Ansia da Cambiamento Climatico (CCA) e Salute Mentale

Ansia da Cambiamento Climatico (CCA) e Salute Mentale

Prove sempre più evidenti indicano che il cambiamento climatico avrà impatti di vasta portata sulla salute umana, compresa quella mentale.

Un’ampia letteratura scientifica correla i disastri meteorologici a tassi elevati di condizioni psichiatriche comuni come il Disturbo Depressivo Maggiore (MDD) e il Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD), e un numero crescente di studi suggerisce anche che l’aumento delle temperature può compromettere la salute mentale e aumentare il rischio di comportamenti suicidi.

Tuttavia, concentrandosi sulle catastrofi meteorologiche e sulla temperatura, si trascura l’intera gamma di esposizioni al cambiamento climatico, compresi i suoi indicatori più sottili, e le relative conseguenze sulla salute mentale. Recenti ricerche indicano che anche la minaccia esistenziale del cambiamento climatico può essere associata a esiti negativi per la salute mentale, in particolare tra le popolazioni più giovani, e studi recenti hanno documentato l’esistenza dell’ansia da cambiamento climatico (CCA).

 

L’Ansia da Cambiamento Climatico (CCA) è definita come una risposta negativa associata alle preoccupazioni per il cambiamento climatico.

Può includere risposte cognitive, emotive e comportamentali, ad esempio preoccupazioni persistenti, angoscia psicologica o difficoltà di sonno legate alle conseguenze a lungo termine dei cambiamenti climatici, e può risultare in una compromissione funzionale, ad esempio quando le preoccupazioni per i cambiamenti climatici interferiscono con la capacità di un individuo di impegnarsi pienamente nel lavoro, nella scuola o nelle relazioni (Clayton & Karazsia, 2020). Questa combinazione di risposte non si qualifica di per sé come un disturbo psichiatrico, come MDD o GAD, ma indica una fonte di stress che può avere un impatto negativo sulla salute mentale (Clayton, 2020).

La CCA ha ricevuto una crescente attenzione da parte della stampa popolare (Benoit et al., 2022), ma poche ricerche hanno esaminato la relazione con i sintomi psichiatrici, compresi quelli di MDD e GAD. Inoltre, dato che un numero sempre maggiore di persone, soprattutto giovani, si sta attivando per affrontare il cambiamento climatico, è necessaria una ricerca per esplorare il modo in cui l’impegno nell’azione può essere correlato sia ai CCA che ai sintomi della salute mentale.

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Ansia da il cambiamento climatico e salute mentale

La CCA si distingue dalle risposte associate a esperienze potenzialmente traumatiche legate al clima, come gli eventi meteorologici estremi, e si ritiene che derivi da una gamma più ampia di esposizioni legate al cambiamento climatico, compresa l’esposizione al cambiamento climatico attraverso i media (Clayton, 2020). C’è poco consenso su come concettualizzare i CCA dal punto di vista della salute mentale: alcuni li descrivono come una “tendenza della cultura pop” (Grist, 2019), altri come una risposta appropriata e normale, altri ancora come un disturbo clinico che necessita di un trattamento (Taylor, 2020).

Il disaccordo sul costrutto può essere in parte dovuto alle critiche sulla medicalizzazione di legittime preoccupazioni ambientali, ma può anche riflettere il fatto che, fino a poco tempo fa, c’erano poche prove di CCA, con le misure esistenti che si concentravano più in generale sulle emozioni negative legate al cambiamento climatico, piuttosto che sulla CCA in modo specifico (e.g., Eisenman et al., 2015; Searle & Gow, 2010).

Una misura recente sviluppata da Clayton e Karazsia (2020) è stata progettata per enfatizzare in modo specifico gli aspetti clinicamente significativi del CCA. Le analisi fattoriali hanno identificato due sottoscale: compromissione cognitiva emotiva, che comprende ruminazione, difficoltà a dormire o a concentrarsi e incubi o pianti; e compromissione funzionale, che riflette la difficoltà a impegnarsi nelle responsabilità lavorative o accademiche e nelle relazioni a causa del CCA.

