emilio fede suicidio

Emilio Fede piange in diretta e minaccia il suicidio

Intervista allo psicologo Stefano Callipo, esperto del fenomeno suicidario e responsabile del Centro di Psicologia Callipo “Prevenzione e Valutazione del Rischio Sucidario”.

Si assiste ogni giorno a episodi di cronaca, sappiamo che ogni anno in Italia si contano circa 4000 suicidi, un piccolo paese che scompare. Si parla di una correlazione con la crisi economica, la mancanza di lavoro, la perdita di “dignità” rispetto al proprio fallimento.

Dottor Callipo, prendo come spunto una notizia di questi giorni per farle qualche domanda circa il Suicidio.
Lo scorso venerdì la notizia dell’intervista di Emilio Fede alla Zanzara su Radio 24, un Emilio Fede travolto dalle vicende giudiziarie dice:

“Ho pensato di farla finita. Anche un’ora fa”

Uno degli uomini che per anni è stato tra i più potenti in Italia;  prima licenziato da Mediaset nel 2010, poi investito da continue cause giudiziarie, spogliato del suo prestigio, spogliato, se vogliamo, dell’immagine di se e dell’immagine che in questi anni dava di se.

Fede come esempio di molti altri fatti di cronaca, ma cosa motiva davvero i suicidi che riempiono drammaticamente le cronache di questi mesi?

Sovente quando leggiamo sulle pagine di cronaca che un individuo si suicida, per esempio a causa di un licenziamento o un brutto voto a scuola, pensiamo che sia stato quel singolo evento a determinare il gesto estremo. In realtà spesso quel singolo evento non è altro che un evento precipitante di una situazione emotigena già strutturata nel tempo. Il soggetto vive una situazione di vita percepita non più gestibile emotivamente, poiché essa gli causa un insopportabile dolore mentale. Il suicidio non ha quasi mai una sola causa, poiché affonda le sue radici in più contesti, psicologici, psichiatrici, biologici, ma anche culturali e sociali.

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Quello che in molti potrebbero pensare è che in realtà Fede stia mettendo in scena la recita del povero perseguitato, che forse alla fine se uno vuole suicidarsi non va a dirlo in radio. Che ne pensa a riguardo?

Spesso si pensa che chi minaccia di suicidarsi non lo farà mai poiché se decidesse realmente di farlo, lo farebbe senza dirlo. In realtà non è sempre così. A mio avviso ogni minaccia di suicidio non dovrebbe essere sottovalutata o addirittura negata. È importante indagare per quale motivo, fosse anche per attirare l’attenzione, si sia scelto il suicidio come elemento di richiamo. Non dimetichiamoci che gran parte di coloro che assumono condotte suicidarie lanciano dei segnali prodromici alla’estremo gesto, più o meno latenti, che se colti in tempo possono salvare molte vite. Tali segnali singolarmente possono apparire comuni a qualsiasi condizione di lieve sofferenza psicologica, o addirittura passare inosservati, ma se correlati tra loro possono costituire un vero e proprio campanello di allarme per il quale agire immediatamente. Nel caso specifico di Fede, per onestà professionale per pronunciarsi bisognerebbe avere ulteriori informaziomi importanti legate alla sua condizione di sofferenza, poiché ogni individuo è unico e irripetibile anche nella risposta a situazioni potenzialmente stressogene. Tuttavia ciò che i quotidiani riportano sul caso di Fede fanno pensare ad una ipotesi di sofferenza mentale dalla quale Fede vuole fuggire. Non conosciamo lo stato di eventuale fragilità della persona ma ciò che può preoccupare è il cosiddetto evento precipitante che in determinate condizioni di fragilità può determinare anche un gesto estremo. Non possiamo dire tuttavia se questo è il caso di Fede.

Continua sconvolto:
“Io ho perso tutto, ovvero ciò che in 60 anni avevo guadagnato con la mia storia e con la mia famiglia. E ho chiesto alla mia famiglia di dimenticare il mio cognome”
Fede continua, piangendo: “Ora ho paura, ma non per me, bensì per la mia famiglia e la mia storia. Sono sconvolto.”

Il lavoro, il potere, il prestigio, per se e per la propria famiglia.

Le chiedo Dottor Callipo, si può parlare di suicidio come tentativo di ritrovare una dignità smarrita?

Il realtà il suicidio è una condizione emotigena in cui si trova l’individuo, un forte e indicibile dolore mentale che la persona non è più in grado sopportare e, secondo un processo di pensiero dicotomico, non è più in grado di vedere le altre possibilità di fuga se non quella estrema.

Il suicidio non è una ricerca di morte ma una fuga dalla vita.

Una dignità smarrita può essere sufficiente, in particolari condizioni di fragilità, a determinare una fuga estrema, dove “gli altri significativi”, come personalmente definisco io i parenti e amici emotivamente legati al potenziale suicida, potrebbero già essere stati messi al di fuori del proprio cerchio di sofferenza, ed il soggetto potrebbe strutturare la sua ideazione suicidaria in isolamento sociale, anche dalla propria famiglia. Il dolore mentale non ha eguali, e purtroppo lo conosce veramente soltanto chi lo prova. Il suicidio è un fenomeno subdolo che agisce in modo latente, e miete vittime sempre più giovani. Dobbiamo puntare molto sulla prevenzione, sulla individuaziine dei fattori di rischio, sulla formazione, e creare condizioni anche per i non professionisti, per essere in grado di cogliere in tempo i segnali di allarme, e fornire immediatamente un corretto assetto nella richiesta di aiuto.

e se domani la contattasse Fede per un aiuto, lei…?

Quella di Fede può essere una esplicita richiesta di aiuto che a mio avviso dovrebbe essere colta. Probabilmente sta vivendo una condizione di vita emotigena, ed un dolore mentale per il quale, in via di ipotesi, si percepisce in alcuni momenti non in grado di gestirlo e sopportarlo, poichè a volte troppo forte. Ciò che consiglierei a Fede è di rivolgersi ad un professionista per valutare imsieme lo specifico caso, individuare i suoi fattori di rischio e svolgere una specifica valutazione del rischio suicidario, scongiurando il rischio che si strutturi in lui sia un restringimento di opzioni risolutive, sia il pensiero dicotomico. La prevenzione del rischio suicidario può e deve fare molto, ed in tal senso il ruolo dello psicologo può essere fondamentale, anche in sinergia multidisciplinare con altri professionisti.

Ricordo ancora che il suicidio è una fuga dalla vita, non una ricerca di morte. Non sottovalutiamo alcuna richiesta di aiuto, neanche quella di Fede.

 

 

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