Dormire (tutta)* la notte

E’ possibile aiutare i bambini ad addormentarsi serenamente e dormire tutta la notte senza (molte)* interruzioni?

Come prima cosa è importante sapere che il sonno dei bambini è fisiologicamente diverso nei primi 3-4 anni di vita rispetto a quello degli adulti ed è caratterizzato da un maggior numero di fasi che si susseguono (e che molti bambini ancora non sono in grado di agganciare una all’altra) e dal fatto che il bambino passa più tempo nelle fasi di sonno leggero da cui è più facile svegliarsi.

Allora i genitori devono rassegnarsi al fato di svegliarsi più volte tutte le notti per i primi 3-4 anni di vita dei loro figli?

No, almeno non tutte le notti e non numerose volte. Alcuni bambini dormono tutta la notte al di là del modo in cui si addormentano, per molti bambini però non è così. Proprio perché il sonno dei bambini è molto leggero, spesso fa la differenza il modo in cui si addormentano, il fatto che sviluppino le loro piccole autonomie. E’ possibile aiutare il bambino a sviluppare la sua capacità di lasciarsi andare al sonno da solo così che sarà in grado di farlo anche la notte, durante i brevi risvegli fisiologici che caratterizzano il suo sonno.

Moli genitori pensano che ciò sia possibile solo lasciando piangere i loro bambini, c’è quindi chi decide di farlo seguendo questo “metodo” (conosciuto come “estinzione graduale” o “metodo Estivill”) e chi invece rinuncia a dormire la notte perché, giustamente, non vuole lasciare piangere il proprio figlio per ore. Probabilmente gli è chiaro che in questo modo il bambino non sviluppa la sua autonomia, ma arriva ad avere una indipendenza sul sonno costruita sopra ad una ferita che si porterà dietro nel tempo.

Autonomia e indipendenza non sono sinonimi.

Corso Online: Lo Psicologo consulente sul sonno dei bambini
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Il bambino diventa autonomo quando sperimenta una buona dipendenza dal genitore e “apprende” da questa buona esperienza a prendersi cura di se stesso. L’indipendenza può essere la risposta all’avere sperimentato una mancanza di accudimento e, quindi, il bambino fa da sé qualcosa per cui non è pronto e potrebbe imparare a non ascoltare alcuni suoi bisogni come i genitori hanno fatto con lui. La qualità dell’accudimento, soprattutto nei primi mesi e anni di vita, sarà il prototipo di come il bambino e il futuro adulto si prenderà cura di sé e degli altri.

Tornando al sonno, è un momento molto delicato della vita del neonato e del bambino nei primi anni di vita poiché rappresenta la prima separazione dal genitore, non solo fisica ma anche psicologica. Lavorando con i genitori ho sperimentato come lo stile di accudimento e la qualità della relazione col figlio siano strettamente legate al suo modo di dormire. Allo stesso tempo, a volte, la consulenza sul sonno diventa occasione per affrontare eventuali difficoltà, gradi o piccole, che genitori e figli stanno vivendo.

In questo caso, i disturbi del sonno sono secondari rispetto ad altre problematiche ed è bene risolvere queste prima di aspettarsi che il bambino dorma serenamente quando c’è dietro qualcosa di irrisolto. Un esempio è quando il bambino non soddisfa il suo bisogno generale di contatto e accudimento durante la giornata per cui, durante la notte, questa necessità primaria insoddisfatta si fa sentire con risvegli numerosi o con difficoltà di riaddormentamento; oppure quando il bambino continua una relazione simbiotica con il genitore anche dopo i 4/6 mesi e quindi non sviluppa le sue piccole autonomie di giorno che sono poi le stesse che gli permettono di avere un sonno sereno e sentirsi sicuro anche “separato” (fisicamente e/o psicologicamente) dal genitore.

La risposta alla domanda iniziale è quindi positiva. E’ possibile aiutare i bambini a sviluppare le loro autonomie rispetto al sonno e accudirli in maniera consapevole rispettando i loro bisogni primari e quelli strettamente legati al sonno. Quindi, facilitare la fase di addormentamento tenendo conto della loro età e della relazioni familiari.

Non è possibile farlo con un metodo standardizzato ma con l’ascolto attivo di genitori e figli e con la proposta di un percorso che miri prima di tutto a consolidare la sicurezza dei bambini. Solo così potranno abbandonarsi serenamente al sonno senza il timore di “perdere” il genitore e avere un sonno (quasi)* ininterrotto.

* Utilizzo le parentesi (quasi) (tutta) (molte) perché i bambini possono avere numerosi motivi per svegliarsi la notte nei primi anni di vita, dai dentini ad un raffreddore al bisogno di rassicurazione in una fase particolare della loro vita. Per cui il fatto che i bambini ogni tanto si sveglino è “normale”, ma quando per la maggior parte della notte e delle notti il genitore dorme, svegliarsi ogni tanto è qualcosa che può affrontare con serenità.

Manuela Caruselli

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2 responses on "Dormire (tutta)* la notte"

  1. chiedo scusa ma vorrei segnalare che la foto scelta è in forte contraddizione con le raccomantazioni anti sids (morte in culla) la posizione che riduce il rischio è quella supina il sonno nel primo anno di vita porta con sè questo rischio la discontinuità nel sonno a volte è il correlato di momenti di apnea. mi sembrava giusto segnalarlo Claudia Alonzi Dipartimento di Prevenzione Asl Torino 1

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