Approfondimento legge sul cyberbullismo

 

“Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo” questo il nome della legge per contrastare al cyberbullismo approvata lo scorso 17 maggio (testo legge)

In questa legge viene introdotta per la prima volta una definizione ufficiale di cyberbullismo, ovvero:

“qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione e si intende altresì qualunque forma di furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica”.

Viene abbassata l’età minima della vittima a 14 anni per poter richiedere al gestore del sito internet/social media o al titolare del trattamento il blocco o la rimozione di un contenuto pubblicato online ( rimangono esclusi gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca). Se la richiesta non viene accolta entro 48 ore, la vittima può rivolgersi al Garante della privacy che a sua volta interverrà entro 48 ore.

Viene privilegiato un modello di prevenzione, le scuole saranno direttamente coinvolte nelle attività di contrasto al bullismo on line. Ogni istituto dovrà individuare un referente che si occupi delle problematiche legate al cyberbullismo, mentre ai presidi spetta il compito di allertare le famiglie dei ragazzi coinvolti in caso di episodi di bullismo via web e di mettere in atto le azioni educative adeguate. Previsti anche documenti di orientamento per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo destinati ai docenti e corsi disegnati ad hoc per avviare gli studenti a un uso consapevole di internet e al rispetto della legalità.

La cifra stanziata per gli interventi utili a contrastare il cyberbullismo è stata fortemente criticata, sono infatti stati stanziati 200.000 euro l’anno, ovvero circa 5 euro per ciascuna delle 40.000 scuole italiane.

É stata inoltre creata da parte della Presidenza del consiglio di un tavolo tecnico per individuare e attuare le strategie di contrasto al cyberbullismo e per monitorare i numeri del fenomeno.

Il  termine cyberbullismo fu coniato dall’educatore canadese Bill Belsey già nel 2002, e venne poi ripreso nel 2006 da Peter K. Smith e collaboratori che proposero una definizione di cyberbullismo molto legata al concetto di bullismo “tradizionale”:

 il cyberbullismo è “un atto aggressivo e intenzionale, condotto da un individuo o gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo contro una vittima che ha difficoltà a difendersi” (Smith et al., 2008). 

Secondo il dossier del telefono azzurro dal settembre 2015 al giugno 2016 è stato gestito circa 1 caso al giorno di bullismo e cyberbullismo. In totale i casi gestiti sono stati 270, che hanno richiesto un totale di 619 consulenze. Circa il 45% dei casi sono stati segnalati al nord,e da dove vengono segnalati il 57% dei casi nazionali di cyberbullismo.
La prevalenza delle vittime sono di nazionalità italiana (con un dato che si attesta attorno all’85% dei casi): bambini e adolescenti di origine straniera contattano Telefono Azzurro principalmente per altre motivazioni parlando di episodi di bullismo o cyberbullismo solo legati ad altre difficoltà.  Le femmine vittime di bullismo sono il 45%, dato che sale al 70% per episodi di cyberbullismo.
I bulli sono generalmente maschi (60% dei casi) e amici o conoscenti della vittima. Le ragazze sono responsabili del 25% dei casi in cui la bulla agisce sola, cui si aggiunge un 15% in cui opera in gruppo.
L’Età delle vittime si sta abbassando: un trend in crescita è quello che vede come vittime bambini sempre più piccoli, anche di 5 anni (22% dei casi). Le richieste di aiuto per episodi di cyberbullismo hanno inizio durante le scuole secondarie di primo grado e proseguono in adolescenza (1 richiesta su 2 coinvolge preadolescenti).

 

Camera dei Deputati
http://www.camera.it/leg17/126?pdl=3139

– Smith P.K., Slonje R., (2008), Cyberbullying: another main type of bullyung?, in “Scandinavian Journal of Psychology”, pp. 47-54

doctor33

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