25 novembre: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne

Una donna su tre, al mondo, è stata picchiata, forzata ad avere rapporti sessuali, o ha comunque subito abusi almeno una volta nella sua vita, secondo fonti statistiche ONU.

25 novembre La Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne.

Basta digitare su qualsiasi giornale online la categoria “violenza sulle donne“per ritrovarsi in decine e decine di articoli a riguardo, che trovano cause nell’imposizione di ruoli di genere: tormentate, molestate, oppresse, ossessionate.

L’abuso sulle donne ha diverse forme, tra cui la violenza fisica e sessuale,le mutilazioni dei genitali, il matrimonio forzato, il traffico sessuale, e hanno numeri che sono in maniera “inaccettabile” alti.

La rivista Lancet ha pubblicato una serie di articoli sulla violenza contro le donne e le bambine dimostrando che è possibile prevenire l’abuso.

Cinque articoli che discutono, sulla base delle attuali conoscenze del ruolo fondamentale del settore sanitario nella cura e prevenzione, che mostrano la necessità di uomini e donne di essere coinvolti in programmi efficaci, fornire lezioni pratiche, e presentare un invito ad agire con cinque raccomandazioni e indicatori per monitorare i progressi.

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Tra le 100-140,000,000 persone di sesso femminile in tutto il mondo hanno subito lesioni intenzionali agli organi genitali femminili per ragioni non mediche. Questa forma di violenza è comune tra le ragazze di età inferiore ai 15 anni. Nella sola Africa, circa 3 milioni di bambine sono a rischio ogni anno.

Circa 70 milioni di bambine in tutto il mondo debbono sposarsi prima dei 18 anni, e per la maggior parte sono matrimoni imposti.

“L’effetto della violenza contro le donne e le bambine è impressionante; per la loro salute per il loro benessere, ma anche per le famiglie e tutta la comunità, così come per lo sviluppo sociale ed economico“.
Nel corso degli ultimi 20 anni, l’attenzione mondiale sulla violenza nei confronti delle donne è aumentata in maniera significativa.
Sono aumentati nella quantità e nell’ampiezza gli interventi in contesti diversi, anche nella sanità, nella giustizia, e nelle campagne sociali per affrontare la violenza contro le donne e le bambine di tutto il mondo“.
Ma nonostante la maggior attenzione, continuano a esistere lacune importanti.

Gli autori della serie di articoli su Lancet sottolineano, per esempio, che la maggior parte degli studi che hanno valutato i potenziali interventi per ridurre la violenza contro le donne sono stati condotti in paesi ad alto reddito – in particolare gli Stati Uniti, dove sono stati effettuati i due terzi degli studi.
Inoltre, gli autori hanno trovato che la maggior parte degli studi si sono concentrati sulle risposte alla violenza piuttosto che di prevenzione della violenza.

“A livello globale, 1 donna su 3 sperimenta ad opera del compagno violenze intime, o violenza sessuale da parte di non-partner nel corso della loro vita, il che dimostra che devono essere fatti ancora più investimenti nella prevenzione,” afferma il co-autore della serie Prof. Charlotte Watts, della London School of Hygiene & Tropical Medicine in Gran Bretagna, aggiungendo:
“Abbiamo sicuramente bisogno di rafforzare i servizi per le donne che subiscono violenza, ma per fare la differenza nella vita delle donne e delle bambine, dobbiamo lavorare per il raggiungimento della parità di genere e la prevenzione della violenza.
I dati ci dicono che i cambiamenti negli atteggiamenti e nei comportamenti sono possibili, e possono essere raggiunti in meno di una generazione.

Prima di tutto, gli autori dicono bisogna concentrarsi non solo sulle vittime della violenza, ma su gli autori di violenza.

Gli interventi di prevenzione della violenza possono ridurre i livelli di violenza nelle mura domestiche e dovrebbero cercare di affrontare atteggiamenti, norme e credenze che giustificano la violenza contro le donne, collegare nozioni dominanti di mascolinità e autorità maschile sulle donne, e di stigmatizzare le vittime, in particolare nel basso reddito e paesi a medio reddito“.

Gli autori sottolineano il ruolo importante del sistema sanitario nel prevenire la violenza e nel trattamento delle vittime.

