Expo 2015: tutti attenti alla consapevolezza alimentare. Un training per impararla

L’interesse per l’alimentazione consapevole è notevolmente cresciuto negli ultimi anni e per diversi motivi. Lo scandalo della “Terra dei Fuochi” ed i dibattiti politici, economici, sanitari, etici e morali che ne sono seguiti, ma anche la crisi delle risorse ambientali, hanno polarizzato l’attenzione non solo dell’Italia, ma di tutto il mondo, sulla consapevolezza alimentare a tutto tondo.

 La consapevolezza alimentare a cui si fa riferimento è intesa non solo come conoscenza della composizione e della provenienza dei cibi, ma anche come profonda empatia e attenzione alle conseguenze di un’educazione alimentare inadeguata e dello sfruttamento improprio delle risorse della nostra terra, non solo su di sé, ma anche per gli altri popoli, per il pianeta e per le generazioni future.

Per tale motivo, la prossima edizione dell’Expo, l’Esposizione Universale nata nel 1851 a Londra e che si terrà a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015, è intitolata “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Expo 2015 sarà la prima esposizione della storia ad essere caratterizzata non solo dall’esposizione di manufatti, ma soprattutto dal dibattito e dall’educazione sull’alimentazione, il cibo e le risorse a livello planetario e Milano è stata scelta in quanto migliore portavoce della tradizione alimentare italiana. Il dibattito è aperto ai cittadini di tutto il mondo e alle scuole, che saranno parte attiva attraverso la proposta dei propri progetti, che verranno poi presentati in uno dei padiglioni tematici dell’esposizione. Uno dei temi su cui gli alunni verranno sensibilizzati è il paradosso della sovralimentazione di alcune porzioni del pianeta e la malnutrizione di altre, che soffrono della scarsità di risorse alimentari.

I monaci tibetani, riconosciuti a livello mondiale come i maestri della consapevolezza, hanno fatto di questo concetto, ribattezzato con il nome di mindfulness, la cura della maggior parte dei mali dell’uomo, fra cui la sovralimentazione e i conseguenti danni alla propria persona, oltre che al pianeta in cui viviamo.

Gli approcci orientali basati sulla mindfulness, infatti, hanno nel corso del tempo, acquisito una crescente fama anche in Occidente, grazie alla loro efficacia, validata scientificamente, nel trattamento di un vasto range di disordini della dis-regolazione, inclusi l’ansia, la depressione e le dipendenze. Il Mindfulness-Based Eating Awareness Training, che potrebbe essere tradotto come Training della consapevolezza alimentare basato sulla meditazione di consapevolezza (mindfulness, appunto), si propone come trattamento di punta per la compulsione alimentare e la sovralimentazione.

Il training consiste in 12 sessioni a frequenza settimanale (9 settimane con tre mesi di follow up) della durata di un’ora e mezza ciascuna. Fra una sessione e l’altra, ogni partecipante dovrà svolgere a casa dei compiti, che consistono in sessioni di meditazione audio-guidate, letture ed esercizi comportamentali. Una full immersion, dunque, volta a modificare, giorno dopo giorno, goccia dopo goccia, i meccanismi automatici cristallizzati con cui ci si alimenta. L’innovazione della Mindful Eating è che non ci si concentra sulla perdita di peso di per sé, né sulla privazione di alcuni alimenti ritenuti dannosi o eccessivamente calorici, ma sul divenire più consapevoli dei meccanismi automatici dell’alimentazione inappropriata, tramite l’apprendimento di strumenti adeguati e l’utilizzo del supporto degli altri componenti del gruppo, al fine di ottenere un cambiamento sostenibile e duraturo di tali modalità automatiche.

Il paradosso della Mindful Eating è che mentre tutti gli altri ci dicono cosa non mangiare, nutrizionisti e medici in primis, il training di alimentazione consapevole prevede come materiale per le meditazioni proprio i cibi che maggiormente costituiscono l’innesco della sovralimentazione: patatine, cioccolato, pizza e qualsiasi altro cibo scelto dai partecipanti come “tentatore”. È con questo cibo, dunque, che ci si esercita durante le meditazioni. La Mindful Eating invita il paziente a mangiare, anziché a restringere la propria alimentazione o a bollare alcuni cibi come “vietati”. Gli esercizi di consapevolezza alimentare hanno il merito di focalizzarsi sui segnali di fame e di sazietà, sul riconoscimento della giusta quantità di cibo per sé, sugli inneschi fisici, cognitivi, sociali e ambientali che danno il via alla sovralimentazione o ad un’alimentazione inadeguata. Si tratta di nutrirsi ponendo attenzione a tutti i sensi coinvolti nell’esperienza del mangiare, compreso il cervello ed il cuore, nella loro accezione di connotati cognitivi ed emotivi della compulsione alimentare.

Studi scientifici hanno dimostrato che il 95% dei pazienti che hanno partecipato al training non ha più soddisfatto i criteri del Binge Eating a fine protocollo e ha mostrato un mantenimento a lungo termine del miglioramento di tutti i parametri clinici metabolici che, tipicamente, risultano alterati da un’alimentazione inadeguata.

Tali risultati pongono una riflessione su come la consapevolezza si proponga come chiave di volta per la cura di sé, di contro ai divieti e le prescrizioni che, come dimostrato dal tasso crescente di sovrappeso e obesità, decisamente non funzionano. E l’Expo 2015 è la prova che tutto il mondo se ne è accorto.

Bibliografia:

  • Kristeller, Jean L. and Wolever, Ruth Q. (2011). Mindfulness-Based Eating Awareness Training for Treating Binge Eating Disorder: The Conceptual Foundation, Eating Disorders, 19: 1, 49 — 61
  • Kristeller, Jean L. and Wolever, Sheets V. (2013). Mindfulness-Based Eating Awareness Training (MB-EAT) for Binge Eating: A Randomized Clinical Trial, Mindfulness, 5 : 3 , 282-297

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4 responses on "Expo 2015: tutti attenti alla consapevolezza alimentare. Un training per impararla"

  1. Salve Dott.ssa Montesarchio,
    lavoro da circa 4 anni in ambito di disturbi alimentari e da due conduco gruppi di Mindful Eating
    ( che tendenzialmente è Il mindful eating visto che si traduce con mangiare consapevolmente)
    e Mb-Eat visto che ho appreso il protocollo da Jean Kristeller. Sono felice di sapere che si impegna a promuovere il programma che anche nella mia modesta esperienza riscuote un grande successo.
    Saluti e buon lavoro
    Doris Kessenich

    • Salve Doris.
      La ringrazio del commento. Anche a me fa piacere sapere che altri professionisti trattano i disturbi alimentari con un’enfasi particolare sulla consapevolezza alimentare. E’ davvero di profondo aiuto per i pazienti.
      Un abbraccio,
      Teresa

  2. Cara Teresa,
    è sempre interessante e stimolante leggere i tuoi articoli.
    Complimenti per quello che fai, hai tutta la mia stima. sono certa che integrare il percorso cognitivo-comportamentale per la cura dei disturbi alimentari con il training della consapevolezza rappresenta una strategia altamente efficace.
    Un abbraccio
    Viviana

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