Psicologia giuridica e giustizia riparativa

Quando si parla di giustizia riparativa non si fa riferimento a un’unica definizione: essa viene considerata come un approccio orientato alla riparazione del danno causato dal comportamento illecito, dall’infrazione o dal crimine.

L’European Forum for Restorative Justice ne ha fornito, recentemente, una definizione ampia e inclusiva (EFRJ, 2018):

«La giustizia riparativa è un approccio per affrontare il danno o il rischio di danno, coinvolgendo tutte e tutti coloro che ne sono influenzati per raggiungere una comprensione comune e un accordo su come il danno o l’illecito può essere riparato e la giustizia raggiunta». CM/Rec(2018)8, p. 3 (traduzione nostra).

«Piuttosto che separare le persone o escludere quelle percepite come una minaccia, i processi di riparazione ripristinano protezione/prevenzione e sicurezza, riunendo le persone per annullare l’ingiustizia, riparare i danni e alleviare la sofferenza attraverso il dialogo e l’accordo. […] La giustizia riparativa è rilevante ed efficace nei contesti di giustizia, sicurezza, costruzione della pace, istruzione, sviluppo sociale, sostegno familiare, diritti e benessere di bambine e bambini, così come nella vita organizzativa e comunitaria». (ivi, p. 7) (traduzione nostra).

Tale definizione evidenzia, dunque, che la giustizia riparativa e le sue pratiche riguardano non solo reati e giustizia penale, ma si applicano, anche in ottica preventiva, nei diversi contesti della nostra vita, dove possono insorgere conflitti, si producono danni, sofferenze, esigenze di ristabilire un clima relazionale basato sul rispetto.

L’applicazione della giustizia riparativa ha molti vantaggi, fra i quali la riduzione della violenza e, in un senso più generale, dei conflitti.

Attraverso l’utilizzo delle pratiche riparative si può agire sul rafforzamento della società, migliorando il comportamento delle persone, riparando il danno e ristabilendo le relazioni sociali. Nella giustizia penale, questo modello nasce dall’esigenza di coniugare gli interventi di riabilitazione con la tutela della vittima e la possibilità di risanare la sofferenza prodotta all’interno del tessuto sociale.

L’approccio riparativo, inoltre, ha il vantaggio di poter esser usato in qualsiasi momento del procedimento giudiziario, dall’arresto alla condanna, e di poter essere richiesto sia dall’accusa che dalla difesa. Tuttavia, come già accennato precedente, la sua applicazione funziona anche al di fuori dei contesti giudiziari, per mediare i conflitti tra cittadini e agenti di polizia, tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria (ibidem), tra dipendenti e datori di lavoro, tra studenti e insegnanti.

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La giustizia riparativa può essere sintetizzata in quattro concetti fondamentali:

  1. il reato viene considerato come una lesione relazionale che coinvolge tutta la comunità;
  2. ad esso corrisponde l’obbligo di rimediare alle conseguenze dannose della condotta illecita;
  3. bisogna coinvolgere attivamente la vittima, l’offender, la comunità;
  4. ricercare una soluzione concordata tra i soggetti.

Da un punto di vista storico, è possibile intercettare l’origine della giustizia riparativa negli anni ’70 nelle pratiche di mediazione e riconciliazione tra vittime e offenders, ma è durante gli anni ’90 che questi si sviluppano in maniera consistente.

Grazie a un finanziamento del programma Grotius della Commissione Europea, nel 1998 è stato formato il primo gruppo di coordinamento europeo, che ha portato alla creazione dell’European Forum for Restorative Justice (EFRJ). Si tratta della rete più ampia e riconosciuta di professionisti nell’ambito della giustizia riparativa, il Board comprende esperti volontari provenienti da nove paesi europei: Regno Unito, Spagna, Finlandia, Albania, Norvegia, Belgio, Paesi Bassi, Italia e Grecia.

L’approccio di giustizia riparativa si basa sul presupposto che le parti all’interno di un conflitto – relazionale, prima che giuridico – debbano essere necessariamente coinvolte nel processo risolutivo: questo le rende parti attive e consente di limitare le conseguenze negative dell’ostilità.

Sebbene vi siano delle differenze tra i vari programmi di giustizia riparativa, è possibile riassumere gli obiettivi che consentono di considerare riparativa una pratica:

  • Fornire supporto alle vittime, dando loro una voce, incoraggiandole ad esprimere i loro bisogni e a partecipare attivamente al processo risolutivo;
  • Riparare le relazioni danneggiate dal crimine, arrivando a un accordo comune su come rispondere ad esso in maniera efficiente;
  • Denunciare il comportamento criminale come inaccettabile e riaffermare i valori della comunità;
  • Incoraggiare tutte le parti ad assumersi le proprie responsabilità;
  • Identificare effetti riparativi a lungo termine;
  • Ridurre la recidiva incoraggiando il cambiamento nei soggetti autori di reato e facilitando la loro integrazione all’interno della comunità;
  • Identificare i fattori che hanno portato al crimine, individuando delle strategie di riduzione del comportamento criminale e fornendo queste ultime alle autorità responsabili.

Esperte ed esperti di giustizia riparativa hanno identificato alcune procedure che sembrerebbero essere più utili nel migliorare le pratiche riparative in setting di vario tipo. Tra queste vi sono le Conferenze Riparative e i Circles Riparativi.

La Conferenza Riparativa consiste in un incontro strutturato tra autori di reato, vittime, familiari e/o amici da entrambe le parti (ma anche vicinato e diversi altri portatori di interesse), che decidono di partecipare volontariamente. Durante questo evento, tutti riflettono sulle conseguenze del crimine e decidono insieme il modo migliore per riparare ad esso: il conferencing è un metodo specifico di problem solving focalizzato sulle vittime che dimostra come le persone siano in grado di risolvere i propri problemi in maniera diretta se inseriti in un forum costruttivo. Questo metodo fornisce l’opportunità di confrontarsi con la controparte, esprimere le proprie emozioni, porre domande che altrimenti non avrebbero alcuna risposta.

Il Circle Riparativo può essere utilizzato sia in maniera proattiva, in quanto permette di sviluppare i rapporti sociali e costruire una comunità relazionale, sia in maniera reattiva, per rispondere ai conflitti e risolvere i problemi. Le persone si dispongono in cerchio, il che offre l’opportunità di parlare più liberamente e ascoltarsi l’un l’altro, in un clima di uguaglianza, sospensione del giudizio e sicurezza.

L’efficacia delle pratiche riparative nella società

Nella sua visione più ampia, la giustizia riparativa, gli approcci e le pratiche riparative non riguardano soltanto i comportamenti a rilevanza penale, ma i diversi conflitti che possono generarsi nella comunità. Le relazioni tra esseri umani sono possibili grazie alla presenza di valori condivisi, come la fiducia e la comprensione reciproca. Il senso di comunità nasce a partire dalla presenza di comportamenti sociali che uniscono i singoli e permettono l’azione cooperativa (Cohen & Prusak, 2011).

Il paradigma riparativo ha dimostrato la propria efficacia anche al di fuori di contesti giudiziari, nella più ampia comunità sociale. La tecnica del conferencing, ad esempio, può essere utilizzata anche nelle scuole o nelle università, nei casi di violazioni disciplinari, di violenza e di bullismo, come strategia di prevenzione attraverso l’utilizzo di role playing tra studenti. Ancora, sia il circle che la conferenza riparativa hanno effetti positivi anche in ambito lavorativo, come validi strumenti per la risoluzione dei conflitti.

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