Sempre più pazienti capiscono cosa è successo, ma non riescono a sentirsi al sicuro nel presente.
Il motivo è semplice: il trauma non vive solo nella mente.
Una clinica che sappia lavorare sia bottom-up che top-down.
Che riconosca il ruolo centrale dell’attaccamento, della sicurezza e della regolazione.
Questa Masterclass nasce esattamente da qui.
Un percorso avanzato che integra trauma, attaccamento e neuroscienze per aiutarti a comprendere come il trauma riorganizza il cervello, il corpo e le relazioni, e come accompagnare davvero i pazienti fuori dalla tirannia del passato.
Questa Masterclass ONDEMAND nasce dal Master Event Trauma, Attaccamento e Neuroscienze , che ha riunito in Italia Bessel van der Kolk e alcuni dei maggiori clinici italiani. I contenuti sono stati riorganizzati e resi disponibili in forma strutturata per offrire un percorso formativo solido, attuale e utilizzabile nel tempo.
Accedi ORA alla Masterclass ONDEMAND e porta nella tua pratica clinica strumenti aggiornati, profondi e realmente trasformativi.
A soli 397€ — Approfittane subito!
Le 32 ore di Masterclass saranno interamente disponibili, per 12 mesi, nella tua area riservata.
Potrai seguire le lezioni dei docenti internazionali con traduzione simultanea.
Perché oggi la maggior parte dei clienti porta il trauma in terapia, anche quando non lo chiama così. E se lavori solo a livello cognitivo o narrativo, prima o poi ti trovi bloccato.
È il più rinomato esperto al mondo nel trattamento del trauma, il suo lavoro rivoluzionario sul PTSD integra aspetti evolutivi, neurobiologici, psicodinamici e interpersonali sull’impatto del trauma e del suo trattamento.
Psichiatra, clinico, ricercatore, professore di Psichiatria alla Boston University School of Medicine, autore del bestseller “Il corpo accusa il colpo”.
Fondatore del Trauma Research Foundation.
CEO della Trauma Research Foundation, educatrice somatica, bodyworker, artista e musicista.
Psicologa e psicoterapeuta, Trainer certificato EMDR Europe per adulti, bambini ed adolescenti.
Psicologa e psicoterapeuta sistemico/relazionale, Presidentessa di TES -Trauma e Sistemi, Presidente AISTED.
Vittorio Lingiardi
Professore ordinario di Psicologia dinamica alla Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza Università di Roma.
Psichiatra e psicoterapeuta, professore ordinario di Psicologia clinica Università Europea di Roma, Centro Clinico Janet di Roma.
Psicologa e Psicoanalista a indirizzo relazionale, Presidente della SIPRe – Società Italiana di Psicoanalisi della Relazione.
Presidente della Società italiana di Psichiatria, decano di area medica dell’Università di Pisa, professore ordinario di Psichiatria.
Psicologo e Psicoterapeuta, direttore della sede di Pistoia della scuola in Psicoterapia “Psicoumanitas”, di cui è socio co-fondatore.
PhD, Psicoterapeuta, Fondatrice e Presidente di Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management (IEP)
A soli 397€ — Approfittane subito!
Le 32 ore di Masterclass saranno interamente disponibili, per 12 mesi, nella tua area riservata.
Potrai seguire le lezioni dei docenti internazionali con traduzione simultanea.
In questo primo modulo Bessel van der Kolk condivide oltre trent’anni di esperienza clinica e di ricerca, chiarendo in modo rigoroso e accessibile come il trauma riorganizzi il funzionamento del cervello, del corpo e della relazione.
Un focus centrale è dedicato alla differenza fondamentale tra desensibilizzazione del trauma e processi di integrazione e crescita, un passaggio cruciale per chi lavora con pazienti complessi.
Accanto al contributo teorico-clinico, Licia Sky guida pratiche ed esercizi esperienziali che approfondiscono:
Il lavoro proposto mostra come la regolazione non sia solo individuale, ma profondamente relazionale e incarnata.
Prof. Vittorio Lingiardi
Impossibile percorrere la genesi delle sofferenze, descrivere la psicopatologia, ipotizzare e promuovere la cura senza conoscere, provare a conoscere, la vasta e infelice famiglia dei traumi. Le sue ascendenze: nel temperamento, nell’accudimento e nell’attaccamento; l’aver parlato o l’aver taciuto. E le sue discendenze: in forme acute o croniche, con dissociazioni che cristallizzano il sintomo e disturbano la personalità, danni immediati o futuri, nella vita della vittima o delle generazioni a venire, nel funzionamento biologico e somatico. Nella cosiddetta “atmosfera traumatica” e nel concetto di sviluppo traumatico, alla base del concetto di “trauma complesso”: condizioni stabili di minaccia soverchiante da cui è impossibile sottrarsi.
