meccanismo cerebrale incertezza

Uno studio fa luce sul meccanismo cerebrale attivato dall’incertezza

I neuroni nella corteccia prefrontale mediale rispondono più alla perdita che al guadagno. La prevenzione dell’assunzione di rischi è influenzata da un’area dell’ippocampo associata alla memoria e all’ansia. I risultati suggeriscono una stretta relazione tra l’elaborazione della memoria e il processo decisionale quando il fattore di rischio è presente, soprattutto in situazioni di stress. Le nuove conoscenze potrebbero aiutare a guidare le nuove terapie psichiatriche per i disturbi caratterizzati da un’eccessiva capacità di evitamento, come l’ansia e la depressione, ma anche la mania e la dipendenza, in cui  la caratteristica comune è l’eccessiva assunzione di rischi

Un nuovo studio dell’Università di Tel Aviv ha esaminato le reazioni del cervello in condizioni di incertezza e di conflitto stressante in un ambiente con rischi e opportunità. I ricercatori hanno identificato le aree del cervello responsabili del delicato equilibrio tra il desiderio di guadagnare e la possibilità di evitare perdite lungo il percorso. Lo studio dal titolo “The role of mPFC and MTL neurons in human choice under goal-conflict” è stato pubblicato il 24 giugno 2020 sulla rivista Nature Communications.

Lo studio è stato eseguito su un campione di pazienti affetti da epilessia farmacoresistenti operati con rimozione della zona epilettogena e inserimento di elettrodi nel cervello. Ai pazienti è stato chiesto di giocare a un gioco in cui vi erano rischi e opportunità, attraverso gli elettrodi i ricercatori hanno potuto registrare, con un alto livello di precisione, l’attività neurale in diverse aree del cervello associate con il processo decisionale, emozione e memoria.

Durante il gioco, i ricercatori hanno registrato l’attività elettrica nelle cellule nervose dei soggetti subito dopo aver vinto o perso denaro. Ai soggetti è stato chiesto di cercare di accumulare monete assumendosi il rischio di perderlo. Si è scoperto che i neuroni nell’area della corteccia prefrontale interna rispondevano molto di più alla perdita (punizione) che al guadagno (ricompensa) delle monete.

Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che l’evitare l’assunzione di rischi nella mossa successiva  dei giocatori era influenzata principalmente dall’attività post-perdita nell’area dell’ippocampo, che è associata all’apprendimento e alla memoria, ma anche all’ansia. Questa scoperta dimostra la stretta relazione tra i processi di memoria e il processo decisionale quando il rischio è presente (situazioni di stress).

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Per cui, la perdita viene codificata nell’ippocampo (la regione del cervello associata alla memoria), il partecipante che opera in una situazione stressante ad alto rischio, quindi,  diventa cauto evitando di vincere le monete (perdendo il guadagno).

L’esperienza della vincita, tuttavia, non è stata codificata nella memoria in modo tale da influenzare la scelta del comportamento futuro in condizioni di incertezza. Un punto interessante è che questo fenomeno è stato riscontrato solo quando il soggetto stava influenzando il risultato del gioco, e solo in presenza di un alto rischio nella mossa successiva, che indica una possibile connessione con l’ansia.

Nel corso della vita, impariamo a bilanciare la paura del rischio con la ricerca del profitto, e impariamo qual è il rischio ragionevole da correre in relazione al guadagno sulla base delle esperienze precedenti”, dice il Prof. Hendler. “L’equilibrio tra queste due tendenze è un tratto della personalità, ma è anche influenzato dallo stress, come l’attuale pandemia. Un disordine in questo tratto aumenta la sensibilità allo stress e può causare comportamenti non adattativi, come un’elevata propensione al rischio o un’eccessiva propensione all’ evitamento.

Questo studio mostra come il cervello umano sia influenzato dall’esperienza del fallimento o della perdita quando la responsabilità è nostra, e come questa inclinazione produca un comportamento di evitamento in un’incertezza particolarmente stressante.

Secondo gli autori la comprensione del meccanismo neurale coinvolto può guidare le future terapie neuropsichiatriche per i disturbi che presentano un’eccessiva propensione all’ evitamento come la depressione, l’ansia e il PTSD, o i disturbi associati a un’eccessiva assunzione di rischi, come la dipendenza e la mania.

Original Research: Open access
“The role of mPFC and MTL neurons in human choice under goal-conflict” by Tomer Gazit, Tal Gonen, Guy Gurevitch, Noa Cohen, Ido Strauss, Yoav Zeevi, Hagar Yamin, Firas Fahoum, Talma Hendler & Itzhak Fried . Nature Communications.

 

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