La solitudine altera la rete sociale del tuo cervello

Il sentirsi disconnessi dagli altri si riflette nel modo in cui il cervello rappresenta le relazioni

I social media non sono gli unici a tenere traccia della nostra rete sociale – anche il cervello lo fa. Ma la solitudine altera il modo in cui il cervello rappresenta le relazioni, secondo una nuova ricerca pubblicata su JNeurosci.

La connessione sociale è fondamentale per il benessere, ma non è ancora chiaro come il cervello rifletta il nostro attaccamento alle persone.

Una regione cerebrale chiamata corteccia prefrontale mediale (mPFC) mantiene una mappa strutturata dei gruppi sociali di una persona, basata sulla vicinanza. Le persone che lottano con la solitudine spesso percepiscono un divario tra loro e gli altri. Questo divario si riflette nei modelli di attività del mPFC.

Gli autori dello studio Courtney e Meyer attraverso risonanza magnetica funzionale fRMI hanno esaminato l’attività cerebrale dei partecipanti (N=43) mentre pensavano a se stessi, agli amici intimi, ai conoscenti e alle celebrità.

Pensare a qualcuno di ogni categoria corrispondeva a un diverso modello di attività nel mPFC: uno per il sé, uno per il social network (sia amici e conoscenti), e uno per le celebrità. Più stretta è la relazione, più lo schema assomigliava a quello visto quando si pensava al sé.

Questi schemi cerebrali differiscono per gli individui più soli.

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I modelli di attività di queste regioni cerebrali riflettono la vicinanza tra sé e l’altro: più stretta è la relazione, più i modelli si assomigliano. Image is credited to Courtney and Meyer, JNeurosci 2020.

L’attività legata al pensare al sé era maggiormente diversa dall’attività legata al pensare agli altri, mentre l’attività legata al pensare agli altri era più simile tra le varie categorie sociali.

In altre parole, le persone più sole hanno una rappresentazione neurale “più solitaria” delle loro relazioni

Il cervello sociale apparentemente mantiene le informazioni su ampie categorie sociali così come la vicinanza al sé. Inoltre, questi risultati indicano la possibilità che le sensazioni di disconnessione sociale cronica possano essere rispecchiate da una rappresentazione neurale del sé più “solitaria”.

Il cervello sociale sembra mappare i nostri legami interpersonali, e le alterazioni in questa mappa possono aiutare a spiegare perché gli individui soli sostengono affermazioni come “le persone sono intorno a me ma non con me”.

Journal Reference:

  1. Andrea L. Courtney, Meghan L. Meyer. Self-other representation in the social brain reflects social connectionThe Journal of Neuroscience, 2020; JN-RM-2826-19 DOI: 10.1523/JNEUROSCI.2826-19.2020

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16/06/2020

3 responses on "La solitudine altera la rete sociale del tuo cervello"

  1. alessandro sivieri24/06/2020 at 13:49Rispondi

    Importante .La solitudine puo instaurare anche forme di depressione che interferiscono a loro volta con la quantita e qualita delle interconnessioni a livello cerebrale quindi con addendum di effetti circolari sulla salute psico-fisica-relazionale dei soggetti soli.

  2. Grazie.
    Purtroppo è uno dei Malesseri delle società complesse e tecnomoderne.
    Oggi, poi,
    con questa epidemia e le Sempre Nuove situazioni in cui siamo coinvolti, credo che dovrebbe condurci a “vederla come un Momento” come una possibilità da integrare alla vita di gruppo reale o virtuale, in generale. Uno spazio in cui il concetto di Ombra junghiana, potrebbe aiutarci a rivalutarla, come Spazio creativo individuale. Come “una miniera buia ma preziosa”, magari per una nuova visione, individuale e comune della cura di noi stessi per il benessere psicofisico.
    Oppure per i nostri spazi professionali, in cui terminati i lavori comuni, smart o in presenza, poter rilassarci e poter riflettere su progetti magari mentre leggiamo un testo, giriamo da soli per una passeggiata. Oppure facciamo yoga o in po’di sport all’aperto.
    Il mito di Giano bifronte, come dell’Ouroburos,
    Come letture terapeutiche per contrastare il susseguirsi: vissuto solitario- depressione- ripiegamento su se stessi ed isolamento.
    Gli alchimisti dicevano:
    IL VELENO SI TRASFORMA IN MEDICINA.

    Grazie sempre per le risorse che condividete.

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