sappiamo bene che ogni paziente reagirà non solo a “ciò” che gli diciamo ma soprattutto al “come” comunichiamo (tono/sguardo). Il grounding ci permette di diventare agenti modulatori, di comprendere di più gli aspetti transferali e controtransferali della relazione, e di risuonare nel corpo e nell’emozione agli aspetti affettivi-corporei dell’altro. Questo facilita la possibilità di compiere movimenti terapeutici adeguati nelle situazioni critiche e di saper stare in contatto con i movimenti transferali del paziente.

Obiettivi didattici

  • Attraverso la presentazione delle vignette cliniche guideremo i partecipanti verso una riflessione più approfondita del loro essere terapeuti;
  • Comprendere i fenomeni transferali e controtransferali e la risonanza corporea.

Maurizio Andolfi

Neuropsichiatra infantile e terapeuta familiare. Già professore ordinario alla Sapienza Università di Roma, è direttore dell’Accademia di Psicoterapia della Famiglia e della rivista Terapia Familiare.

I bambini come tramite nella relazione terapeutica con famiglie in difficoltà

Approccio Terapia Familiare. Martedì 28 Febbraio 2023, dalle 9.00 alle 11.00

I problemi presentati da un figlio in eta evolutiva se non etichettati e trattati come disordini psicologi o mentali  possono essere ridefiniti e rappresentare una risorsa straordinaria nella costruzione dell’alleanza terapeutica con la famiglia. I bambini possono guidare il terapeuta nell’esplorazione degli eventi familiari piu significativi, nelle impasse di coppia e nel dialogo-scontro tra le generazioni. Il genogramma familiare puo essere uno strumento molto utile nella formazione della relazione terapeutica perche rappresenta una  mappa  multigenerazionale della famiglia utile a orientarsi e a cogliere I punti di forza e di fragilita della famiglia come sistema affettivo.

Il caso di Ilian, un ragazzo di 11 anni che da anni ha crisi di collera nei confronti del padre e’ molto indicativo del mio modo di operare con le famiglia. Sara cosi possibile osservare come passare dalla collera del bambino alla collera e alla tristezza che ha pervaso la famiglia nell’arco di tre generazioni cosi da attivare un processo di cura e una trasformazione profonda dell’intera famiglia.

Obiettivi terapeutici:

I partecipanti potranno apprendere come osservare i problemi infantili in chiave relazionale, come passare da un’intervento sull’individuo alla costruzione di un’alleanza terapeutica  multi generazionale e come costruire un’alleanza terapeutica con la famiglia basata sulla reciproca fiducia e sulla ricerca delle risorse tanto individuali quando grippali del sistema familiare.

Vincenzo Caretti

Psicologo clinico, psicoanalista e professore ordinario di Psicologia Dinamica presso la LUMSA di Roma. Direttore dell’Istituto Italiano di Psicoterapia Psicoanalitica (IIPP) di Palermo.

La psicoterapia della regolazione emotiva e psicosomatica

Approccio Polivagale. Giovedì 02 Marzo 2023, dalle 17.00 alle 19.00

La Psicoterapia della Regolazione Emotiva è una psicoterapia integrata, body trauma oriented, il cui obiettivo è la cura delle emozioni (Mente) e delle sensazioni (Corpo) disregolate del paziente, a favore della mentalizzazione e della regolazione psico-somatica per una sua maggiore autonomia sia nello stare con se stesso, sia nelle sue relazioni interpersonali e di attaccamento.

La disregolazione delle emozioni del paziente ha un’origine evolutiva nei traumi che sono intervenuti nel suo sistema delle relazioni primarie e che in quanto non elaborati, vengono ripetuti inconsciamente negli schemi comportamentali e negli automatismi disfunzionali, anche corporei di attacco-fuga-immobilizzazione, nel qui ed ora del paziente, ovvero nella coazione a ripetere.

La psicoterapia integrata della regolazione emotiva è volta a trasformare gli stati emotivi disfunzionali e le sensazioni negative nel presente del paziente (self-regulation), con altri più funzionali al servizio del suo benessere e di nuove competenze interpersonali nell’ingaggio sociale, permettendo progressivamente al paziente di passare da un sistema relazionale chiuso a un sistema relazionale aperto e sicuro.

