La paura: quando diventa patologica?

 

Non esiste il coraggio in natura. In natura esiste la paura. Per questo è più facile avere paura che avere coraggio; la paura viene da sé, non occorre andarla a cercare.”
V.G. Rossi   

 

La Paura è la nostra emozione più arcaica, più primitiva, ma soprattutto la più importante. Rappresenta, infatti, una della quattro emozioni di base (insieme a rabbia, dolore e piacere) che nessun individuo può evitare di provare. Inoltre è una risorsa necessaria per la nostra sopravvivenza perché ci allerta di fronte a reali pericoli e ci permette di affrontare determinate situazioni rischiose. Quindi senza una dose di paura naturale non si sopravvive; quando però supera una certa soglia, diventa patologica.

 

Qual è la differenza tra la paura sana e la paura patologica?

 

Ciò che fa la differenza tra la paura come utile emozione e la paura come reazione patologica è che: la paura come emozione utile ci aiuta a incrementare la nostra capacità di gestire la realtà; la paura come reazione patologica impedisce questa capacità e ci blocca nei confronti di determinate esperienze.

 

Quando la paura si può ritenere patologica?

 

La paura si può ritenere patologica quando ci impedisce di realizzare le nostre capacità e i nostri desideri. Fino a quando la paura non diventa impedente, cioè che blocca realmente la persona nei confronti di alcune situazioni, non va considerata un disturbo che necessita di essere curato. Solo quando la paura diventa impedente e limitante, siamo di fronte a una forma di patologia che necessita di essere trattata.

Quando una persona inizia a ridurre la sua esperienza a causa della paura, questa tende ad amplificarsi e a limitare sempre di più le situazioni fino a diventare una fobia generalizzata.

Quindi una volta riscontrato che la paura ha superato una certa soglia e, da reazione di adattamento, diventa reazione di disadattamento, è opportuno rivolgersi ad un professionista.

Esistono, inoltre, tre livelli di gravità differenti:

lieve: quando la persona subisce la paura in determinate situazioni o condizioni minacciose, ma non è invalidata nelle normali attività;

media: quando la persona è totalmente travolta dalla paura di fronte a situazioni o condizioni spaventose, ma al di fuori di queste vive in modo normale;

severa: quando la persona è totalmente invalidata e non riesce a gestire la paura, che spesso si trasforma in panico.

 

Quali sono le strategie che alimentano il problema?

 

La persona intrappolata nella paura patologica, nel tentativo di limitarne gli effetti, mette in atto una serie di azioni e comportamenti che finiscono per mantenere e complicare ulteriormente il problema.

Infatti, tutti coloro che soffrono di una paura patologica mettono in atto tre tentate soluzioni disfunzionali:

evitare le situazioni temute: l’evitamento di tutte le situazioni che possono essere associate all’insorgenza della paura, incrementa la sfiducia nelle proprie risorse, rafforzando e aumentando la pericolosità della situazione.

Infatti, anche se questa strategia all’inizio ci fa sentire rassicurati, successivamente, aumenta la nostra paura fino a condurla a una vera e propria patologia fobica.

chiedere rassicurazione e aiuto alle persone vicine: la richiesta di aiuto  e protezione, se prima ci fa sentire protetti dal pericolo, in seguito conferma e rafforza la sensazione di incapacità di affrontare da soli la situazione.

controllare le proprie reazioni psicofisiologiche:  il tentativo di controllare mentalmente le nostre attivazioni fisiologiche spontanee non fa che alterarle.

Infatti più si cerca di controllare il battito cardiaco, più questo aumenta; più si cerca di regolarizzare la respirazione, più si altera il ritmo; più si cerca di controllare il senso di equilibrio, più ci sentiamo instabili.

Quindi, anche se in un primo momento queste strategie disfunzionali riducono la sensazione di paura, in seguito la alimentano. Quando le tre tentate soluzioni vengono messe in atto contemporaneamente, sono sufficienti pochi mesi per costruire un disturbo da attacchi di panico.

Non esiste una forma di paura patologica che possa essere definita la peggiore o la più sofferta, perché sulla base di qualsiasi paura il disturbo può generalizzarsi e diventare una grave sindrome fobica. Inoltre esistono tante paura quante se ne possono inventare.

Non esistono limiti alla nostra capacità di inventarci paure.

 

Superare la paura con la Terapia Strategica

“Guarda la paura in faccia e cesserà di turbarti.”
S. Yukteswar

Le persone spesso si rendono conto che le strategie che utilizzano per combattere la paura finiscono per aumentarla, ma non sono in grado di cambiarle.

La Terapia Strategica mira a condurre la persona a cambiare, attraverso esperienze concrete, la sua percezione della realtà. Infatti quando si cambiano le nostre percezioni, cambiano anche le nostre reazioni e le nostre cognizioni.

La tecnica fondamentale per condurre il soggetto a superare la paura patologica è quella della “Worst Fantasy ”: ovvero guidare la persona a imparare a guardare in faccia la paura per trasformarla in coraggio. In altre parole, la persona deve imparare a calarsi volontariamente in tutte le peggiori fantasie rispetto a quello che le potrebbe capitare.

Sperimentando questo tipo di esercizio si crea l’effetto paradossale di azzerare le sensazioni spaventose.  Attraverso questo metodo la persona impara a padroneggiare le sue paure patologiche.

La Terapie Strategica è riconosciuta come best practice per il trattamento dei disturbi fobici e ansiosi. Attualmente i protocolli di trattamento registrano un’efficacia del 95% dei casi ed un’efficienza medie di 7 sedute.

In conclusione possiamo affermare che il problema non è la paura, è come reagiamo di fronte alla paura: se evitata diventa panico, se affrontata si trasforma in coraggio.

Ma il coraggio è solo la paura vinta; se vogliamo avere il coraggio di affrontare gli ostacoli, dobbiamo utilizzare la paura come risorsa.

Quindi dobbiamo imparare a rendere amica la paura invece che nemica; perché se noi la rendiamo nemica, la combattiamo e finiamo per farla diventare ancora più forte, ma se la accettiamo e la affrontiamo si trasforma in coraggio. 

 

 

Bibliografia:

Nardone, G. (2000): Oltre i limiti della paura. Superare rapidamente le fobie, le ossessioni e il panico”. Milano, Rizzoli.

Nardone, G. (2003): Non c’è notte che non veda il giorno. La terapia in tempi brevi per gli attacchi di panico”. Milano, Ponte alle Grazie.

Nardone, G. (2013): “Psicotrappole. Ovvero le sofferenze che ci costruiamo da soli: imparare a riconoscerle e a combatterle”. Milano, Ponte alle Grazie.

01/07/2019

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