Link tra sonno Rem e stress post-traumatico

Il tempo trascorso in particolari stadi del sonno influisce sul benessere cognitivo ed emotivo dei pazienti e potrebbe anche servire come segno di avvertimento per future patologie.

I livelli di sonno REM – il sonno profondo – contribuirebbero a modulare l’attività del cervello e la connettività tra le diverse aree cerebrali, in seguito a un evento traumatico o pauroso.

I disturbi del sonno sono una caratteristica comune del PTSD. Mentre studi  precedenti sugli effetti del sonno, in particolare di quello REM, si sono concentrati sul ruolo nel trattamento della paura dopo che si è verificato un evento traumatico, un nuovo Studio  sull’uomo, pubblicato su Journal of Neuroscience mostra come il sonno regolare prima di essere esposti a una situazione di paura può influire sulla futura formazione della memoria dell’evento
Il sonno avrebbe, quindi, un ruolo significativo nei processi di apprendimento della paura.

Il Dott. Lerner(primo autore) e colleghiLerner e colleghi hanno analizzato se i parametri di base del sonno, in particolare il sonno REM, valutati prima di avere un condizionamento da paura, potessero far prevedere quale sarebbe stata l’attività neuronale dopo un evento “pauroso”, in o tra regioni del cervello implicate nel processo di condizionamento dalla paura: amigdala, corteccia prefrontale ventromediale (vmPFC) e ippocampo. Dopo aver sottoposto i partecipanti allo studio a uno stimolo pauroso, è stato osservato che l’attivazione di tutte e tre le regioni cerebrali prese in considerazione sarebbe stata inversamente correlata alla media del tempo trascorso nel sonno REM. Durante lo stimolo, l’ippocampo avrebbe modulato l’attività sia dell’amigdala che della vmPFC e il tempo medio passato nella fase REM sarebbe stato inversamente proporzionale all’interconnessione ippocampo/amigdala e ippocampo/vmPFC.

Durante lo stimolo, l’ippocampo avrebbe modulato l’attività sia dell’amigdala che della vmPFC e il tempo medio passato nella fase REM sarebbe stato inversamente proporzionale all’interconnessione ippocampo/amigdala e ippocampo/vmPFC.

Quando gli individui stanno imparando ad avere paura di certi stimoli, coloro che hanno avuto più sonno REM avrebbero sperimentato

“minore attività a livello dell’amigdala, il “centro della paura” del cervello, e altre aree cerebrali responsabili della formazione e della regolazione della memoria, tra cui ippocampo, e vmPFC.

I nostri risultati possono avere implicazione nel comprendere e prevenire i disturbi dell’umore e l’ansia”. In particolare, “dal momento che una delle manifestazioni del disturbo da stress post-traumatico è il sonno disturbato, soprattutto quello REM, potrebbe essere che le anomalie del sonno non siano solo un sintomo, ma potrebbero contribuire a perpetuare le paure. I nostri risultati aumentano la possibilità che le anomalie del sonno REM possano servire a capire chi è più incline a sviluppare disturbo da stress post-traumatico.”

Spiega Lerner

Fonte:

Itamar Lerner, Shira M. Lupkin, Neha Sinha, Alan Tsai, Mark A. Gluck. Baseline Levels of Rapid-Eye-Movement Sleep May Protect Against Excessive Activity in Fear-Related Neural CircuitryThe Journal of Neuroscience, 2017; 0578-17 DOI: 10.1523/JNEUROSCI.0578-17.2017

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