L’impatto di un evento potenzialmente traumatico verrà illustrato seguendo le indicazioni diagnostiche della nuova edizione del Manuale Diagnostico Psicodinamico (PMD-3), alla luce delle molte variabili di mediazione (per esempio, fattori di rischio e fattori protettivi). Verranno illustrate diverse tipologie traumatiche, dal trauma episodico agli eventi avversi continui e cumulativi (variamente denominati: “trauma cumulativo”, “trauma relazionale”, “trauma complesso” e “trauma dello sviluppo”). Verranno fornite esemplificazioni di esperienze traumatiche (e relative risposte difensive) a partire da materiali sia clinici sia letterari e cinematografici.
Dr.ssa Annalisa Di Luca
Nella pratica delle professioni sociosanitarie assistenziali è essenziale saper comprendere e maneggiare il concetto di sviluppo traumatico.
Avere consapevolezza dell’impatto delle esperienze sfavorevoli infantili permette di dare profondità e valore all’anamnesi degli assistiti.
Aspetto spesso ricorrente è la mancata capacità di proteggersi di persone che sono vissute immerse in un clima spaventante e/o scarsamente responsivo. Spesso gli aspetti traumatici sono molteplici ed è molto importante avere chiaro perché, cosa potrebbe essere accaduto e quali le principali traiettorie di ricaduta. Gli aspetti di neglect fisico ed emozionale negli studi di ricerca sembrerebbero essere molto più invalidanti che come valutato nel passato.
La capacità di fidarsi di persone, grandi o piccole, che abbiano vissuto esperienze infantili avverse, potrebbe diventare la variabile più importante da maneggiare in una presa in carico psicoterapeutica.
Prof.ssa Liliana Dell’Osso
Alla luce di un approccio dimensionale alla psicopatologia — sviluppato a partire dagli anni ’90 dalla Clinica Psichiatrica dell’Università di Pisa come integrazione, e non alternativa, al modello nosografico categoriale — si delinea una traiettoria evolutiva della malattia mentale che origina da una vulnerabilità di matrice autistica e, attraverso l’intermediazione del trauma, può condurre allo sviluppo di molteplici condizioni cliniche. Si tratta di un percorso che, se non riconosciuto e trattato precocemente, può evolvere fino alla manifestazione più grave della sofferenza psichica: la catatonia, a lungo considerata una sindrome del passato, relegata agli ospedali psichiatrici dell’era pre-farmacologica.
In un momento storico caratterizzato da costanti avanzamenti nel campo della medicina preventiva e personalizzata, l’obiettivo primario della psichiatria è quello di individuare alterazioni neuroevolutive che precedano l’esordio psicopatologico. Superando la rigidità della classificazione categoriale, il modello di traiettoria di malattia, come risultato dall’interazione fra vulnerabilità individuale ed eventi di vita, colloca i differenti disturbi mentali all’interno di un continuum. La neurodiversità, preziosa risorsa cognitiva comunemente associata al pensiero divergente, rappresenta talora un fattore di rischio per lo sviluppo di lunghi e tortuosi percorsi psicopatologici che, se non precocemente trattati, possono sfociare in forme severe di patologia psichica, perfino in stati catatonici. Tracce si possono cogliere nella storia di molti pazienti, in particolare in adolescenti e giovani adulti con disturbo dello spettro autistico, conclamato o sottosoglia, supportando l’ipotesi di una stretta continuità tra i due ambiti psicopatologici e di una comune patofisiologia in un disturbo del neurosviluppo di cui la catatonia rappresenterebbe una manifestazione tardiva e prevenibile.
Dr. Luca Napoli,
Nel modello umanistico e bioenergetico mente e corpo hanno lo stesso valore, ed è solo attraverso il loro equilibrio che si può raggiungere la stabilità emotiva ed esprimerne l’enorme potenzialità. Grounding e respirazione sono la base per ogni espressione emozionale-corporea.
In questo intervento si parte da una riflessione di Bessel van der Kolk: “I farmaci inibitori hanno preso nel tempo il posto di interventi finalizzati a fare entrare in contatto i pazienti con il proprio mondo sensoriale, che risulta essere il modo più naturale per colmare lo stress che coincide con l’essere toccati e cullati”. Da questa riflessione portiamo ad esplorare nella stanza della terapia tecniche di contatto e contenimento dal Maternage, al Massage points e positions, fino alla Tecnica dei contatti, l’uso delicato del corpo in terapia come aiuto nella riparazione del trauma.
