Lavorare come psicologo: 2 strategie inefficaci e un metodo “smart”

8 responses on "Lavorare come psicologo: 2 strategie inefficaci e un metodo “smart”"

  1. Buongiorno,
    Ho letto il tuo articolo e mi sembra interessante ma soprattutto preoccupante.
    Interessante perché vieni con nuove idee per gli psicologi bloccati in un mercato saturato
    Preoccupante perché non si sa in che maniera aiuteranno queste piccole strategie.
    Io sono laureata in psicologia e ho paura di mandare curriculum nelle cooperative oppure nelle struttura cliniche e la risposta l hai già detto tu. Mi farei il mio studio però mi manca l esperienza. E soprattutto sono straniera. Quindi le tue strategie sono uguali per tutti oppure le stai adattando dallo psicologo allo psicologo?
    Grazie

  2. Ciao Valentina, capisco la preoccupazione, anche se leggo nel tuo messaggio anche una posizione realista e costruttiva, che ti aiuterà ad avviarti. Purtroppo la strategia dell’invio del curriculum per essere assunti come psicologi, attualmente dà pochi frutti, anche perché è difficile “essere assunti” nel senso tradizionale del termine, con il classico posto fisso. Quindi, pricinipalmente, si lavora di libera professione, rivolgendosi al mercato e questo implica per forza una personalizzazione delle strategie, come hai indicato. Non esistono “protocolli standard” che, una volta applicati, garaniscano un avvio immediato e fruttuoso e anche una stabilizzazione delle entrate. Spesso occorre fare molti tentativi, sia riguardo alla nicchia in cui inserirsi, sia riguardo ai canali di marketing più adatti, perché ogni nicchia è diversa dall’altra e ogni target frequenta canali diversi. Occorre quindi ricostuire il percorso di “acquisto” del tuo target, vedere a chi si rivolge per risolvere un problema, chi è il primo interlocutore che cerca. Ad esempio, mettiamo che ci si voglia occupare di sonno dei bambini: chi è il primo interlocutore che cercano le mamme quando hanno bambini che di notte non dormono? Si può pensare che si rivolgano in prima istanza al pediatra oppure alle educatrici dell’asilo nido oppure ne discutano con altre mamme sui numerosi forum di mamme presenti su internet. Ecco che, avendo individuato una difficoltà rispetto a cui si offre un servizio, passo preliminare importante, e ricostruito il percorso delle mamme che hanno questa difficoltà, sono stati già individuati dei potenziali invianti con cui fare rete (pediatra, educatrici del nido) e uno spazio conversazionale online in cui inserirsi (i forum). Poi si studia in che modo coinvolgere questi professionisti, che sono i primi consultati dalle mamme, e testare diverse strategie, per selezionare quella che si rivela più produttiva. Si tratta dunque di molti step da fare, un po’ come gli psicologi sperimentali, quando fanno le ricerche parallelamente su più gruppi di soggetti, confrontando diversi metodi, per avere dati su cui concentrarsi. Hai già in mente una nicchia, un’area specifica e circoscritta in cui ti piacerebbe focalizzarti?

  3. Un altro importante aspetto che sollevi, Valentina, è il fare esperienza…soprattutto quando nessuno la fa fare. Non tutti infatti, purtroppo, hanno avuto la fortuna di fare un buon tirocinio , con tanta pratica utile e con l’opportunità di apprendere bene tecniche e strumenti. Allora, come fare esperienza in quel caso? A volte con i neolaureati che percepiscono un gap di competennze tecniche, a fronte di una formazione teorica molto vasta, ma un po’ astratta, impostiamo un percorso graduale per fare esperienza, partendo dalle cose più semplici. Mettiamo ad esempio che uno voglia lavorare nella psicologia del benessere, occupandosi di autostima. L’individuazione di una nicchia è infatti sempre un passo preliminare inevitabile. Individuata questa nicchia, si stringe ancora di più: autostima femminile. Si può impostare, a quel punto, un percorso di attività, dalle più elemtnari, per cimentarsi nella nicchia: ad esempio, individuare un forum femminile riguardante autostima e benessere intervenire, per calarsi concretamente, anche se in uno spazio virtuale protetto, tra il proprio target, cioè le donne che vogliano aumentare la loro autostima. Poi, si propone un articolo breve sull’autostima, in modo che dai feedback ricevuti, si possa tarare ulteriormente il tutto. Poi, si organizza un incontro gratuito di un’ora sull’autostima. Poi un ciclo di 3 incontri-..e così via, per mettersi in gioco in modo assolutamente graduale. E’ il principio di Lewin della Ricerca-Azione, in cui non c’è una divisione netta tra teoria e pratica, ma un circolo continuo fatto di piccolissimi passi pratici, poi momento in cui si rielabora e si aggiusta la teoria, poi nuovo passetto pratico, e così via. Ovviamente è solo un esempio.

  4. Buongiorno Stella,
    Ho appena finito di leggere il tuo articolo e vorrei porti una domanda.
    Io mi specializzerò nella psicologia giuridica e criminologica dopo la triennale ( magistrale di Torino) e quindi per forza di cose l’utenza a cui mi rivolgo sarà diversa. Continuerò anche con la scuola di psicoterapia e Reggio Emilia, che mi preparerà sempre nel doppio percorso clinica – giuridico criminologico.
    Nel mio caso come posso immettermi nel mercato del lavoro? Quali sono le vie più giuste da seguire?
    Perché credo che la libera professione in questo caso sia più difficile ….

