Abilità Sociali: cosa sono e come utilizzarle al meglio per sviluppare la propria rete di relazioni personale e professionale

Cosa sono le abilità sociali? È possibile “allenarle” come si fa con i propri muscoli per mostrarsi più efficaci nelle relazioni personali e professionali?

La letteratura scientifica degli ultimi 20 anni si è molto concentrata sulle seguenti domande ed ha fornito contributi interessanti che spaziano dalle neuroscienze alla psicologia sociale, ma andiamo con ordine; per prima cosa cerchiamo di definire cosa sono le Competenze Sociali.

Sono quell’insieme di capacità di natura psicologica, relazionale e comunicativa, che svolgono un ruolo fondamentale nella corretta interpretazione ed uso, da un punto di vista cognitivo e affettivo, delle norme di interazione sociale. Le competenze sociali si reggono e si sviluppano a partire da una dimensione chiamata Cognizione Sociale.

Possiamo definire tale dimensione come: “Quell’abilità di costruire rappresentazioni della relazione fra sé stessi e gli altri e di usare queste rappresentazioni per realizzare  comportamenti finalizzati e adattati al contesto (Adolphs, 2003).

Le basi neurobiologiche della cognizione sociale sono riferibili alle aree che costituiscono ciò che viene chiamato Cervello sociale (Brothers,1990) e comprende l’amigdala, nucleo deputato al processamento delle informazioni emotive, la corteccia fronto-orbitale e la corteccia temporale, ed interessano inoltre il Sistema dei neuroni specchio (Rizzolatti et al., 1997; Gallese et al., 1996; Gallese,   2001; Rizzolatti, Fogassi e Gallese, 2001) che è localizzato non solo nei centri cerebrali che elaborano i movimenti volontari, ma anche nelle aree corticali che elaborano i comportamenti collegati alle emozioni ovvero le regioni parieto-premotorie (Gallese et al., 2004).

 

La Cognizione Sociale non è un’abilità unica ma è formata da diverse componenti (Green M. F. et al., 2005):

  • Riconoscimento delle Emozioni attraverso il canale non verbale: Abilità di inferire informazioni emotive da espressioni vocali o facciali. il canale non verbale comprende la gestualità, la postura corporea, la comunicazione visiva, il tono della voce e l’espressione del viso, queste risultano determinanti per lo stabilirsi di un rapporto di intimità tra le persone; il volto rappresenta l’area del corpo più importante sul piano espressivo e comunicativo, produce segnali importanti nella comunicazione. La mimica facciale è fondamentale per informarci sullo stato emotivo di un individuo, le emozioni possono chiaramente influire sul comportamento e sull’espressività nella comunicazione. Acquisire la consapevolezza dei nostri canali non verbali consente di gestire meglio tali abilità nelle relazioni interpersonali, svilupparequesta consapevolezza emotiva ci consente di modulare le caratteristiche della comunicazione non verbale a seconda delle esigenze espressive (Anolli, 2012).
  • Teoria della mente: è la capacità di intuire o comprendere gli stati mentali propri e altrui, i pensieri, le credenze, i ragionamenti, le inferenze, le emozioni, le intenzioni e i bisogn,i sulla base dell’osservazione del comportamento e del contesto e dell’inferenza di significato. Questa capacità permette di prevedere e dare significato al comportamento delle persone nei diversi contesti (Camaioni,1995).
  • Stile Attributivo: è quella tendenza caratteristica di ciascun individuo nello spiegare gli eventi della propria vita. Il processo di attribuzione avviene quando un individuo osserva un evento e poi, sulla base delle informazioni che sono in suo possesso e di altri fattori individuali e motivazionali, attribuisce quell’evento ad una particolare causa. Quale che sia l’evento, la teoria sostiene che l’attribuzione causale influenza le reazioni dell’individuo a quell’evento. In altre parole, l’assunto è che, se si comprendono le motivazione e le credenze in base alle quali le persone si comportano, si possono meglio predire comportamenti e reazioni emotive delle persone in particolari situazioni (Frieze, Bar-Tal, Carroll,1979).
  • Percezione Sociale: Capacità di cogliere il significato sociale di un comportamento in un determinato contesto. Si riferisce alla modalità con cui ogni individuo crea impressioni e formula giudizi sugli altri facendo anche delle inferenze. La formazione di un’impressione è un processo attraverso il quale si organizzano le informazioni relative ad un individuo in una struttura coerente di conoscenze, è una rappresentazione cognitiva, cioè un insieme coerente di conoscenze accumulate nella memoria. La percezione sociale e le impressioni dirigono gli atteggiamenti, guidano l’azione e il comportamento sociale degli individui.

 

Ma è possibile “allenare” tali abilità sociali?