Il processo clinico della regolazione emotiva è un processo relazionale finalizzato alla maturazione del paziente (self-regulation) ma basato fondamentalmente sulla regolazione emotiva e somatica del terapeuta. Questa specificità consiste nell’attenzione o nell’insight che l’operatore (caregiver) utilizza per regolare il suo atteggiamento terapeutico nella relazione clinica, mentalizzando le sue emozioni, coscienti e inconsce, e le sue reazioni somatiche che intervengono in tutte le fasi della presa in carico, nell’ascolto del paziente, al servizio dell’attenzione fluttuante, dell’empatia e della sintonizzazione con il paziente. Il terapeuta utilizza questa forma di mind body insight per regolare le sue reazioni controtransferali, sia emotive che somatiche, che si producono in tutte le fasi dell’intervento, nella costruzione, rottura, riparazione e mantenimento dell’alleanza terapeutica, relativamente alla domanda di cura del paziente e al transfert del paziente di seduta in seduta.

Obiettivi didattci:

  • Incentivare una prospettiva integrata nel lavoro clinico
  • Acquisire competenze specifiche nella valutazione dell’esperienza corporea e psicosomatica del paziente

Antonino Aprea

Psicologo, psicoterapeuta analitico-gruppale e Preside della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia psicoanalitica della COIRAG (Confederazione di Organizzazioni Italiane per la ricerca analitica sui gruppi).

L’ombra più oscura è sotto la lampada: la paura e la riprovazione morale del clinico

Approccio Analitico-Gruppale. Venerdì 03 Marzo 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Al di là di rappresentazioni edulcorate o di vignette, sempre brevi e poco contestualizzate, la clinica terapeutica è, come sostiene lo psichiatra e fenomenologo Gilberto Di Petta, un “corpo a corpo” con il paziente. La gravità della condizione psicopatologica e la complessità delle variabili socio-familiari e istituzionali implicate nella situazione clinica rendono non di rado molto arduo il percorso. La relazione terapeutica può essere attraversata da radicali opposizioni e distanze tra le persone in dialogo piuttosto che da un’auspicabile alleanza  fiduciaria  e  da una consensuale costruzione di senso. Lo psicoterapeuta può trovarsi a sperimentare intense paure, per sé e per l’atro, o provare un senso di profonda disapprovazione per quei comportamenti e pensieri del paziente dei quali sarebbe piuttosto chiamato a comprendere la natura. Un proverbio cinese afferma che “l’ombra più oscura è sotto la lampada”: il punto più buio è collocato proprio sotto quello più luminoso. L’accettante prossimità emotiva e la necessaria sicurezza esplorativa del clinico sono strettamente imparentate con i loro opposti:  il distanziante giudizio morale e la contrazione costrittiva della paura. Eppure, a guardare bene, agli antipodi di quella che dovrebbe essere la “buona clinica” sembra esistere una terra pericolosa e inospitale ma ricchissima di potenzialità di comprensione e trasformazione.

Lo spunto per esplorare questa “terra” sarà una storia clinica che prende le mosse dall’emergere di esperienze psicotiche in un adolescente affrontata clinicamente in una prospettiva di intervento analitico multi-personale. 

Obiettivi didattici:

  • Presentare un modello di intervento analitico-multipersonale in una situazione clinica caratterizzata da gravità psicopatologica in età evolutiva e complessità dello scenario socio-familiare e istituzionale di intervento
  • Esplorare le empasse dell’assetto interiore ispirato alla “soggettività disciplinata” dell’analista e lo loro implicazioni nella relazione terapeutica e nel processo di comprensione psicopatologica

Laura Fino

Psicologa e Psicoterapeuta, specializzata in Terapia Familiare e di Coppia. Formata in Terapia Sensomotoria e Supervisore EMDR. Istruttrice Mindfulness e Yoga. Didatta della Scuola di Psicoterapia Mara Selvini Palazzoli.

“Saper essere”: il filo di Arianna del terapeuta nelle terapie individuali, di coppia e familiari

Approccio Terapia di Coppia e Familiare. Mercoledì 08 Marzo 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Nella terna di saperi – sapere, saper fare e saper essere – quest’ultimo riveste un ruolo centrale nello sviluppo della relazione terapeutica. Al di là della specificità di ogni approccio e orientamento psicoterapeutico, la qualità della relazione che si crea e si sviluppa tra il terapeuta e il paziente (che sia individuo, coppia o famiglia) rappresenta un fattore aspecifico determinante nel percorso di terapia.