Nello studio iniziale di validazione della scala CCA tra gli adulti degli Stati Uniti utilizzando un campione di MTurk, una misura dei sintomi di MDD e GAD è risultata fortemente correlata con la compromissione cognitiva emotiva (r = .54) e la compromissione funzionale (r = .47), indicando che la CCA è correlata ai sintomi di depressione e ansia, ma non ne è completamente responsabile. Sebbene questo fornisca importanti dati preliminari sulla relazione tra CCA e sintomi psichiatrici, lo studio ha utilizzato una breve misura a quattro item dei sintomi combinati di MDD e GAD (PHQ-4; Kroenke et al., 2009a) senza distinguerli tra loro.

Allo stesso modo, un altro studio recente ha mostrato un’associazione tra CCA e salute mentale complessiva tra gli adulti emergenti filippini (Reyes et al., 2021), ma non hanno esaminato come il CCA possa essere correlato in modo diverso a diversi tipi di sintomi psichiatrici. Pertanto, è necessaria una maggiore chiarezza sul modo in cui il CCA si relaziona con i costrutti clinici di MDD e GAD.

 

Ansia da cambiamento climatico e azioni per il clima

Impegnarsi nell’azione di fronte al cambiamento climatico può essere un modo per riconquistare il potere e costruire un’agency, che a sua volta può essere associata a una migliore salute mentale (e.g., Gong et al., 2011; Veronese et al., 2017). Le ricerche indicano che l’attivismo può proteggere dai sentimenti di disperazione nel contesto di circostanze opprimenti o quando il benessere futuro è in pericolo (DeAngelo et al., 2016).

L’impegno in un’azione collettiva può anche portare a sentimenti di empowerment e di sostegno sociale (Flanagan et al., 2007; Gorski, 2019) e alcune ricerche indicano che può essere associata a una migliore salute mentale a lungo termine (Boehnke & Wong, 2011). Allo stesso tempo, altre ricerche evidenziano i costi psicologici dell’attivismo, in particolare di quello legato a questioni di rilevanza personale (Chen & Gorski, 2015). Impegnarsi nell’attivismo per il clima significa tipicamente dedicare un tempo significativo a riflettere sulla questione del cambiamento climatico, nonché dedicare notevoli risorse psicologiche e/o materiali a una causa che, anche nelle migliori circostanze, potrebbe comportare una perdita ingente (Randall, 2015). Questo può far sentire gli attivisti esausti e sopraffatti, contribuendo all’ansia e alla depressione. Inoltre, quando l’attivismo non riesce a raggiungere gli obiettivi previsti, questo processo può effettivamente aumentare l’angoscia, l’ansia o la disperazione (Albright & Hurd, 2021; Kovan & Dirkx, 2003).

Sebbene esistano poche ricerche specifiche sugli effetti psicologici dell’impegno nell’attivismo per il clima, la ricerca qualitativa suggerisce che l’azione collettiva può aiutare gli attivisti per il clima a gestire le loro paure, a promuovere la speranza e ad aumentare i sentimenti di connessione (Kleres & Wettergren, 2017; Nairn, 2019). Un altro studio qualitativo che ha esaminato le strategie di coping tra i giovani preoccupati per il cambiamento climatico ha indicato che alcune strategie di coping focalizzate sul problema, tra cui l’impegno in azioni individuali e collettive, sono state utilizzate da alcuni giovani per regolare le preoccupazioni legate al cambiamento climatico (Ojala, 2012). Infine, la ricerca ha dimostrato l’esistenza di associazioni tra l’impegno in azioni individuali per il clima, ovvero comportamenti sostenibili, e la felicità (Corral-Verdugo et al., 2015). Nel complesso, questi studi indicano il potenziale dell’azione per il clima per ridurre il disagio associato alla minaccia del cambiamento climatico.

