La comunicazione online. Vecchi e nuovi strumenti per nuove alleanze terapeutiche

L’emergenza Coronavirus ha obbligato tutti (o quasi) gli psicologi a implementare l’utilizzo di modalità online di lavoro con i propri pazienti. In maniera più o meno evidente ciascuno ha sperimentato il cambiamento: sia i colleghi già pratici, che quelli un tempo scettici, i quali per corrispondere ai vari decreti ministeriali si sono visti costretti ad informarsi velocemente e a tecnologizzarsi con rapidità per migliorare la comunicazione online all’interno del proprio contesto terapeutico.

Parallelamente a questo, abbiamo visto aumentare nel web i consigli per gestire al meglio questo passaggio, la maggior parte dei quali incentrati su dinamiche tecnologiche o burocratiche, che sono ovviamente importanti, ma non bastano per garantire un buon setting online.

Strumenti e accortezze da utilizzare nella comunicazione online

Ovviamente mantenere intatte tutte le regole del Codice deontologico, nonché tutte le accortezze riferite alla normativa della privacy è essenziale, così come garantire l’utilizzo di strumenti online che utilizzino una crittografia end-to-end e possano garantire una certa sicurezza nelle comunicazioni (Skype, Whatsapp, Gmail, google duo ecc…).
Ma bastano questi elementi per garantire che online si faccia una terapia? Sostenere questo sarebbe come dire che in un incontro faccia a faccia rispettate le regole di legge e le indicazioni dell’Ordine la terapia fosse già garantita.
E invece, ancora una volta, il nostro mestiere si scopre speciale, e sente la necessità di adattare alla propria specialità gli strumenti di comunicazione quotidiana, che non sono solo le videochiamate tanto utilizzate in questo periodo, ma anche altri strumenti quali il telefono, le chat, le mail e gli SMS.
Integrare tutti questi strumenti nel setting non è una questione semplicemente tecnica, ma afferisce a dinamiche cliniche alle quali bisogna fare molta attenzione.

Il setting via videochiamata

Per quanto riguarda il setting via videochiamata, ad esempio, non basta imparare a conoscere una piattaforma o avere i moduli privacy adatti. E’ necessario valutare le proprie competenze e, perché no, anche le proprie insicurezze. La letteratura condivide infatti l’idea che la terapia online non sia un setting più facile, ma sia in realtà una situazione relazionale più complicata da gestire.
Inoltre, questo tipo di setting può non essere adatto a tutti i pazienti, e la sua applicabilità va valutata caso per caso. Da ultimo, bisogna tenere in conto che fare terapia online non è  più “facile” che in presenza. I colleghi che utilizzano questa modalità, condividono la necessità di conoscere bene la gestione del setting in presenza prima di passare alla modalità online. Ci possono essere infatti molte più cose da osservare e differenti dinamiche relazionali da gestire in un setting online, nel quale senza volerlo la nostra “invasione” nello spazio privato del paziente è maggiore, e ci sono alcuni elementi tipo la parte emotiva, certe sfumature della voce o del comportamento non verbale, che diventano di più difficile accesso.

Esempi passati e opportunità per il futuro

Ci sono poi altri strumenti di comunicazione che utilizziamo quotidianamente ma che hanno delle implicazioni diverse se inserite all’interno del setting.
Già negli anni ’50 ad esempio si discuteva dell’opportunità o meno di telefonare ai pazienti di fronte a momenti particolari della vita (malattia, trasferimento ecc..). Come e quanto utilizzare il telefono è ancora oggi una questione clinica da tenere presente.
Immaginiamoci poi quanto sia cambiata la comunicazione nel setting da quando abbiamo cominciato a scambiarci SMS con i nostri pazienti, o ad accettare o meno o vocali inviati tramite WhatsApp.
Oppure, lo sapevate che esistono dei protocolli per condurre una intera terapia utilizzando solamente le email? Sembra un setting di difficile conduzione, eppure molti colleghi hanno sperimentato con successo questa modalità. di comunicazione online,
Il nostro è un mestiere che deve stare nel mondo, e imparare a integrare nel setting gli strumenti che il mondo ci offre.
Tutto questo va ovviamente fatto tenendo presente le peculiarità del lavoto che facciamo, consapevoli che “non si può non comunicare” e che quindi ogni nostra parola, risposta, o silenzio acquisirà un valore e un peso relazionale nel setting che ogni psicologo dovrà essere in grado di valutare e gestire.

Breve bibliografia di riferimento

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1 responses on "La comunicazione online. Vecchi e nuovi strumenti per nuove alleanze terapeutiche"

  1. Grazie per l’interessante articolo. Avrei una domanda: qual è il riferimento bibliografico che documenta i protocolli per le terapie via mail?

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