Cosa caratterizza il “Saper essere” del terapeuta? Il nuovo dialogo tra neuroscienze e intersoggettività, la prospettiva interpersonale, gli approcci bottom-up, gli spunti forniti dalla mindfulness hanno riportato in primo piano l’unicità della persona, tra corpo, emozioni e pensiero. Nel nostro “Saper essere” non possiamo prescindere dall’integrazione tra questi diversi piani dell’esperienza umana, per noi e per i nostri pazienti, coi quali condividiamo bisogni universali, quelli della Connessione Interpersonale.

Esploreremo come tutti questi apporti possono integrarsi nel “saper essere” del terapeuta e nei diversi contesti della terapia: individuale, di coppia e familiare. Ci confronteremo su come “stare con l’altro”, il “something more” di cui parla Stern, permetta una maggiore connessione e sintonizzazione con coloro che ci troviamo ad affiancare per un tratto della loro vita. 

Anna Prevdini

Paolo Moderato

Professore Ordinario di Psicologia presso la IULM, Milano. Fondatore e presidente di IESCUM non profit (Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano). Presidente di CBT-Italia Società Italiana di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale.

Anna Prevedini

PhD, psicologa e psicoterapeuta. Attualmente è Presidente di ACT-Italia, estensione ufficiale italiana riconosciuta dall’Association for Contextual and Behavioral Sciences (ACBS).

Dalla negazione alla centralità: l’evoluzione della relazione nella terapia comportamentale e cognitiva

Approccio Acceptance and Commitment Therapy (ACT). Mercoledì 15 Marzo 2023, dalle 17.00 alle 19.00

La terapia del comportamento nasce con la negazione chiara e assoluta del valore della relazione e con l’affermazione totale della centralità della tecnica. Nel corso della sua complessa evoluzione, la CBT è passata da una visione meccanicista che porta alla mera applicazione di tecniche finalizzate all’eliminazione dei sintomi-problemi, allo sviluppo di procedure terapeutiche che conducano a un processo di guarigione in continuo divenire. L’ACT, insieme ad altri modelli comportamentali e cognitivi di stampo contestualista come la FAP e la DBT, ha giocato un ruolo primario in questa transizione. Una nuova dimensione di relazione é diventata centrale in questo processo. 

Obiettivi didattici: 

  • chiarire l’evoluzione storica della dimensione della relazione terapeutica nella terapia comportamentale e cognitiva dalla sua nascita a oggi,
  • comprendere le qualità specifiche della posizione del terapeuta e della relazione in una terapia comportale e cognitiva contestualistico-funzionale e in particolare nel modello ACT,
  • analizzare esempi clinici delle qualità della relazione terapeutica nel modello ACT,
  • sperimentare brevi esercizi esperienziali per modellare queste qualità per sé e in altri colleghi. 

Chiara Simonelli

Docente, psicologa, sessuologa e psicoterapeuta italiana Membro fondatore dell’Istituto di Sessuologia Clinica, della Società Italiana di Sessuologia Scientifica e della Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica.

Il vaginismo

Approccio Sessuologico. Martedì 21 Marzo 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Considereremo le nuove classificazioni del DSM-5 (2013) che ci lasciano poco soddisfatti poiché puntano tutto sul dolore preferendo la definizione della Fourth International Consultation on Sexual Medicine(2016): “Si tratta di una difficoltà persistente a consentire l’ingresso nella vagina di pene, dito, speculum e di ogni altro oggetto, nonostante la donna dichiari il desiderio di farlo.”

Nel DSM-5 invece vengono accomunate disfunzioni da dolore (dispareunia, endometriosi, et al.) realmente esperito dal corpo femminile col vaginismo in cui emerge sempre la paura di provare dolore con la messa in atto, quasi sempre involontaria, di strategie di evitamento del dolore stesso.

Affrontare una richiesta di intervento clinico per questa disfunzione sessuale femminile è molto frequente per chi lavora nel campo della sessualità. 

I tassi di prevalenza variano dal 5% all’81% nei campioni clinici e dallo 0,4% al 6,8% nei campioni non clinici.

Alcuni colleghi preferiscono spostare il focus sulla coppia e fanno diagnosi di Matrimonio non consumato includendo anche il partner nella diagnosi e nel trattamento.

