Intersoggettività e periodo perinatale

Il periodo perinatale può essere definito come quel periodo che va dal pre-concepimento fino ai 9/12 mesi del bambino.
La teoria dell’intersoggettività, supportata dalla scoperta dei neuroni specchio, avvalora la tesi secondo cui le prime relazioni tra il neonato e le figure di accudimento sono di fondamentale importanza per il suo futuro sviluppo a livello sia emotivo che cognitivo. Vivere in relazione con una persona che riconosce i suoi segnali e risponde ad essi in maniera amorevole e appropriata, permette al bambino di sviluppare due competenze:

  • prendersi cura di sé e sintonizzarsi con gli altri
  • capirli sia empaticamente che da un punto di vista cognitivo.

Nei primati, ed in particolare nell’essere umano, l’essere un “buon genitore” dipende primariamente dalla propria esperienza personale e dall’influenza esercitata dal contesto sociale nella relazione con il bambino, non è quindi sufficiente limitarsi agli aspetti fisiologici, come per la maggior parte degli altri mammiferi nei quali il comportamento materno dipende da meccanismi fisiologici mediati dagli ormoni.
La madre umana è influenzata dall’esperienza emozionale, dall’attaccamento personale, dalla famiglia, dalle relazioni sociali e dalla biologia, che facilita il suo attaccamento al bambino. Nell’esperienza genitoriale umana il funzionamento cognitivo ed emozionale dei genitori gioca un ruolo importante, fondamentale è la capacità di essere connesso al bambino.

E’, quindi, necessario andare anche oltre gli aspetti medici e fisiologici per occuparci degli aspetti emotivi e cognitivi che entrano in gioco quando l’essere umano diventa genitore, e anche prima. Grande influenza ha, infatti, sulla futura relazione con il bambino ciò che avviene prima, sia a livello di fantasie genitoriali che di percorso che porta alla nascita di ogni bambino.
Andando oltre il momento della nascita, la lunga dipendenza dei bambini comporta la necessità della madre di essere aiutata da figure come il padre e i familiari, la cui partecipazione attiva è stata facilitata dal’emancipazione evoluzionistica dell’accudimento dall’influenza ormonale. L’evoluzione del genere umano ha infatti premiato quegli individui che si sono messi insieme in maniera cooperativa, anche nell’accudimento dei figli, facendo in modo che negli individui stessi maturassero capacità di comprensione e di relazione fin da piccoli, capacità che in altri mammiferi non sono presenti.

Il passaggio dalla famiglia estesa a quella nucleare ha fatto sì che siano venuti a mancare due fonti fondamentali di apprendimento e conoscenze dei neonati e dell’essere genitori:

  • da una parte infatti viene a mancare l’osservazione fin da piccoli di altre persone che accudiscono neonati e bambini piccoli, che li allattano, che li fanno dormire, che li consolano quando piangono.
  • dall’altra viene a mancare il supporto nel momento in cui si diventa genitori per cui le mamme e i papà si trovano soli ad affrontare questioni divenute complesse come l’allattamento e il sonno dei bambini, che necessitano di conoscenza e competenza perché, come dicevamo prima, negli esseri umani è fondamentale il canale emotivo e cognitivo e quello biologico da solo non è sufficiente. Ad esempio non basta sapere come funziona la lattazione umana per allattare un bambino, per la mamma è necessario sentirsi appoggiata e supportata, guidata e accolta nello sviluppo di questa sua naturale funzione e competenza.

Lo Psicologo che si occupa del periodo perinatale si relaziona sia con i genitori che con le figure coinvolte in questo ambito, ha bisogno di conoscere i bisogni del neonato e dei genitori ed uscire dai pregiudizi ancora presenti a livello sociale nel quale si rischia di cadere se non si ha una conoscenza specifica di questa epoca della vita: allattamento, sonno, contatto, sintonizzazione emotiva, relazione di coppia. E’ importante sapere quali sono i bisogni del bambino, quelli dei genitori e come le loro esperienze passate e le influenze e il cambiamento dell’ambiente sociale possono interferire in maniera sia positiva che negativa.

E’ importante prima di tutto offrire ai genitori quella funzione di “holding” di cui parla Winnicott, esercitandola a livello sociale. Creando, infatti, un ambiente sociale che contenga i genitori che non possono più contare sul contenimento della famiglia estesa, offriamo loro un modello per quel contenimento affettivo e fisico di cui necessitano i cuccioli d’uomo e che i genitori, in una sorta di processo parallelo, possono rivivere con i propri figli. Ci sono alcune circostanze in cui i genitori non sono in grado di garantire questa funzione al bambino, perché non ne hanno fatto esperienza e/o perché non hanno modelli nel tessuto sociale.

E’ fondamentale quindi creare “spazi” per accompagnare i genitori nel periodo perinatale, in sinergia con le altre figure professionali, come ad esempio medici e ostetriche, in sostituzione a quella famiglia sulla quale in precedenza il nuovo nucleo familiare poteva contare.

Bibliografia
M. Ammaniti, V. Gallese “La nascita dell’intersoggettività. Lo sviluppo del sé tra psicodinamica e neurobiologia” – Raffaello Cortina Editore

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