Effetti psicologici del coronavirus

Due ricerche pubblicate su the Lance mostrano gli effetti psicologici del coronavirus e dell'isolamento

La pandemia da coronavirus imperversa sull’Italia e sul resto del mondo, ma quali potrebbero essere gli effetti psicologici del coronavirus?

L’ 11 marzo 2020 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dichiara la pandemia (da“Pan-demos”, in greco, significa “tutto il popolo”) per il coronavirus (SARS-CoV-2), mettendoci tutti di fronte a misure precauzionale che non conoscevamo. Separati gli uni da gli altri, molti senza possibilità di guadagno,  di fronte a una situazione che non possiamo controllare sperimentare ansia e paura è assolutamente normale come professionisti della salute mentale ci chiediamo l’impatto di questo momento storico sulla salute mentale e le ripercussioni a lungo termine.

Nelle ultime settimane due importanti studi sono stati pubblicati su the Lancet, il primo si interroga sull’impatto psicologico della quarantena, il secondo su quali misure urgenti abbiamo bisogno di applicare sia per i pazienti che per gli operatori sanitari. The Lancet ha dedicato una sezione open access (COVID-19 Resource Centre) a “instant paper” riguardanti il Coronavirus.

Il primo lavoro pubblicato il 26 febbraio The psychological impact of quarantine and how to reduce it: rapid review of the evidence  è una revisione sull‘impatto psicologico della quarantena utilizzando tre diversi database elettronici e consultando oltre tremila articoli relativi a misure di contenimento di epidemie di SARS, Ebola, H1N1, MERS e altri tipi di influenza verificatesi in diverse parti del pianeta.

Durante l’isolamento, i principali “stressor” sarebbero:

  • la durata della quarantena;
  • l’inadeguatezza delle informazioni ricevute;
  • la carenza di rifornimenti di beni di prima necessità;
  • la frustrazione per la privazione della libertà;
  • la paura di infezione.

Dopo il periodo di isolamento, si aggiungerebbero anche preoccupazioni finanziarie.

Secondo gli autori le risposte psicologiche alla quarantena sono prevalentemente negative. I risultati degli studi analizzati mostrano che gli effetti potenziali della quarantena vanno da stress post-traumatico, confusione, rabbia, depressione, ansia e insonnia, lo studio evidenzia come questi risultati emersi tra i pazienti e gli operatori sanitari, possano durare anche anche mesi e anni dopo la quarantena.

L’incidenza della PTSD diviene 4 volte superiore a quella registrata in popolazioni non colpite, mentre il 60% di chi ha vissuto in quarantena riferisce sintomi depressivi

Secondo i ricercatori il tempo delle quarantene dovrebbero essere il più breve possibile, fornendo bisogni primari e informazioni adeguate.

La disinformazione gioca un ruolo cruciale, alti tassi di disagio infatti emergono tra gli intervistati circa i reali rischi.

Secondo l’articolo Timely mental health care for the 2019 novel coronavirus outbreak is urgently needed  confrontando le conseguenze psicologiche dell’epidemia SARS del 2003, due sono i gruppi a cui bisognerebbe indirizzare un supporto psicologico: i pazienti, compresi i casi sospetti e il personale sanitario.

Nel gruppo dei pazienti il maggiore rischio è la paura incontrollata, il senso di colpa nei confronti della comunità. Durante la SARS è stato riportato un picco d’incidenza di molti disturbi psichiatrici, come depressione, ansia, attacchi di panico, agitazione psicomotoria e persino suicidi.

Il personale sanitario è l’altro gruppo a cui è importante rivolgere l’attenzione, per l’alto rischio di contagio a cui sono sottoposti ogni giorno,  Durante l’epidemia di SARS del 2003, i professionisti sanitari coinvolti mostrarono un maggior rischio di sviluppare ansia, depressione, frustrazione e disturbo post-traumatico da stress.

Turni massacranti, incertezza della terapia, tensione,  i medici sono spesso lasciati soli.

L’articolo sostiene l’urgente bisogno di interventi a sostegno della salute mentale e propone quattro strategie:

  • team multidisciplinari” (composti da psichiatri, psicologi e infermieri) a supporto sia della popolazione sia del personale sanitario.
  • garantire che le comunicazioni riguardanti la diffusione del virus siano chiare e tempestive.
  • dispositivi elettronici che facilitino la comunicazione tra paziente e medico curante ma anche per ricevere supporto psicologico.
  •  Valutazione periodica per pazienti e sanitari per l’insorgenza di depressione, ansia e tendenze suicide

La pandemia di coronavirus ci ha ricordato che il legame umano può diffondere la malattia. Ma la connessione umana promuove anche il benessere. Cogliamo l’occasione per riconoscere l’importanza delle relazioni per la nostra salute e per sfruttare la tecnologia per il benessere sociale.

 

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1 responses on "Effetti psicologici del coronavirus"

  1. simonetta garavini21/03/2020 at 15:46Rispondi

    Questa situazione ha, paradossalmente, però procurato lavoro a molte persone (ambito sanitario e quant’altro) che magari non avrebbero mai guadagnato in circostanze normali e per il tipo di personalità o per le capacità, ecc.ecc. Inoltre Le ricordo che le situazioni traumatiche non sempre producono effetti negativi e su questo potrà trovare ampia letteratura. Nel senso che vi sono personalità più predisposte e altre che, invece, escono rinforzate da queste esperienze. Che noi psicologi non possiamo e non dovremmo cavalcare quest’onda catastrofica pubblicando articoli e comunicazioni che non fanno, appunto, che sottolineare e giustificare quello che, invece, bisognerebbe contenere. Magari con altre strategie. Tralascio ulteriori considerazioni.
    La saluto. s.g.

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