Cosa ti viene in mente quando pensi alla stimolazione cognitiva?

I termini stimolazione cognitiva, riabilitazione cognitiva e training cognitivo sono spesso usati come sinonimi e si può rischiare di fare confusione nella scelta del termine giusto.

Come visto la volta scorsa, la riabilitazione cognitiva è un processo terapeutico che coinvolge diverse figure professionali e gli obiettivi e le attività da realizzare cambiano in base alla patologia neurologica riscontrata. Il suo ruolo può variare a seconda del caso e della patologia, ma tendenzialmente gli interventi di riabilitazione vengono utilizzati principalmente per lavorare direttamente o indirettamente sulle funzioni cognitive danneggiate, per favorirne il recupero e per potenziare o per mantenere integre le abilità residue non colpite dalla patologia interessata.

Il termine training cognitivo, invece, viene utilizzato principalmente per indicare gli interventi che utilizzano una serie di esercizi e di attività per allenare una o più funzioni cognitive (memoria, attenzione, linguaggio, ecc.) seguendo il principio della ripetizione e della gradualità di complessità del compito. Come per gli interventi riabilitativi anche gli obiettivi del training cognitivo variano a seconda del caso e della patologia e di conseguenza, la struttura dell’intervento sarà in linea con gli obiettivi stabiliti all’inizio per percorso riabilitativo e dovrà tener conto di diversi fattori prima di decidere quali esercizi far svolgere al paziente.

E la stimolazione cognitiva?

La stimolazione cognitiva racchiude diverse tecniche e protocolli specifici per il trattamento cognitivo non farmacologico di pazienti con demenza e ciascuna si applica tenendo conto dello stadio di avanzamento della malattia. Quando si utilizza questo termine, infatti, ci si riferisce principalmente a interventi cognitivi realizzati per persone con patologie neurodegenerative e utilizzati in maniera multistrategica, con lo scopo di stimolare globalmente l’attività mentale del paziente.

Bisogna specificare che questo tipo di intervento può anche venir considerato come un approccio riabilitativo aspecifico perché il suo obiettivo non è quello di riabilitare nel senso stretto del termine, ma di ri-attivare le abilità cognitive non ancora colpite dal processo degenerativo e di coinvolgere quanto più possibile la persona malata con una serie di attività gratificanti che sostengano l’autostima e l’immagine personale.

Quali sono gli interventi di stimolazione cognitiva?

In ambito riabilitativo, esistono diversi interventi cognitivi che si possono utilizzare con l’obiettivo di stimolare le abilità cognitive della persona con demenza e di aiutare la sua famiglia ad affrontare le difficoltà che si presentano con la malattia. Per il trattamento, il professionista può scegliere se utilizzare una o più tecniche di stimolazione e può anche decidere se integrarle con altri interventi orientati alla stimolazione emotiva e comportamentale.

Vediamo di seguito i principali interventi di stimolazione cognitiva che lavorano principalmente sui sintomi cognitivi della persona con demenza.

Reality Orientation Therapy (R.O.T.)

La Reality Orientation Therapy (R.O.T.), è senza dubbio la tecnica di stimolazione cognitiva più conosciuta. Si tratta di una tecnica psicosociale di orientamento alla realtà inizialmente ideata per i veterani di guerra in stato confusionale e solo successivamente applicata anche per pazienti con deterioramento cognitivo. Il suo scopo è quello di riorientare il paziente rispetto a sé stesso e all’ambiente che lo circonda attraverso una serie di attività multimodali (sensoriali, scrittura, lettura, ecc.) che stimolano le informazioni di base del paziente rispetto all’orientamento spazio-temporale e alla sua storia personale.

In particolare si stimola il ricordo del giorno, del mese, della festività (per aiutare il paziente ad orientarsi nel tempo), il ricordo del luogo degli incontri o del luogo dove si trova (per l’orientamento nello spazio) e i ricordi relativi alla sua vita, agli avvenimenti importanti che ha vissuto (per orientarli rispetto a sé e alla sua storia). Bisogna sempre modulare il livello di stimolazione rispetto alle risorse del paziente per ottenere la maggiore efficacia possibile.

La ROT è consigliata per il trattamento di demenze di tipo lieve o lieve-moderato e può essere formale e informale:

  • la ROT formale consiste in sedute giornaliere di 45 minuti condotte in piccoli gruppi, formati da persone omogene per grado di deterioramento e senza deficit sensoriali e del linguaggio, che potrebbero influire sulla serenità dell’individuo e del resto del gruppo,
  • la ROT informale consiste invece in una stimolazione continua e ripetitiva effettuata da operatori sanitari e familiari che vivono quotidianamente con la persona malata e utilizzano le attività della ROT durante tutta la giornata (h24). Inoltre chi applica la ROT informale può utilizzare alcune facilitazioni temporo-spaziali come il calendario o le fotografie presenti nell’ambiente in cui si trova la persona malata e lavorare sulla rievocazione facilitata.

