Vergogna: i quattro passi della Mindful Eating per far fronte a questa emozione

È esperienza comune mangiare di nascosto e velocemente, vivendo sentimenti di vergogna per il proprio comportamento alimentare e per se stessi e ansia per l’eventualità di essere scoperti.

Si tratta di emozioni spiacevoli, che caratterizzano un comportamento alimentare non salutare, né genuino. Per far fronte a questo tipo di sentimenti, il primo passo da fare è riconoscere che ciò che tentiamo di nascondere è la nostra convinzione di non essere abbastanza. A partire da questa consapevolezza, si possono affrontare pensieri ed emozioni che ruotano intorno a questa convinzione centrale e che ricadono sul comportamento alimentare.

Ecco di seguito tre tipi di consapevolezza essenziali per far fronte ai sentimenti di vergogna:

  1. Diventa consapevole dei pensieri ripetitivi: nei momenti di difficoltà, è esperienza comune avere dei pensieri ripetitivi nella testa, che riguardano dubbi su di sé, sul proprio valore personale e sulle proprie capacità. Alcuni esempi sono “Non sono amabile”, “Sono un caso disperato”, “Sono inadeguata”, “Sono un fallimento”, “Sono sola”
  2. Impara ad identificare le diverse manifestazioni della vergogna: alcune volte la vergogna si manifesta come una critica interiore, altre volte come un giudice richiedente, per il quale tutto ciò che si fa non è mai abbastanza
  3. Diventa consapevole della vergogna nel corpo: sguardo basso, testa china e una postura instabile sono tutte espressioni naturali della vergogna. Altre sintomi fisici che riguardano la vergogna sono vampate di calore, sudorazione e rossore

Dopo esserne diventati consapevoli, come possiamo lavorare con la vergogna e divenire più resilienti?

  1. Il primo passo è sicuramente quello di impedire alla vergogna di crescere ulteriormente. I taboo e i segreti, il silenzio ed il giudizio sono tutte cose che alimentano la vergogna e la fanno crescere in maniera esponenziale. Rompere il silenzio e sfidare i pensieri-taboo sul cibo e l’alimentazione costituiscono una parte essenziale del processo.
  2. Il secondo passo è focalizzarsi sulla propria umanità. Essere amati è uno dei bisogni fondamentali della nostra specie e ne necessitiamo per sopravvivere. È per questo che tutti facciamo i conti con la ricerca dell’approvazione sociale e con la vergogna, quando non ci sentiamo all’altezza. Prendere consapevolezza che tutti, in diversa misura, facciamo i conti con questi sentimenti, ci permette di sentirci connessi con la nostra comune umanità.
  3. Il terzo passo è accettare il disagio emotivo e permettergli di dimorare nel presente, sospendendo il giudizio. Esporre le proprie storie “segrete” richiede coraggio, mentre tenerle nascoste ci permette di non fare i conti con quello scomodo disagio emotivo e con la paura di essere giudicati. La mindfulness ci insegna a prendere contatto con queste emozioni e ad esplorarle con genuina apertura e curiosità.
  4. Il quarto passo è trattarsi con compassione e gentilezza. Cambiare il proprio dialogo interno, come se stessimo parlando a qualcuno che amiamo, come un figlio o un compagno, ci permetterà di utilizzare un atteggiamento diverso con noi stessi. Cosa ti direbbe un amico che ti vuole bene in questo momento? Il dialogo interno ha il potere di far crescere in noi emozioni di angoscia e vergogna, quando critico e negativo, e di compassione e serenità, quando è gentile e compassionevole.

Compiere tutti i passi per far fronte ai sentimenti di vergogna per sé ed il proprio comportamento alimentare richiede esercizio attraverso una pratica costante. Per questo Jean Kristeller ha ideato un protocollo MindfulnessBased, l’MB-EAT, che si è rivelato particolarmente efficiente in questi casi.

Formazione Continua in Psicologia lo insegna con successo da due anni a tutti i colleghi che intendono trattare emozioni di angoscia e vergogna legati al comportamento alimentare presenti nei propri clienti. Se vuoi saperne di più su programma, date ed altri dettagli del corso, visita la pagina

 

Dott.ssa Teresa Montesarchio

Lifetimemember The Center for MindfulEating

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