  5. Ciao Irene, quale sarà l’attività che vorrai fare e l’utenza a cui ti rivolgerai? Poiché dipende tutto da questi 2 fattori. Infatti non mi è molto chiara e non è possibile dedurla automaticamente dal tipo di formazione seguita, perché di per sé la formazione può essere declinata in molti modi. Ad esempio, mi pare di capire, che sarai preparata per svolgere ad esempio consulenze tecniche di parte o di ufficio. In questo caso, occorre differenziare: le consulenze tecniche di parte in ambito civile, ad esempio per il risarcimento del danno biologico-psichico, possono esserti affidate da un medico legale o da un’assicurazione, quindi in questo caso si tratta di libera professione e una delle strategie chiave di marketing è creare una rete con i medici legali e le assicurazioni. Sempre in ambito civile, se le tue consulente tecniche sono rivolte a casi di separazioni, divorzi, adozioni, ti saranno commissionate da avvocati divorzisti (sempre in libra professione, non assunzione come dipendente), quindi: rete con avvocati,. Se ti prepari a consulenze nel penale, ad esempio per valutare l’incapacità di intendere e di volete: come ctu ci si iscrive agli albi del proprio tribunale di appartenenza e si fa rete con i giudici, come consulente di parte si fa rete con gli avvocati penalisti, poiché saranno loro ad affidarti l’incarico. E così via.

  6. Ciao Stella,
    Il tuo articolo è estremamente interessante e dà validi impulsi per il miglioramento dell’efficacia delle tecniche di comunicazione messe in atto per “creare committenza”.
    Vorrei chiederti come “creare” una nicchia “poco sentita”, mi spiego meglio: attualmente sono particolarmente interessata alla psicologia del turismo, in particolare al fenomeno dell’accoglienza perché ritengo che in un periodo di crisi delle risorse, sia opportuno valorizzare quelle che sono le peculiarità delle realtà in cui si vive.
    Nel territorio in cui vivo, però, la sensibilità per questo discorso (da parte sia di cittadini, che di istituzioni che di realtà commerciali e di servizi) è prossima allo zero, nonostante ci sia motivo si investire in questo settore… Solo dall’anno appena trascorso si inizia a vedere qualche pallido accenno in tal senso, ma la strada è moooolto lunga!
    Quale potrebbe essere una tecnica di sensibilizzazione dei vari attori per agevolare la presa di coscienza e lo sviluppo della comunicazione e dell’accoglienza?
    Io avevo pensato, nell’ottica della ricerca-azione, alla strutturazione e proposta di sondaggio (iniziando a coinvolgere così gli operatori del turismo sul territorio, da gestori di alberghi e ristoranti ad agenzie di viaggio e guide turistiche), e poi ad una presentazione che restituisse i risultati con l’idea di far divenute tale occasione un momento per raccogliere le esigenze di consulenza e di formazione più approfondita nel settore… Ma tutto questo mi sembra che sia però poco organico, o quanto meno poco sufficiente ad avvicinare l’utenza ad argomenti finora possiamo dire misconosciuti, soprattutto in un momento in cui regna uno straordinario sconforto dovuto alla realtà critica dell’economia attuale, ed alla pressione fiscale che costringe alla chiusura realtà che non hanno la forza economica o la volontà di investire, per evitare di soccombere…

  7. Ciao Paola, sì è un’ideainnovativa, da testare e valutare, ma sarebbe impossibile farlo in un commento. Mi stanno arrivando molte richieste, ch epotremo discutere e approfondire insieme durante il corso, che è basato proprio su una interazione costante e sull’individuazione di nicchie nuove, come nel tuo caso., Abbiamo rapddoppiato anche i webinar inclusi nel corso per poter fare una sorta di supervisione di queste proposte…vista la situazione di mercato, estremamente difficile e complessa, come hai potuto constatare, studiare la fattibilitàrichiede spazi adeguati e strumenti molto affilati, C’è comunque ancora qualche posto per il corso, per chi voglia avviarsi in modo efficace

  8. Buonasera Stella, la contatto per chiederle un parere. Mi sono appena laureata in psicologia criminologica e forense (magistrale) presso l università di Torino. Sono tornata a cagliari, città in cui risiedo, e a marzo comincerò il tirocinio post laurea presso un consultorio familiare. Ovviamente mi piacerebbe lavorare nell’ambito un cui mi sono laureata (carceri, comunità di recupero ma anche nei tribunali) ma non essendoci nella mia città master che vertono sul titolo che ho conseguito, pensavo di intraprenderne uno (che sembra molto valido) sui disturbi dell’apprendimento, che svolgerei contemporaneamente al tirocinio permettendomi in un anno di concludere entrambi. Mi chiedevo però.. ha senso fare un master in un ambito diverso da quello in cui mi sono laureata? Sarebbe un qualcosa in più? Il campo dei dsa non è al primo posto tra le mie preferenze però penso che ampliare le proprie conoscenze sia un bene anche per avere più possibilità nel mondo del lavoro. Secondo lei dovrei continuare a specializzarmi solo nel mio settore (quello criminologico e forense) ? Grazie

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