Ci addentreremo insieme sulla diagnosi della singola donna e, quando possibile del/della partner, specialmente quando la richiesta di aiuto riguarda una coppia che esprime il desiderio di procreare.

Nel modello biopsicosociale si collabora fin dalle prime fasi col ginecologo/a arrivando a definire diagnosi e prognosi e le priorità terapeutiche che via via vengono condivise con la paziente e la coppia.

Il progetto terapeutico può variare e in questo nostro incontro verranno illustrate le opzioni più efficaci attraverso un caso clinico emblematico con l’illustrazione degli elementi più ricorrenti riscontrati in decenni di lavoro e supportate dalla letteratura internazionale. 

Verranno dati cenni di altri casi clinici meno frequenti in maniera da poter avere un quadro clinico più completo.

Nicola Petrocchi

Nicola Petrocchi

Psicoterapeuta cognitivo comportamentale, insegna Psicologia della Salute alla John Cabot University di Roma. Trainer e supervisore di CFT, fondatore e presidente della Compassionate Mind – Italia.

Presenza, coraggio e tenerezza: il flusso della compassione nella relazione terapeutica

Approccio Compasssion Focused Therapy (CFT). Giovedì 23 Marzo 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Il concetto di compassione non è certo nuovo. Non solo le tradizioni contemplative orientali, ma anche Aristotele ne aveva sottolineato l’importanza nella vita di tutti e delineato gli ingredienti cognitivi. Ciò che invece è relativamente nuovo è il crescente interesse scientifico, soprattutto in ambito clinico e di neuroscienze, verso questo potente stato motivazionale prosociale, squisitamente umano, che misteriosamente si affianca a tratti, altrettanto umani, di drammatica callosità ed egoismo. In questo incontro Nicola parlerà di qual è la definizione più attuale di compassione dal punto di vista evoluzionistico che è al cuore della Compassion Focused Therapy, illustrando anche gli aspetti neuroscientifici e fisiologici di questa motivazione. Lo farà al solo scopo di mostrare, con momenti esperienziali ed esempi clinici, come questo stato motivazionale possa informare gli scambi terapeutici in modo da renderli un terreno fertile e sicuro per le esplorazioni coraggiose che ogni psicoterapia implica, per il paziente come per il terapeuta. 

Giovanni Tagliavini

Psichiatra e psicoterapeuta, si occupa di diagnosi e terapia dei disturbi traumatici complessi, in un’ottica integrativa. Socio fondatore e presidente di AISTED (Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione).

Traumatizzazione complessa e molteplicità del Sé: “onde” e rispecchiamenti nella relazione terapeutica

Approccio Trauma-Informed. Lunedì 27 Marzo, dalle 17.00 alle 19.00

Giuseppe Craparo

Psicologo, psicoanalista e professore associato di Psicologia clinica presso la facoltà di Scienze dell’uomo e della società (Università degli studi di Enna “Kore”). Segretario scientifico dell’Associazione di Studi Psicoanalitici

Funzioni della self-disclosure nella relazione terapeutica

Approccio Psicologia Clinica. Martedì 28 Marzo 2023, dalle 17.00 alle 19.00

Considerato come uno dei concetti chiave del lavoro psicoterapeutico, si è sempre più avvertito l’esigenza, alla luce dell’inevitabile partecipazione attiva e affettiva del terapeuta nella relazione col paziente, di riflettere sulla funzione della self-disclosure del terapeuta. Ma cosa può svelare il terapeuta di sé al paziente? In che modo svelarsi al paziente aiuta il processo terapeutico? In che rapporto è lo svelamento di sé, da parte del terapeuta, con la richiesta al paziente di svelarsi? Quanto il mondo digitale influenza la self-disclosure? A queste e ad altre domande si cercherà di rispondere a partire da un excursus concettuale sull’argomento, servendosi anche di esemplificazioni cliniche, come quella di C., un paziente psicotico con ideazioni paranoidee, che, durante un transfert delirante, accusa il terapeuta di essere alleato della mafia. Di fronte all’accusa del paziente di non sapere nulla del terapeuta, cosa che alimenta le sue angosce persecutorie, il terapeuta lo invita, se vuole, a chiedergli della sua vita per rispondere alle sue curiosità. Si tratta di un invito che ha lo scopo di lenire le angosce persecutorie del paziente, al fine di non alimentare le sue credenze deliranti che per quanto siano “reali” non sono “vere”. È una soluzione da applicare a tutte le situazioni o con tutti i pazienti deliranti? Certamente no. il terapeuta è chiamato, volta per volta, a comprendere a chi e a cosa serve la propria autorivelazione. 