Per ottenere migliori risultati nell’applicazione della ROT è consigliabile utilizzare sia il metodo formale sia informale accompagnato da altre tecniche di stimolazione cognitiva.

Terapia della Reminescenza

La terapia della Reminescenza può venir considerata una tecnica di stimolazione cognitiva in quanto, a differenza del suo utilizzo che ne viene fatto in psicoterapia che lavora sugli aspetti dolorosi dei ricordi, nel campo del trattamento delle demenze viene principalmente utilizzata per intervenire sulle memorie positive del paziente. Grazie ai processi di narrazione, il riabilitatore utilizza degli spunti presi da eventi più remoti per aiutare il paziente a rivivere eventi del proprio passato per stimolarne la memoria autobiografica, ma anche per far recuperare alla persona il senso di sé e il suo valore nella propria vita.

Gli argomenti da narrare possono riguardare la casa, la scuola, il lavoro, gli hobby e si possono anche utilizzare oggetti personali per aiutare la rievocazione. Si rivolge a pazienti con grado lieve e moderato.

Cognitive Stimulation Therapy (CST)

La Cognitive Stimulation Therapy (CST) è una terapia psico-sociale per il trattamento di persone colpite dal processo neurodegenerativo e si può applicare nelle fasi iniziali della malattia. Raccomandata dalla letteratura grazie alle sue evidenze di efficacia in campo scientifico (evidence-based), la CST risulta un intervento cognitivo ben strutturato che permette di lavorare globalmente sulle funzioni residue, andando a stimolare il paziente con attività ed esercizi gratificanti e con un approccio di cura centrato sulla persona.

Consiste in una stimolazione cognitiva globale attraverso la combinazione di alcune tecniche per il trattamento della demenza (alcune le abbiamo brevemente spiegate in questo articolo); si articola in 14 sessioni di stimolazione cognitiva (ciascuna con un tema specifico) da svolgere in piccoli gruppi con una cadenza di due volte a settimana. Non si tratta di semplici attività ludico-ricreative, ma di esercizi organizzati per ri-attivare le funzioni cognitive residue e per stimolare la socializzazione e il coinvolgimento dei partecipanti all’interno di un contesto che rispetti le difficoltà di ciascuno.

Durante la terapia è molto importante, mantenere una certa continuità e coerenza tra le varie sessioni per facilitare l’apprendimento implicito attraverso per esempio, delle domande indirette o dei suggerimenti per aiutare la risposta ed inoltre, bisogna stimolare i partecipanti a dialogare tra loro per promuovere lo sviluppo di nuove idee e associazioni, nuovi pensieri e riflessioni, oltre a utilizzare stimolazioni multisensoriali che facilitano la memoria e altre abilità.

La CST è consigliata per il trattamento di demenze di tipo lieve o lieve-moderato

Training cognitivo

Come abbiamo visto il training cognitivo può assumere diversi obiettivi e modalità a seconda del caso e della patologia che si deve trattare. Nel caso delle demenze, il training cognitivo si applica per consentire alla persona di allenarsi con esercizi ripetitivi che hanno come obiettivo quello di rallentare il decorso della malattia e di stimolare le abilità cognitive ancora preservate; si possono utilizzare esercizi standard per stimolare globalmente le funzioni cognitive della persona e per stimolare quelle funzioni compromesse utilizzando delle facilitazioni finché è possibile.

Si possono associare a questi esercizi standard anche degli esercizi più ecologici per stimolare le abilità sociali e morali e attività di quotidiane. Lo scopo è ri-attivare ciò che tende a perdersi e quindi in tal senso il training cognitivo va inteso come un intervento di stimolazione cognitiva più che di riabilitazione in senso stretto e di conseguenza, può venir interpretato come una tecnica di stimolazione cognitiva che lavora su una o più funzioni cognitive, rivolta principalmente a pazienti con patologia neurodegenerativa, da associare ad altri tipi di interventi di riabilitazione specifica e/o aspecifica.

