Donne vittime di violenza ed effetti sulla salute

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riferisce, nella pubblicazione del 2013 incentrata sulla violenza contro le donne e gli effetti sulla salute derivanti, che il 35% delle donne in tutto il mondo sono state vittime di violenza fisica o sessuale da parte del partner.

Traumi fisici vengono, naturalmente associati a una vasta gamma di traumi psicologici. La violenza può portare a un senso di disperazione, che molto spesso crea problemi di abuso di sostanze. I problemi psicologici legati alla violenza domestica sono il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), ansia, depressione, disturbi alimentari, e tendenze suicide.

Spesso, disturbi alimentari e pensieri suicidi sono un meccanismo di coping per chi si sente particolarmente depresso, e senza possibilità di essere aiutato.

AfterSilence.org, un sito web di supporto per le donne vittime di violenza sessuale stima che quasi il 30-40% dei pazienti con disturbi alimentari sono sopravvissuti a traumi sessuali. Disturbi dell’umore creati da abusi domestici sono prevenibili, ma spesso passano inosservati.

Secondo il rapporto dell’OMS, le donne che subiscono violenza domestica hanno più possibilità di sviluppare un problema di abuso di alcool, di essere depressi o ansiosi.

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L’OMS riporta che le donne che soffrono di violenza domestica corrono molti più rischi di sviluppare malattie cardiovascolari, ipertensione, sindrome del colon irritabile, e qualunque tipo di dolore cronico. Ognuno di questi aspetti colpisce un organo importante – cuore, sistema digestivo, e muscoli. Gli organi principali sono compromessi perché il corpo è sempre in uno stato di shock o di nervosismo, come quando si è soggetti a violenza da parte del convivente.

Futures Without Violence riferisce che le donne che subiscono una forma violenza dal partner hanno il 70% più probabilità di avere malattie cardiache, l’80% in più di avere un ictus e il 60% di sviluppare problemi respiratori come l’asma.

Rapporti violenti generano effetti negativi sulla salute sessuale e riproduttiva. Questi, riferisce l’OMS, sono spesso il risultato di violenza sessuale e coercizione, e l’incapacità di negoziare l’uso del preservativo con un partner violento; il cui esito, molto spesso è una gravidanza. Con ulteriori problematiche a cascata sulla gravidanza, come nascita prematura,sale il rischio  del 16% di avere un basso peso alla nascita del bambino, aborti spontanei, aborti sia legali che illegali. Allo stesso modo, queste donne spesso hanno molte possibilità di contrarre infezioni trasmesse sessualmente, 1,5 volte più a rischio di contrarre l’HIV / AIDS, e problemi ginecologici.

OMS ha pubblicato una recensione completa sulle cause della violenza domestica e le conseguenze per la salute che possono verificarsi. Si tratta di una tappa importante per la salute pubblica, come la violenza domestica è una grave minaccia per la salute, dal momento che così tante persone ne sono colpite.

Fonte:

Global and Regional Estimates of Violence against Women: Prevalence and Health Effects of Intimate Partner Violence and Non-partner Sexual Violence. World Health Organization. 2013.

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1 responses on "Donne vittime di violenza ed effetti sulla salute"

  1. LA VIOLENZA NON È SOLO MASCHILE

    Voler considera¬re la violenza sola¬mente nelle sue de¬clinazioni al ma¬schile, forse perché più chiassose, più eclatanti, si¬gnifica voler ridur¬re e sottovalutare la questione in rapporto alla sua reale ampiezza e gravità. La violenza di Stato, del siste¬ma giustizia, dei media, quella psicolo-gica oltreché fisica, costituiscono glo¬balmente un fenomeno assai più etero¬geneo e complesso di quello che, gene¬ralmente, mezzi d’informazione, politi¬ca ed alcune frange femministe, vorreb¬bero farci credere. La violenza ha inve¬ro mille declinazioni, non ha colore, età, passaporto o sesso. Esiste anche la violenza delle donne sugli uomini, delle donne contro le donne (ottimo il contributo della fem¬minista USA Phyllis Chesler che auda¬cemente ha pubblicato «Donna contro donna»), delle madri contro le figlie e i figli, delle mogli contro i mariti e i suo¬ceri, contro le autorità. Nella vicina penisola, per esempio, il 70% delle sot-trazioni internazionali di minori ri¬guarda le donne, il 10% della pedofilia è femminile; il 72% degli infanticidi è perpetrato da donne; il 90% dei genito¬ri alienanti è costituito da madri, valo¬ri che, invece che semplificarla, rendo¬no giustizia della eterogeneità del feno¬meno violenza. La ricerca ed il dibattito tra i ricercato¬ri più seri non sono oggi concentrati sull’esistenza di una violenza femmini¬le, bensì sul tema della simmetria – o meno – fra i due generi nell’esercizio della violenza. Un decisivo contributo a questo dibattito è venuto da una ri¬cerca del 2006 del più autorevole orga¬no di ricerca USA, il Center for Disease Control, che concludeva appunto – co¬me altre precedenti ricerche – su una sostanziale simmetria nella violenza tra i generi. Il prof. Martin S. Fiebert, del Dipartimento di psicologia della California State University, nel 1997 ha presentato all’ American Psychological Convention, tenutasi a Washington (aggiornata nel 2004 sulla rivista Sexuality and Culture) i risultati di un’approfondita disamina della lette¬ratura scientifica sulla violenza femmi¬nile. Questo lavoro bibliografico, essen¬do i risultati presentati in netta contro¬tendenza con l’assunto ideologico do¬minante che la violenza fosse una pre¬rogativa maschile, è stato regolarmente aggiornato. L’ultima versione è del 2009 e, come precisato dall’autore «esa¬mina 247 lavori accademici: 188 studi empirici e 59 rewiew e/o analisi, i qua¬li dimostrano che le donne sono altret¬tanto aggressive, o più aggressive, degli uomini nelle loro relazioni con i loro mariti o partner maschi.
    La dimensio¬ne complessiva del campione negli stu¬di recensiti supera il numero di 240’200». Eccetto quella al maschile, alle altre declinazioni della violenza si dedica attenzione scarsa o inesistente: è argomento politi¬camente scorretto, scomodo, da negare ed occultare, argomento tabù. Opera¬zione semplificatrice, la riduzione della violenza ad alcune sue sole declinazioni/modalità, che tuttavia indu¬ce facilmente a scivolare nelle trappole del sessismo e dell’ideologia. Nel 2004, una nota ONG come Amnesty Interna¬tional aveva ammesso: «La campagna globale di Amnesty International con¬tro la violenza sulle donne, ha fatto un uso dell’affermazione, attribuita al Consiglio Europeo, secondo cui la vio¬lenza domestica è la prima causa di morte per le donne, genera più decessi del cancro e degli incidenti stradali. Questa affermazione non corrisponde ai dati cui si riferisce, viene quindi can¬cellata dal materiale di Amnesty International».

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