Dr.ssa Rita Fioravanzo
Il cambiamento climatico rappresenta una delle sfide più pressanti del nostro tempo, con implicazioni significative non solo sull’ambiente, ma anche sulla salute mentale delle popolazioni più vulnerabili: anziani, disabili, persone con diagnosi psichiatriche.
Questa relazione esplora le ripercussioni traumatiche legate agli eventi climatici estremi che colpiscono in modo sproporzionato individui già esposti a condizioni socioeconomiche precarie, disuguaglianze e fragilità psicologiche, ma anche la condizione denominata di eco-ansia e solastalgia che affligge in modo particolare le giovani generazioni nella forma di uno stato di stress permanente legato alla perdita di sicurezza nel futuro del pianeta e della sua vivibilità.
Presenteremo la prima literature review effettuata in Italia su questa tematica e i risultati della prima Ricerca a livello nazionale sull’impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale nella popolazione giovanile realizzata dall’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management e Greenpeace. Nella relazione verranno approfonditi i sintomi più ricorrenti conseguenza degli effetti del cambiamento climatico, tra cui ansia, depressione, stress, sentimenti di impotenza collettiva e verrà proposto di indagare la possibilità di una nuova categoria diagnostica: il Climate Change Trauma.
Verranno inoltre discussi il ruolo e gli interventi degli psicologi nella mitigazione degli effetti patogeni, evidenziando l’importanza di strategie di intervento specifiche e basate sull’empowerment di nuove forme di resilienza, soprattutto nella popolazione giovanile. L’obiettivo è promuovere una maggiore consapevolezza sull’interconnessione tra salute mentale e crisi climatica, stimolando un approccio informato e inclusivo per affrontare le sfide presenti e future.
Dr.ssa Eleonora D’Onofrio
In Psicoanalisi della Relazione è possibile occuparsi di corporeità tramite il paradigma della complessità, che guarda, innanzitutto, al Soggetto come unitario, ossia per il quale, secondo Michele Minolli, “la singola parte è il tutto e […] il tutto è la singola parte’; il Soggetto è uno, ha più parti in relazione tra loro. Le varie componenti o le diverse funzioni devono essere colte nella loro interazione. Un modello che colga soltanto l’aspetto dell’unitarietà e non aiuti a capire il funzionamento ricorsivo del soggetto tra le sue parti e il tutto non è adeguato”.
Un Soggetto configurato, come anche insegnano le neuroscienze, dal suo ambiente e dalla sua genetica anche per essere ‘quello specifico corpo’, laddove la sofferenza nasce dall’inconsistenza, ossia dal non prendere atto che si è come si è anche come specifica corporeità, con cui si è chiamati a fare i conti; all’interno di una società iper-individualista, secondo Lipovetsky, che tende a fare del corpo anche strumento frammentato dell’auto-affermazione di sé.
In questa prospettiva il sintomo che abbia manifestazioni corporee può, allora, trovare il suo significato come espressione metaforica e sincretica di tutto quel Soggetto: tramite la presentazione delle vignette cliniche di alcuni pazienti (terapia individuale, familiare e gruppale con adulti, adolescenti ed artisti performativi), anche utilizzando il supporto artistico (ritratti metaforici del funzionamento del paziente), si metterà in luce come sia possibile lavorare insieme a ciascuno specifico Soggetto nella sua complessità, nel momento presente ed incarnato della relazione analitica tra due corporeità uniche, anche utilizzando tecniche e dispositivi di intervento differenziati e dedicati.
Prof. Benedetto Farina
E’ ampiamente dimostrato che il maltrattamento infantile è il maggiore fattore di rischio per tutti i disturbi psichiatrici. Esso, oltre a condurre a specifici disturbi come il complex PTSD o il Disturbo Borderline di Personalità, diffonde come fattore di prognosi negativa e difficoltà di trattamento in tutti i disturbi psichici. Infatti, una storia di maltrattamento infantile è associata a maggiore gravità sintomatica e resistenza al trattamento indipendentemente dal disturbo con cui si presenta il paziente e dal tipo di terapia impiegata.
Secondo i più diffusi manuali diagnostici internazionali tutte le forme di maltrattamento infantile comportano il grave e perdurante fallimento dei diversi scopi di cura e protezione da parte delle figure d’attaccamento determinando quindi una condizione di minaccia per l’incolumità e il corretto sviluppo dell’individuo; per questo motivo è più appropriato definire le forme estreme di maltrattamento infantile attaccamento traumatico.