Per questo tipo di intervento il fattore tempo è fondamentale: nelle prime fasi della malattia infatti, alcune funzioni cognitive risultano risparmiate e di conseguenza può risultare utile provare a riabilitare queste abilità per cercare di rallentare il più possibile il momento di compromissione, andando a rendere impossibile un tipo di training cognitivo specifico. Nelle fasi iniziali dell’Alzheimer, per esempio, la memoria procedurale risulta risparmiata ed è possibile effettuare una stimolazione più specifica per questo tipo di funzione cognitiva, con lo scopo di stimolare l’apprendimento procedurale motorio e di preservarne il suo deterioramento.

I risultati degli studi sulla stimolazione della memoria procedurale confermano da un lato che il paziente con AD è in grado di acquisire nuove informazioni, dall’altra che il sistema neuronale alla base dell’apprendimento procedurale utilizza supporti neuroanatomici separati rispetto a quelli della memoria dichiarativa.

Ma allora il training cognitivo e la stimolazione cognitiva sono la stessa cosa?

Il termine stimolazione cognitiva racchiude diverse tecniche e include anche il training cognitivo, che solitamente viene utilizzato per la riabilitazione di pazienti con cerebrolesioni acquisite. Se si utilizza questo termine, quindi, solitamente si fa riferimento a un mix di interventi cognitivi, rivolti principalmente alla persona con demenza, per rallentare quanto più possibile il processo neurodegenerativo. Non si tratta quindi di un unico intervento cognitivo, ma di più interventi messi insieme per aiutare quanto più possibile la persona nella quotidianità.

Il training cognitivo, invece, consiste in un intervento cognitivo specifico realizzato per rispondere in maniera differente ad alcune difficoltà cognitive del paziente. Il training cognitivo, inteso come intervento strutturato per la demenza, può venir interpretato più come una stimolazione o attivazione cognitiva che un vero e proprio allenamento, mirato a restituire la funzionalità cognitiva del paziente.

Se invece, si effettua un intervento cognitivo strutturato con esercizi standard con difficoltà crescente – per permettere alla persona con danno neurologico di recuperare la funzione persa o di potenziare le abilità residue non colpite dalla patologia – allora sarà più opportuno utilizzare il termine training cognitivo, inteso come processo di un percorso riabilitativo più esteso.

Il training cognitivo, quindi, si basa sull’allenamento delle capacità cognitive con esercizi standard che si basano sul principio della ripetizione e della gradualità. Si possono utilizzare metodi e suggerimenti (cue) per aiutare il paziente a raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Per facilitare la lettura tra il termine training cognitivo e stimolazione cognitiva può tornare utile questa differenziazione:

  • il training cognitivo (inteso come processo del percorso riabilitativo), punta su attività altamente organizzate per recuperare o migliorare i processi cognitivi danneggiati oppure per potenziare le abilità residue risparmiate dalla lesione; è rivolto a persone con cerebrolesioni acquisite e gli esercizi sono organizzati per divenire sempre più complessi;
  • Il training cognitivo (inteso come stimolazione cognitiva) consiste sempre in un allenamento delle funzioni cognitive ma in questo caso, l’intervento è rivolto per il trattamento delle demenze per rallentare o quanto meno mantenere attive le funzioni cognitive residue, tenendo conto dell’evoluzione della malattia e della riserva cognitiva del paziente. Gli esercizi seguono la procedura inversa nella presentazione della gradualità della difficoltà degli esercizi e si pongono obiettivi diversi di un training cognitivo per riabilitare una funzione cognitiva danneggiata. Di conseguenza, si proporranno per primi i compiti che la persona è ancora in grado di svolgere, per poi procedere con esercizi sempre più semplici (esercizi inversamente proporzionali al progredire della malattia). Il training cognitivo inteso in questi termini, può anche venir chiamato stimolazione cognitiva, basta ricordare questa leggera differenziazione.

Riassumendo

La stimolazione cognitiva è un termine che si utilizza principalmente per indicare le terapie per le persone affette da demenza.

È un mix di interventi cognitivi e può includere anche il training cognitivo.

Lo scopo non è quello di “riabilitare” nel senso stretto del termine ma di permettere alla persona di mantenere attive le abilità residue e di rallentare in qualche modo il processo degenerativo.

Al momento, La Cognitive Stimulation Therapy (CST) è il trattamento non farmacologico raccomandato dalla letteratura per il trattamento della demenza.

 

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29/10/2018

1 responses on "Cosa ti viene in mente quando pensi alla stimolazione cognitiva?"

  1. Penso ad una attività e/o strumenti
    che possano facilitare la attivazione ed elaborazione di pensieri idee soluzioni narrazioni non già esperite dal soggetto
    Che possano educare / insegnare al soggetto a governare ed avere piena consapevolezza del processo cognitivo nelle sue diverse fasi

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