 

Ansia e attivismo nei confronti del cambiamento climatico tra gli adulti emergenti

I giovani adulti sono stati in prima linea in gran parte del recente attivismo incentrato sul clima. Ciò è coerente con le tendenze storiche che vedono i giovani adulti spesso alla guida di importanti movimenti di cambiamento sociale (Franklin, 2021). Reimer (2013) ha sostenuto che i giovani adulti sono il target ideale per impegnarsi nell’attivismo ambientale grazie al loro stadio di sviluppo, alle conoscenze ambientali e alla capacità di essere messaggeri efficaci. Allo stesso tempo, l’attivismo dei giovani può anche essere stigmatizzato; ad esempio, i giornali statunitensi che parlano di cambiamenti climatici dipingono i giovani alternativamente come attivisti esigenti, ragazzi adulterati, vittime innocenti o come salvatori (Benoit et al., 2022).

Anche gli adulti emergenti possono essere particolarmente colpiti dal CCA. Le ricerche indicano che il CCA e il pessimismo legato al cambiamento climatico sono più comunemente sostenuti nell’adolescenza e nella giovane età adulta rispetto all’infanzia (Ojala, 2012) e alla media e tarda età adulta (Clayton & Karazsia, 2020). Oltre alle elevate preoccupazioni per il cambiamento climatico, gli adulti emergenti hanno maggiori probabilità di soddisfare i criteri per un disturbo di salute mentale rispetto ad altri gruppi di età (e.g., Henin & Berman, 2016). Il MDD e il GAD si sviluppano con particolare probabilità nell’età adulta emergente (Kessler et al., 2005).

Da notare che gli studenti universitari sembrano essere stati particolarmente colpiti dalla pandemia COVID-19, mostrando un aumento dell’ansia e del disagio rispetto alla popolazione generale (Wang et al., 2020). Quindi, se da un lato i giovani adulti possono essere particolarmente ben posizionati per impegnarsi nell’attivismo per il clima e stanno assumendo sempre più il mantello della responsabilità di affrontare questa minaccia globale, dall’altro è importante capire meglio come questo possa essere correlato alla loro salute mentale, sia per il loro bene individuale che per la sostenibilità del movimento sociale.

Nel contesto della ricerca che indica gli elevati livelli di CCA degli adulti emergenti e il loro ruolo di primo piano nelle azioni legate al clima, questo studio con metodi misti si proponeva di esaminare i sintomi di CCA, MDD e GAD e le azioni legate al clima in un campione di adulti emergenti. I nostri obiettivi primari erano:

  1. esaminare le associazioni tra CCA e misure cliniche del disagio, compresi i sintomi di GAD e MDD;
  2. indagare l’azione climatica individuale e collettiva come potenziali moderatori delle associazioni tra CCA e sintomi di GAD e MDD e
  3. esplorare le esperienze e i comportamenti soggettivi e personalizzati dei partecipanti che sperimentano il disagio legato ai CCA.

Gli obiettivi 1 e 2 sono stati analizzati dal punto di vista quantitativo, mentre l’obiettivo 3 è stato affrontato attingendo alle risposte aperte alle domande sulle preoccupazioni e le azioni dei partecipanti relative al cambiamento climatico, concentrandosi su un sottocampione di partecipanti che riportavano livelli elevati di CCA e probabili diagnosi di GAD e/o MDD in base ai dati quantitativi. A causa della limitata ricerca sull’ansia da cambiamento climatico e delle prove contrastanti relative al ruolo dell’attivismo nel migliorare o esacerbare il disagio, non sono state giustificate ipotesi specifiche.

 

Discussione

I risultati di questo studio estendono le precedenti ricerche sulla CCA per esaminare le associazioni che distinguono tra misure cliniche di GAD e MDD. Mentre entrambe le scale CCA di compromissione funzionale e di compromissione cognitiva emotiva erano significativamente associate ai sintomi del GAD, solo la compromissione funzionale CCA era associata a sintomi più elevati di MDD. L’attivismo climatico ha moderato l’associazione tra la compromissione cognitivo-emotiva CCA e i sintomi di MDD, con un’associazione significativa tra CCA e MDD che è emersa per coloro che avevano bassi livelli di attivismo, ma nessuna associazione significativa per coloro che avevano alti livelli di attivismo.

Inoltre, l’impegno nell’azione individuale è risultato significativamente associato a livelli più bassi di sintomi di GAD, ma non sono stati rilevati effetti di moderazione per l’azione individuale. I dati qualitativi hanno fornito una comprensione più approfondita delle preoccupazioni e delle azioni degli adulti emergenti, indicando la gravità delle preoccupazioni legate al cambiamento climatico nella maggior parte dei partecipanti, ma in particolare in quelli con livelli più elevati di CCA e di disagio mentale.