Come è possibile utilizzare queste capacità per migliorare la comunicazione interpersonale? Esistono specifici training pensati per aumentate la competenza comunicativa, comprendere meglio gli altri e farsi capire in maniera più efficace da loro, tali training sono pensati espressamente per utilizzare al meglio queste competenze al fine di migliorare le nostre prestazioni personali e professionali. Risultano efficaci in quanto dopo ogni spiegazione della singola competenza, viene chiesta un’autovalutazione dell’esperienza, al fine di creare un effetto apprendimento (Di Berardino, 1997, 2002).

Il principio è quello dell’ apprendimento sociale di Bandura (1977) che prevede che, attraverso l’imitazione di alcuni comportamenti spiegati e messi in atto, in questo caso dal trainer, si possa aumentare la propria autoefficacia (Bandura, 1997), sia in termini di autoefficacia effettiva, sia in termini di autoefficacia percepita. Mi spiego meglio, ciascuno di noi possiede determinate capacità che gli permettono di essere efficace nei contesti in cui opera, questa è l’autoefficacia effettiva; spesso accade però, che la nostra percezione di noi stessi sia mediata da componenti emotive che non ci permettono di comprendere il reale effetto che le nostre capacità provocano negli altri e nel contesto, in questo caso, parliamo di autoefficacia percepita, ovvero la consapevolezza circa le nostre abilità e competenze e di come queste influiscano sul contesto e sulle nostre prestazioni. Quando vi è una discrepanza tra autoefficacia effettiva ed autoefficacia percepita, sia in senso positivo sia in senso negativo, la nostra consapevolezza sulle nostre reali capacità si offusca, e la nostra prestazione ne risulta compromessa.

Per tale motivo è utile fare degli esercizi che permettano di lavorare espressamente su questi due livelli, le metodiche utilizzate, sono ad esempio (Emrich, 2004): l’analisi narrativa e l’analisi semantica di alcuni momenti della storia personale in determinate situazioni, l’apprendimento strutturato attraverso procedure di modeling, role-playing, feed-back, generalizzazione e problem-solving.

Questi training non hanno uno specifico target, sono pensati per tutti colori che vogliono implementare le proprie competenze sociali, sia perché svolgono una professione che li porta ad essere a contatto con le persone, sia perché desiderano migliorare la loro capacità di relazionarsi con gli altri. È indicato per tutti coloro che svolgono professioni d’aiuto quali, ad esempio,  psicologi, assistenti sociali, insegnanti, medici, infermieri etc.; sia per coloro che svolgono professioni commerciali, legate al marketing ed alle pubbliche relazioni, quali assicuratori, pr, venditori, blogger etc. questa trasversalità si deve al fatto che le tecniche insegnate sono tecniche di autoapprendimento, per cui non vanno ad intaccare la specifica professionalità di alcune categorie di professionisti.

 

Leggi il programma del corso ondemand “Training delle abilità sociali per lo psicologo” della dott.ssa Francesca Andronico

 

Bibliografia

  • Adolphs (2003), Cognitive neuroscience of human social behavior, Nature  Reviews Neuroscience, 4, 165-178.
  • Bandura A. (1977), Social Learning Theory, Prentice Hall, Englewood Cliffs, NJ.
  • Bandura A. (1997), Autoefficacia: teoria e applicazioni. Tr. it. Erikson, Trento, 2000.
  • Brothers,1990.
  • Camaioni L. (1995), La Teoria della Mente. Origini, sviluppo e patologia, GLF Editori Laterza, Roma-Bari, 2003.
  • Di Berardino (1997), La conoscenza di sé e la conduzione dei gruppi riabilitativi, Franco Angeli, Milano, 2002.
  • Emrich (2004), Social Skills Training: Riflessioni sull’ applicazione di un programma per lo sviluppo elle competenze sociali, Pabst Science, Berlino.
  • Frieze, I., Bar-Tal, D., & Carroll, J.S., (1979), New approaches to social problems: Applications of attribution theory, Jossey-Bass, San Francisco.
  • Gallese V., Fadiga L., Fogassi L., Rizzolatti G. (1996) Action recognition in the premotor cortex., Brain, 119: 593-609.
  • Gallese V. (2001), The “Shared Manifold” Hypothesis: from mirror neurons to empathy., Journal of Consciousness Studies: 8, N° 5-7; 33-50.
  • Gallese V., Keysers C. and Rizzolatti G. (2004), A unifying view of the basis of social cognition., Trends in Cognitive Sciences, 8: 396-403.
  • Green M. F. et al. (2005), Regional brain activity associated with visual backward masking, J Cogn Neurosci, Jan;17(1):13-23.
  • Rizzolatti G., Fogassi L., Gallese V. (1997), Parietal cortex: from sight to action., Op. Neurobiol., 7: 562-567.
  • Rizzolatti G., Fogassi L., Gallese V. (2001), Neurophysiological mechanisms underlying the understanding and imitation of action., Nature Reviews Neuroscience, 2: 661-670.

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07/12/2016

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