Obiettivi didattici

  • Approfondire le conoscenze sulla self-disclosure 
  • Cogliere l’utilità della self-disclosure nella pratica clinica

Luigi Zoja

Psicoanalista e saggista. Già presidente della IAAP, l’associazione internazionale degli analisti junghiani, ha lavorato a Zurigo, New York, Milano e pubblicato testi tradotti in quindici lingue.

L’identificazione più difficile. Il terapeuta di fronte alle depressioni estreme e al suicidio

Approccio Psicoanalitico. Giovedì 30 Marzo 2023, dalle 18.00 alle 20.00

Malgrado l’apparente legame, depressioni profonde e suicidio non si rivelano così connessi come ci si attenderebbe.

Gran parte delle depressioni profonde hanno innegabili risvolti organici. Viceversa il suicidio di una persona formalmente e giuridicamente capace ha un aspetto di scelta esistenziale. Negarlo – soprattutto a posteriori, come spesso avviene (“L’ho conosciuto bene e so che non l’avrebbe mai fatto”) – significa offendere l’umanità del paziente. Essa può includere anche questo, che Camus considerava il problema filosofico fondamentale.

Come casistica si presenteranno una paziente di mezza età, che dopo anni di terapia analitica molto diluita ha conseguito un miglioramento. E un artista che invece si è ucciso, avuto in analisi molte decine di anni fa, nel quale una predisposizione al suicidio era presente già fra i ricordi più antichi e quasi completamente rimossi.

Antonio Semerari

Psichiatra e Psicoterapeuta, Docente di Psicoterapia presso la Scuola di Specializzazione in Psichiatria e Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica, Università Vita Salute, San Raffaele, Milano. Fondatore e Presidente emerito del III Centro di Psicoterapia Cognitiva di Roma.

Teorie sulla relazione terapeutica: teorie dei fatti e teorie della cura

Approccio Metacognitivo Interpersonale. Mercoledì 12 Aprile, dalle 9.00 alle 11.00

L’intervento si propone di confrontare le diverse teorie della relazione terapeutica formulate nella storia della psicoterapia.

Le diverse teorie vengono brevemente riassunte ponendo in luce:

1) come descrivono ciò che accade nella relazione terapeutica (teoria dei fatti);

2) come la relazione terapeutica può influenzare positivamente il processo terapeutico stesso (teorie della cura).

Dalla rassegna emergono cinque teorie fondamentali relative ai fatti della relazione e sei modelli riferiti all’effetto terapeutico della relazione. Questi diversi modelli verranno discussi.

36 CREDITI ECM

Liquid Plan srl. società che gestisce Formazione Continua in Psicologia è Provider ECM  n° 6888 accreditato dall’ l’Age.Na.S. (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) per la progettazione e l’erogazione dei corsi di formazioni per il personale sanitario, nell’ambito del programma di educazione continua in medicina (ECM).

Il presente corso ondemand  è in fase di accreditamento ECM FAD

Crediti ECM: 36
I 36 ECM potranno essere acquisiti per il triennio 2023/2025

Accreditamento per Tutte le Professioni

Per l’erogazione del corsi in modalità FAD (Formazione A Distanza), Liquid Plan s.r.l. utilizza una specifica piattaforma tecnologica di E-Learning.

Potrai accedere alla piattaforma mediante le credenziali  di accesso fornite al momento dell’iscrizione, e solo dopo aver compilato il Form online di iscrizione.

La prova di apprendimento potrà essere effettuata ONLINE sulla piattaforma E-learning

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 120 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta. Bisogna superare almeno il 75% delle risposte.

Potrai continuare a visionare i video per 365 giorni dal momento dell’acquisto.

Termini di partecipazione

La Master Class di Alta Formazione si terrà da Gennaio ad Aprile 2023, per un totale di 36 ore di formazione specialistica. L’evento rilascia 36 crediti ECM in FAD, quindi senza l’obbligo di assistere a tutte le dirette.

Iscriviti adesso!

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  • 36 ore di formazione
  • 36 crediti ECM
  • Accesso illimitato per 12 mesi
  • Attestato di Partecipazione
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