Questi risultati contribuiscono alla comprensione del CCA come costrutto e della sua correlazione con le misure cliniche. Ricerche precedenti hanno dimostrato che il CCA è correlato positivamente con una misura combinata dei sintomi di MDD e GAD (Clayton & Karazsia, 2020) e con una misura generale della salute mentale (Reyes et al., 2021). Lo studio attuale ha dimostrato che entrambe le sottoscale CCA di compromissione cognitiva ed emotiva e funzionale erano significativamente associate ai sintomi del GAD, ma solo la compromissione funzionale CCA era associata a sintomi più elevati di MDD, suggerendo che, sebbene ci possa essere una sovrapposizione in alcuni sintomi di compromissione funzionale nella CCA e nel MDD, le componenti cognitive ed emotive sono distinte.

Questi risultati sono coerenti con un recente studio che ha esaminato i sentimenti di ansia, depressione e rabbia legati al cambiamento climatico e che ha dimostrato che i sentimenti di ansia legati al cambiamento climatico erano associati a sintomi di ansia e stress, ma non a sintomi di depressione (Stanley et al., 2021). Più in generale, le associazioni tra le subscale di CCA e le scale di GAD e MDD non erano ampie, suggerendo che la CCA non dovrebbe essere considerata semplicemente come una manifestazione di GAD o MDD, né come un disturbo clinico.

Sebbene i nostri risultati indichino che i CCA sono distinti dal GAD e dal MDD, l’esperienza dei CCA può contribuire o coesistere con il GAD o il MDD. I dati qualitativi di coloro che hanno riferito livelli più elevati di CCA e di sintomi di salute mentale hanno dimostrato il modo in cui la CCA può manifestarsi tra gli adulti emergenti che sperimentano anche sintomi clinici, in particolare in preoccupazioni diffuse e acute, sentimenti di impotenza e un senso generale di disperazione e di sventura. Inoltre, le risposte hanno dimostrato come l’ansia da cambiamento climatico possa rappresentare un ostacolo all’impegno con gli obiettivi tipicamente salienti nell’età adulta emergente, come l’istruzione, la carriera e gli obiettivi familiari, che possono contribuire a una perdita di significato o di scopo. Questo può essere particolarmente preoccupante nel contesto di una popolazione di adulti emergenti che è già più vulnerabile al disagio mentale.

L’impegno nell’azione collettiva, tuttavia, può avere una certa capacità di proteggere dalla depressione gli adulti emergenti che sperimentano l’ansia da clima. Ciò è coerente con la ricerca e la teoria sul ruolo dell’agenzia nel sostenere la salute mentale delle popolazioni vulnerabili (Gong et al., 2011; Veronese et al., 2017). Impegnarsi in un’azione collettiva può combattere i sentimenti di disperazione e impotenza e promuovere sentimenti di speranza.

L’azione collettiva porta con sé anche il legame con la comunità e il sostegno sociale, che favoriscono la salute e il benessere (e.g., Lorimer et al., 2020; Velez & Moradi, 2016). Questi risultati forniscono un primo supporto quantitativo a precedenti ricerche qualitative in cui gli attivisti per il clima descrivono l’azione collettiva come un modo per gestire le loro paure, costruire la speranza e creare sentimenti di connessione (Kleres & Wettergren, 2017; Nairn, 2019). La partecipazione ad azioni collettive può avere funzioni simili a quelle dell’attivazione comportamentale, un trattamento evidence-based per il MDD, e contribuire alla riduzione dei sintomi del MDD.