L’attaccamento traumatico attiva differenti processi patogenetici che a loro volta provocano manifestazioni psicopatologiche specifiche come: la disregolazione dell’arousal, la disintegrazione dei processi cognitivi di ordine superiore, il discontrollo emotivo e degli impulsi, il distacco e le reazioni dissociative, le rappresentazioni implicite disfunzionali del sé e delle relazioni, le alterazioni della mentalizzazione e la sfiducia epistemica. Tali sintomi, oltre a peggiorare la prognosi dei disturbi psichici nei quali si manifestano, interferiscono con i meccanismi di funzionamento delle usuali terapie psicologiche. Questo contributo ha l’obiettivo di definire il concetto di attaccamento traumatico, introdurre alla sua espressione psicopatologica e al ragionamento clinico necessario a gestirlo.
Dr.ssa Anna Rita Verardo
L’Adult Attachment Interview (AAI) rappresenta uno strumento fondamentale per comprendere le connessioni tra le esperienze di attaccamento e l’impatto nel funzionamento del paziente. Questa presentazione esplora come i risultati emersi dall’AAI possano essere utilizzati per guidare la concettualizzazione del caso e strutturare interventi terapeutici mirati alle specifiche vulnerabilità emotive e relazionali del paziente.
Attraverso l’analisi della narrazione del paziente – considerando aspetti come coerenza, frammentazione, e qualità del narrato – l’AAI consente di individuare i modelli di attaccamento sottostanti e i nodi relazionali che influenzano il modo in cui il trauma è stato vissuto e assimilato. Questo approccio permette di integrare il passato e il presente del paziente, favorendo un intervento clinico personalizzato e più efficace.
Attraverso un caso clinico e una riflessione teorica, i partecipanti saranno guidati nell’utilizzo della prospettiva dell’AAI come base per comprendere i traumi dell’attaccamento e pianificare il trattamento. Questo approccio sottolinea il valore dell’attaccamento come chiave di lettura essenziale per intervenire sulle ferite relazionali e favorire il processo di guarigione.
A soli 397€ — Approfittane subito!
Le 32 ore di Masterclass saranno interamente disponibili, per 12 mesi, nella tua area riservata.
Potrai seguire le lezioni dei docenti internazionali con traduzione simultanea.
Le esperienze traumatiche non sono semplici eventi del passato: lasciano tracce profonde e durature che contribuiscono a modellare chi siamo, come sentiamo e come entriamo in relazione.
La maggior parte delle persone che arriva in terapia porta con sé storie di trauma, discontinuità affettiva, caos o abbandono.
Negli ultimi vent’anni, le neuroscienze e la ricerca sull’attaccamento hanno chiarito in modo sempre più netto un punto centrale: l’esperienza plasma il cervello e la costruzione del Sé, spesso al di fuori della consapevolezza.
Il trauma non resta confinato nei ricordi narrativi.
Viene immagazzinato in sensazioni corporee, stati fisiologici e schemi di azione automatici, spingendo l’organismo a reagire al presente come se fosse ancora prigioniero del passato.
In questo modo, la persona rimane bloccata in una modalità di sopravvivenza che attraversa l’intero sistema: dai ritmi biologici al funzionamento immunitario, dalle emozioni alla capacità di stare in relazione.
Quando tutte le energie sono dedicate alla difesa, non resta spazio per la cura, l’intimità, l’amore e la connessione.
Si perde la possibilità di sentirsi davvero sintonizzati con gli altri.
Uscire dalla tirannia del passato non significa forzare l’elaborazione, ma imparare a entrare in relazione con il proprio mondo interno ferito, tollerando gradualmente sensazioni ed attivazioni che inizialmente risultano travolgenti.
In questo processo, il corpo e la sua relazione con l’ambiente assumono un ruolo centrale: regolano, orientano e rendono possibile la riparazione.
Comprendere questi meccanismi ha ricadute decisive anche nel setting terapeutico, dove la relazione diventa il primo spazio sicuro in cui il trauma può finalmente trasformarsi.
La Masterclass rilascia 32 ECM in FAD Asincrona
PESI Italia srl. società che gestisce Formazione Continua in Psicologia è Provider ECM n° 6888 accreditato dall’ l’Age.Na.S. (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) per la progettazione e l’erogazione dei corsi di formazioni per il personale sanitario, nell’ambito del programma di educazione continua in medicina (ECM).
Il presente corso è accreditato in FAD Asincrona ID Evento 472320
Obiettivi formativi tecnico-professionali: 18 – Contenuti tecnico-professionali (conoscenze e competenze) specifici di ciascuna professione, di ciascuna specializzazione e di ciascuna attività ultraspecialistica, ivi incluse le malattie rare e la medicina di genere
Tutte le Professioni
IL CORSO è ACCREDITATO DAL 04/01/2026 AL 03/01/2027
Il quiz ECM è composto da 96 domande a risposta multipla. Per il superamento del test è necessario rispondere in modo corretto almeno al 75% delle domande.