Strategie brevi per il trattamento del disturbo di panico

Se avesse senso stilare una classifica di “modernità” dei disagi psicologici, il disturbo di panico sarebbe sicuramente al primo posto. I disturbi d’ansia, di cui il panico è la quintessenza, sono, infatti, l’epidemia moderna.

Il “disturbo da attacchi di panico” fu introdotto per la prima volta nella nosografia clinica all’inizio degli anni ‘80 nella terza edizione del DSM (APA, 1983, 2014), e descriveva una sindrome caratterizzata da ricorrenti e imprevedibili picchi di ansia correlati a sintomi fisici tipici della paura estrema (ad es., tachicardia, soffocamento, sudorazione, annebbiamento mentale, ecc.).

Ma, a ben guardare, di innovazione diagnostica non era del tutto corretto parlare poiché la paura improvvisa, immotivata, senza preavviso o spiegazione alcuna, faceva già parte del patrimonio psicopatologico occidentale. Il dio Pan, ispiratore del termine “panico”, era ben noto in epoca antica proprio per la sua deprecabile qualità di spaventare i poveri malcapitati presi di mira a caso. Fauno capriccioso, maleodorante e malevolo, da vero diavolo Pan appariva d’improvviso alle spalle delle persone, spaventandole a morte col suono della sua siringa, rendendosi così responsabile di morti premature, incanutimenti vari, infarti e svenimenti.

Ora però torniamo ai tempi moderni. Alla fine degli anni ‘80 un allora sconosciuto studente di psicologia di nome Giorgio Nardone faceva ritorno dagli Stati Uniti, precisamente da Palo Alto in California, fresco di studi alle sorgenti di un nuovo approccio alla cura dei problemi umani: la terapia breve strategica. Il suo maestro, infatti, si chiamava Paul Watzlawick, esponente di spicco della rivoluzione sistemica e strategica in psicoterapia (Watzlawick et al., 1974).

Il primo importante contributo che egli portò alla pratica della psicoterapia deriva proprio dall’applicazione del modello di terapia strategica al disturbo di panico (Watzlawick e Nardone, 1990, 1997; Nardone, 1991). In particolare, egli applicò al disturbo di panico due costrutti fondamentali per arrivare alla soluzione del problema in tempi brevi.

Il primo è un concetto ben noto che rese celebre la Scuola di Palo Alto: il concetto di tentata soluzione. Con esso si intendeva – e si intende tuttora- un fenomeno contro-intuitivo che avviene quando si ha a che fare con un problema psicologico (e non): la tendenza a reiterare gli stessi tentativi di soluzione nonostante si stiano dimostrando inefficaci. In altri termini, ogni tentativo fallimentare di soluzione, se ripetuto nel tempo, va a consolidare il problema iniziale, sostituendosi alle cause originarie e diventando esso stesso causa della persistenza del problema. Possiamo descrivere elegantemente questo paradosso con le parole di Paul Watzlawick: “La (tentata) soluzione diventa il problema”.

Le tentate soluzioni tipiche di chi soffre di attacchi di panico sono ormai state chiaramente evidenziate all’interno dell’approccio strategico (Nardone, 2000, 2003). In sintesi, esse sono: il tentativo di controllo delle proprie sensazioni, l’evitamento mentale e comportamentale, la richiesta d’aiuto, la socializzazione fobica e la delega farmacologica. Tutte, in misura minore o maggiore, a seconda dei casi e delle situazioni, sono alla base del mantenimento del disturbo da panico.

Il secondo importante concetto applicato da Giorgio Nardone al trattamento del disturbo di panico fu quello di strategia costruita ad hoc (Nardone, 2016). Di certo egli non fu il primo a pensare di applicare soluzioni specifiche per specifici problemi – Milton Erickson era stato maestro proprio in quest’arte – sicuramente però egli fu il primo, almeno in ambito strategico, a strutturare classi di soluzioni per classi di problemi, ovvero quelli che oggi chiameremmo protocolli di trattamento.

Il disturbo di panico fu banco di prova privilegiato nella costruzione di protocolli terapeutici e portò alla messa a punto di una serie di manovre specifiche per la sua soluzione in tempi brevi. Le tecniche che oggi strutturano il protocollo di trattamento per il panico furono riprese in parte dalla tradizione strategica precedente – ne è esempio iconico la celebre tecnica della peggiore fantasia, e in parte furono il frutto originale della sperimentazione sul campo secondo il modello della ricerca-intervento introdotto da Kurt Lewin negli anni ‘40.

Oggi il trattamento del disturbo di panico è sicuramente una delle punte di diamante della terapia breve strategica e rappresenta senza dubbio il primo gradino da salire per chiunque voglia iniziare a formarsi a questo metodo di trattamento dei problemi psicologici.

Il lettore ci permetta una chiosa ironica a conclusione di questa breve esposizione: grazie all’applicazione dell’approccio breve strategico al disturbo di panico… da qualche tempo Pan non ha più vita facile!

di Alessandro Bartoletti

Psicologo, Psicoterapeuta, Ph.D.

Direttore Istituto di Psicologia e di Psicoterapia Strategica di Roma – IPPS

 

 

Bibliografia

American PsychiatricAssociation, Ed. it.Vittorino Andreoli, Giovanni B. Cassano, Romolo Rossi(a cura di ), DSM-III . Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Masson, 1983.

American PsychiatricAssociation, Ed. it. Massimo Biondi (a cura di), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014.

Nardone G, 1991 Paura, Panico, Fobie. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G, 2000 Oltre i limiti della paura. Rizzoli, Milano.

Nardone G, 2003 Non c’è notte che non veda il giorno. La terapia in tempi brevi per gli attacchi di panico. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G, 2016 La terapia degli attacchi di panico. Ponte alle Grazie, Milano.

Nardone G, Watzlawick P, 1990 L’arte del cambiamento: manuale di terapia strategica e ipnoterapia senza trance. Ponte alle Grazie, Milano.

Watzlawick P, Nardone G (a cura di), 1997 Terapia breve strategica. Cortina, Milano.

Watzlawick P, Weakland JH, Fisch R, 1974 Change: la formazione e la soluzione dei problemi. Astrolabio, Roma.

 

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