Mentre l’azione individuale è stata associata a livelli più bassi di GAD, non ha mostrato la stessa capacità di attenuare le associazioni tra CCA e salute mentale rispetto all’azione collettiva, suggerendo il ruolo unico dell’azione collettiva di fronte a circostanze opprimenti. Ciò potrebbe essere in parte dovuto ai limiti della scala stessa, poiché le risposte qualitative hanno indicato un repertorio molto più ampio di azioni individuali che i partecipanti hanno intrapreso rispetto a quelle rappresentate nella scala. Allo stesso tempo, le risposte qualitative riflettevano anche la percezione dell’insignificanza dell’azione individuale di fronte all’immensità dei problemi posti dal cambiamento climatico. Ciononostante, la maggior parte del nostro campione ha riferito di impegnarsi in azioni individuali per affrontare il cambiamento climatico ed è incoraggiante che queste azioni possano essere associate a livelli più bassi di GAD.

I risultati quantitativi e qualitativi suggeriscono che i CCA hanno un ampio impatto sugli adulti emergenti. Sebbene l’esperienza di CCA non costituisca di per sé un disturbo clinico, l’esperienza di CCA può contribuire a disturbi clinici e, data la prevalenza di CCA e di disturbi mentali tra gli adulti emergenti, è probabile che si verifichi una co-occorrenza. In questi casi, l’intervento clinico può essere meritato ed è importante che gli operatori della salute mentale abbiano un’alfabetizzazione climatica sufficiente per poter affrontare efficacemente i CCA nei contesti terapeutici (Clayton et al., 2021). Per esempio, è importante che i terapeuti riconoscano che le preoccupazioni, anche gravi, per il cambiamento climatico sono legittime e normative tra gli adulti emergenti, piuttosto che considerarle esclusivamente come un sintomo di un disturbo.

Le terapie esistenziali e gli approcci cognitivo-comportamentali di terza ondata che si concentrano sul significato, sui valori e sull’accettazione possono essere particolarmente adatti agli adulti emergenti che sperimentano i CCA e cercano un trattamento. Inoltre, i sostenitori dell’ecoterapia hanno suggerito che lo sviluppo di un’identità ambientale e l’impegno nella conservazione dell’ambiente possono essere un approccio efficace per il trattamento dell’ansia climatica (Doherty, 2016; Palinkas et al., 2020).

Più in generale, sia nel contesto di un trattamento formale che in quello della comunità, del lavoro e dell’istruzione, la creazione di opportunità per impegnarsi in un’azione collettiva e, così facendo, costruire un’agenzia e una connessione, può essere particolarmente utile per affrontare i CCA degli adulti emergenti. Infatti, poiché la maggior parte del nostro campione ha riportato preoccupazioni significative nelle risposte aperte, ma ha ottenuto un punteggio basso nella misura del CCA, gli approcci basati sulla comunità che si concentrano sulla costruzione dell’agency possono essere più appropriati, con possibilità di collegare coloro che hanno maggiori bisogni di salute mentale ai servizi clinici, se necessario.

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Nella mia presentazione farò brevemente riferimento alla scienza del clima prima di descrivere gli impatti del cambiamento climatico sulla salute umana, in particolare gli impatti psicologici e sulla salute mentale, dagli effetti dell’aumento del calore sui ricoveri per salute mentale, agli effetti traumatici dei disastri lenti (siccità ripetute) e veloci (inondazioni/tempeste), fino alla comprensione contemporanea del disagio ecologico e climatico. Farò riferimento agli antecedenti mentali coloniali delle crisi ambientali, climatiche e di biodiversità che stiamo affrontando e al concetto di “clima di non cura” di Sally Weintrobe. Esplorerò il ruolo che il professionista psicologo può, anzi deve svolgere nella comprensione della situazione in cui ci troviamo. Ciò richiede che l’operatore sia in relazione con le proprie eco-emozioni. Analizzerò cosa intendiamo per resilienza e descriverò diverse metodologie emozionali che possono contribuire alla resilienza individuale e sociale. Criticherò il tradizionale modello di trattamento psicologico “one-to-one in consultorio” e suggerirò che gli operatori psicologi possono contribuire alle loro comunità in modi che attingono alle competenze terapeutiche ma non sono necessariamente psicoterapia. 

 

Articolo liberamente tradotto “Climate change anxiety and mental health: Environmental activism as buffer“, di Sarah E. O. Schwartz, Laelia Benoit, Susan Clayton, McKenna F. Parnes, Lance Swenson & Sarah R. Lowe, su Current Psychology (2022)

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