Cucinoterapia e Alzheimer: il cibo è ricordo

Livia Del Monte
Mi chiamo Livia Del Monte e sono Dottoressa in Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione, laureata presso l'Università Pontificia Salesiana di Roma. Fin da bambina, nutro una grand... Leggi la Bio
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Cucinoterapia e Alzheimer, cibo e ricordi: quale legame?

Tra il cibo e i nostri ricordi intercorre un legame molto forte e inconsapevole, in un primo momento. Come può il cibo “ricordarci” qualcosa? Per rispondere a questa domanda è utile ricordare Proust. Egli descrisse la sua grande intuizione secondo la quale olfatto e gusto hanno un ruolo fondamentale per il recupero dei ricordi. Odori, sapori, determinati ingredienti e alimenti possono rievocare, senza alcun preavviso o logica apparente, ricordi ed esperienze passate particolarmente significative per noi.

Dunque, la Cucinoterapia è in grado di stimolare sia il corpo che la mente. Dal coinvolgimento di spalle, mani, polsi, gomiti e collo, alla stimolazione delle funzioni cognitive. In un contesto protetto, guidato da esperti del settore, questa terapia può essere parte integrante del training cognitivo e socio relazionale per pazienti affetti da Alzheimer. Cucinoterapia e Alzheimer entrano quindi in relazione. Questo perché lo stretto legame tra cibo e ricordi è potente e primordiale. Ed è proprio intorno ad una tavola che si può costruire un ambiente favorevole e familiare in cui ritrovarsi, narrare episodi autobiografici e far riaffiorare alla mente ricordi apparentemente lontani.

L’atto curativo del cucinare

L’obiettivo è di preparare dei piatti sempre più elaborati che richiedono: tempo, attenzione, memoria, concentrazione, capacità di collaborare, pazienza, movimento del corpo e condivisione di ciò che è stato cucinato. Ad esempio, nel trattamento con pazienti affetti da Alzheimer si può contare anche sui dolci e sul loro effetto benefico sull’umore, in quanto diminuiscono l’ansia e lo stress.

In tal senso, non si parla solo del mangiare dolci, ma soprattutto del prepararli, poiché toccare con le mani gli ingredienti direttamente innesca un senso di tranquillità, aiuta a ristabilire la calma e la concentrazione. Inoltre, l’attesa della lievitazione e della cottura insegna a non spazientirsi, a mettersi in ascolto. Tramite laboratori di Cucinoterapia, infine, viene messa in risalto l’autostima, un elemento fondamentale per i pazienti, in quanto viene accresciuta esponenzialmente nel momento in cui ci si ritrova davanti al piatto finito e si gusta insieme agli altri, condividendo emozioni e sensazioni.

La stimolazione delle funzioni cognitive, la diminuzione di ansia e stress, il lavoro di gruppo, la socializzazione e l’aumento del senso di autostima sono gli “ingredienti” principali della Cucinoterapia. Dalla sola osservazione da parte degli operatori si è visto come sia alto il tono dell’umore quando si esercitano tali laboratori, quanta iniziativa ci sia da parte di alcuni pazienti tanto da proporre nuove ricette per le volte successive. Lo scopo della Cucinoterapia è restituire un senso di fiducia e autonomia ai pazienti, far sì che gli ospiti si sentano quanto più a proprio agio e in un ambiente familiare: cucinare permette di avvicinarsi il più possibile alla quotidianità di una casa e di una famiglia.

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La Cucinoterapia come palestra per la mente

Esattamente come la palestra serve per recuperare la forza di un muscolo specifico, la Cucinoterapia può diventare una palestra per la mente e per il trattamento diretto a un singolo bisogno che va oltre la semplice autosufficienza nel cucinarsi.

Con questa nuova visione, la cucina viene vista come luogo di lavoro in cui, assieme al terapeuta, ci si concentra su un sintomo da aggredire e si lavora per rispondere ad un danno organico. Infatti, può essere una forma di allenamento che va a stimolare fenomeni di plasticità neurale all’interno del nostro cervello che sono attivi durante l’intero arco di vita, quindi anche in tarda età.

La Cucinoterapia è utile a persone con malattia di Alzheimer. Infatti, queste persone trovano rassicurante il susseguirsi di semplici mansioni che caratterizzano la cucina. Essa è infatti costituita da un insieme di diverse operazioni che mantengono in esercizio le aree cerebrali preposte alla programmazione e al coordinamento di movimenti complessi. Ciò è stato confermato da studi di neuroimaging su cuochi professionisti. Tali studi hanno mostrato come i cuochi posseggano alcune aree del cervello particolarmente sviluppate. È presente, ad esempio, un aumento di volume del cervelletto, la parte del Sistema Nervoso Centrale predisposta alla coordinazione motoria. Per cucinare bisogna pianificare, organizzarsi e svolgere diversi compiti in simultanea. Chi trova difficile cucinare ha difficoltà anche a programmare una giornata di lavoro.

La Cucinoterapia in aiuto a pazienti affetti da Alzheimer

La cucina è avvolgente, coinvolge tutti i cinque sensi. Dal tatto quando mettiamo le “mani in pasta”, al rumore ritmico di un mattarello, ai colori e ai profumi e finalmente al gusto. L’olfatto in particolare può riportarci ai ricordi d’infanzia. Per questo è così importante per le persone con Alzheimer, per cui spesso gli odori sono un legame con la propria storia personale.

Tuttavia, per qualunque persona gli aromi di una vecchia ricetta di famiglia o il profumo di una torta appena sfornata possono essere una “porta speciale” per rivivere emozioni e ricordi. La Cucinoterapia, inoltre, tende a sottolineare il fatto che la cucina è anche un’attività sociale. Essa ci permette di essere generosi non solo verso noi stessi ma anche verso gli altri. Ci permette di farli felici. Questo sentimento di lavorare per far stare meglio gli altri, per regalare un sorriso, ha di per sé un grande effetto terapeutico. Per i pazienti affetti da Alzheimer, particolarmente per coloro che vivono in residenze per anziani, ha la capacità di ristabilire un senso di benessere globale. Può inoltre aiutare nell’affrontare meglio anche il percorso di cure mediche e riabilitative, nonché il rapporto con gli altri ospiti, gli operatori e i propri familiari.

Scoprire il rapporto tra Cucinoterapia e Alzheimer ti ha incuriosito?
Approfondisci il tema della Cucinoterapia in questo articolo:
Quando cucinare aiuta a guarire: introduzione alla Cucinoterapia
Bibliografia

– CERASA, A. La cooking therapy. Come trasformare la cucina in una palestra per la mente. Applicazioni per pazienti neurologici e psichiatrici. FRANCO ANGELI

– SCHIRA R. Cucinoterapia. Curare, accudire, amare se stessi e gli altri con il cibo. SALANI EDITORE

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