Gli operatori sanitari sono spesso il primo punto di contatto con le donne e le bambine vittime di violenza” dice il co-autore Dr. Claudia Garcia-Moreno, medico dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che aggiunge:

“L’identificazione precoce di donne e bambini oggetto di violenza sono una risposta solidale ed efficace in grado di migliorare la vita delle donne e il benessere, e aiutarli ad accedere ai servizi essenziali.”

Gli operatori sanitari possono inviare un messaggio forte – che la violenza non è solo un problema sociale, ma una pratica pericolosa, malsana e dannosa.

Vengono delineate Cinque azioni che i responsabili politici di tutto il mondo dovrebbero adottare per contrastare la violenza contro le donne:

  1.  Riconoscere che la violenza contro le bambine e le donne colpisce la salute e lo sviluppo, e dovrebbero garantire risorse adeguate per interventi che possono aiutare a prevenire tale violenza.
  2. Rispetto e rafforzamento delle leggi che proibiscono la violenza verso le donne.
  3. Garantire la promozione, della parità di genere. Investire in programmi che promuovono l’uguaglianza per le donne
  4. Il ruolo del settore sanitario deve essere rafforzato. Ci deve essere una maggiore consapevolezza della violenza contro le donne tra i professionisti sanitari e di formazione su come affrontare questi casi
  5. C’è bisogno di più investimenti nella ricerca per individuare strategie in grado di prevenire la violenza contro le donne, e l’azione per implementare queste strategie.

L’obiettivo rimane trasformare questi dati in azioni vere e concrete, così che le donne e le bambine possono vivere una vita libera dalla violenza.

immagine: “Violence aganist woman”, autore Gaetano Salerno

Fonte:

The hidden crisis of violence against women and girls, five-part series, The Lancet, published online 21 November 2014.

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1 responses on "25 novembre: Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne"

  1. Sono d’accordo con la necessità di affrontare questo fenomeno che dilaga nella nostra società ed è ancora molto sommerso. Senza guardare al mondo intero si può osservare l’entità del problema in Italia. Già l’indagine Istat del 2006 stimava in 6 milioni e 743 mila le donne che, almeno una volta nella vita, sono state vittime di violenza, fisica o sessuale, cioè il 31,9% della popolazione femminile; considerando il solo stupro la percentuale è del 4,8% (oltre un milione di donne). Se guardiamo alle donne che hanno subito o subiscono violenza psicologica la stima sale ad oltre 7 milioni. Il 14,3% delle donne è stata oggetto di violenze da parte del partner: per la precisione, il 12% è stato oggetto di violenza fisica e il 6,1% di violenza sessuale. Del rimanente 24,7% (violenze provenienti da conoscenti o estranei), si hanno 9,8% di violenze fisiche e 20,4% di violenza sessuale. Purtroppo ancora poco si sta facendo. A Trieste si è pensato in collaborazione con il Centro antiviolenza per le donne – GOAP – di fondare l’Associazione di volontariato INTERPARES che si occupa di prendere in carico gli uomini che agiscono violenza. L’obiettivo non è eliminare il fenomeno perchè sarebbe utopico in questo momento ma lo si vuole comunque ridurre quanto più possibile. Ad oggi su 300 donne che chiedono aiuto al Goap ci sono stati solo 15 uomini che hanno richiesto di svolgere un percorso presso la nostra Associazione (composta da 5 psicoterapeuti – 1 psicologa – due operatrice con esperienza pluriennale nell’ambito della violenza sulle donne). Dobbiamo fare ancora molta strada per sensibilizzare le istituzione e l’opinione pubblica su questo argomento ma qualcosa si sta muovendo. Speriamo di riuscire presto ad intervenire direttamente sulla causa della violenza di genere in modo da aumentare la sicurezza di tutte quelle donne che quotidianamente subiscono comportamenti violenti dal proprio partner/fidanzato/marito etc. E’ ovvio che è necessaria una formazione specifica per lavorare in questo campo anche per superare molti degli stereotipi esistenti ma bisogna dire che in Italia, come a Trieste, sono nate delle realtà molto valide e serie che, in stretta collaborazione con i Centri antiviolenza per le donne ed altre istituzioni/enti e l’Azienda sanitaria, hanno iniziato a lavorare per offrire agli uomini maltrattanti un percorso psicoeducativo . A titolo informativo segnalo che è nata l’Associazione Relive, con sede a Firenze, che ha lo scopo di coordinare tutti i centri per gli uomini maltrattanti di tutto il territorio nazionale.

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