Come il cervello risponde alla paura

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Se è vero che la paura è una risposta emotiva ad una minaccia o ad un pericolo atta a proteggerci, è anche vero che provare troppa paura può causare  gravi disagi psicologici e, in alcuni casi, problemi di salute mentale.

Una nuova ricerca svela il circuito cerebrale coinvolto nella paura, il primo studio sugli esseri umani che delinea il meccanismo attraverso il quale a livello di circuito vengono processate le informazioni di paura.

Dal punto di vista evolutivo, la paura e l’ansia sono molto utili. Queste emozioni profondamente radicate hanno permesso di proteggerci dai predatori, tutt’oggi la risposta “lotta o fuga” è ancora una sana reazione a situazioni di pericolo. Quando la paura è proporzionata al pericolo di una persona si tratta di una normale risposta adattativa. Tuttavia, alcuni di noi hanno reazioni esagerate a situazioni stressanti.
Quando la risposta paura è sproporzionato o dura a lungo può  interferire con il benessere di un individuo e il funzionamento quotidiano – ed è classificato come un disturbo d’ansia.

Finora, gli studi sugli animali hanno dimostrato che l’amigdala gioca un ruolo chiave nella trasformazione paura, mentre l’ippocampo nella formazione dei ricordi di eventi emotivi.
Tuttavia, i ricercatori della University of California-Irvine (UCI) hanno cercato di indagare come queste due regioni interagiscono in presenza di uno stimolo paura.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications. I ricercatori hanno inserito chirurgicamente degli elettrodi nella amigdala e nell’ippocampo dei nove partecipanti, che sono stati invitati a guardare scene da film dell’orrore.

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L’amigdala è una regione a forma di mandorla, situata proprio accanto all’ ipotalamo, che funge da centro principale per l’elaborazione delle emozioni, comportamento emotivo, e motivazione.

I partecipanti allo studio avevano una forma di epilessia farmaco-resistente. Il posizionamento degli elettrodi è stato fatto come parte della valutazione clinica della loro attività convulsiva, e gli autori rassicurano che gli elettrodi sono stati impiantati esclusivamente secondo le necessità cliniche dei pazienti.

Lin e gli altri autori hanno registrato l’attività neurale dei partecipanti, questo tipo di studio permette la registrazione dell’attività neuronale in profondità, con un’ acquisizione dell’attività cerebrale millisecondo per millisecondo, rivelando in tempo reale come il cervello reagisce a stimoli paurosi.

I ricercatori hanno scoperto che l’amigdala e l’ippocampo si scambiano direttamente i segnali quando un individuo riconosce uno stimoli emotivo.

I neuroni nell’amigdala “sparano”, si attivano cioè, già 120 millisecondi prima dell’ l’ippocampo.  Gli autori rivelano che il  flusso dell’informazione è unidirezionale dall’amigdala verso l’ippocampo, questo vale per scene di paura e non accade nelle scene di pace.

Il primo autore dello studio Jack Lin afferma che lo studio fornisce “prova diretta che l’amigdala prima estrae la rilevanza emotiva e quindi invia queste informazioni all’ippocampo che elabora l’informazione come un ricordo.”

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