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Il fenomeno degli Hikikomori: un approfondimento

Dottoressa Roberta Cappelluti, nata a Roma il 04/05/1989. Laureata dal 2012 in Psicologia dinamico-clinica dell'infanzia, dell'adolescenza e della famiglia, dal ...
fenomeno degli hikikomori

Il fenomeno degli Hikikomori: chi ancora non ne ha sentito parlare?

Il fenomeno degli Hikikomori è un nato a partire dagli anni 80. Inizialmente è rimasto nascosto sotto il velo dell’indifferenza del popolo e del governo giapponese. Riguarda soprattutto i giovani dai 14 ai 30 anni, principalmente maschi (tra il 70% e il 90%). Si registra una grande incidenza anche nella fascia di popolazione over 40, questo perché, sebbene l’Hikikomori insorga principalmente durante l’adolescenza, esso tende a cronicizzarsi con molta facilità e potrebbe dunque durare tutta la vita.

Il fenomeno degli Hikikomori: origine e significato del termine

Il termine Hikikomori è composto dall’unione delle parole Hiku che possiamo tradurre come “tirare” e Komuru con “ritirarsi”. Letteralmente significa “stare in disparte”. Viene riferito a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi (da alcuni mesi fino a diversi anni).

Indica quindi una condizione in cui l’unica possibilità di sopravvivenza sembra essere, per chi ne soffre, allontanarsi dalla società e di scomparire, ritirandosi completamente all’interno della propria stanza e limitandosi a lasciare qualche biglietto sotto la porta per comunicare eventuali bisogni.

Ci sono anche casi più critici dove l’Hikikomori si rifiuta di uscire dalla propria stanza per lavarsi o nutrirsi. In altri casi richiedono che il cibo sia portato e lasciato di fronte la porta della propria stanza e rifiutano il contatto diretto con il mondo esterno e anche con i propri genitori. Queste persone solitamente rimangono svegli durante la notte, invertendo il circolo sonno-veglia. Si intrattengono con i videogiochi, con la lettura dei manga, navigando su Internet. E possono crearsi una nuova identità virtuale, sviluppando in alcuni casi amicizie virtuali.

Il fenomeno degli Hikikomori e la pandemia da Covid-19

La pandemia data dal covid-19 ha causato un incremento del fenomeno degli Hikikomori anche in Italia. Il mancato contatto sociale e la DAD hanno incrementato la sfiducia verso gli altri e l’uso dei dispositivi elettronici, come computer, cellulari e tablet.

Alcuni giovani che erano già in difficoltà a gestire le relazioni interpersonali e la scuola hanno avuto una regressione e una chiusura emotiva verso il mondo circostante. Hanno dunque preferito il mondo virtuale, meno giudicante, apprezzando soprattutto la possibilità di rendersi anonimi e di modificare le proprie generalità e la propria fisicità, vivendo in questo modo senza coinvolgersi in prima persona. Altri a seguito della Pandemia hanno deciso di ritirarsi dalla vita sociale, non avendo più nessun contatto con il mondo esterno.

Il fenomeno degli Hikikomori e la depressione

La prima patologia con la quale si confonde il fenomeno degli Hikikomori è la Depressione. La depressione è un disturbo dell’umore caratterizzato da sintomi come:

  • profonda tristezza
  • perdita di interesse verso le normali attività
  • pensieri negativi e pessimistici.

L’organizzazione mondiale della sanità (WHO) valuta la Depressione come uno dei disturbi più invalidanti al mondo con un costo sociale elevatissimo. È innegabile che molti Hikikomori abbiano evidenti sintomi depressivi. Tuttavia esistono numerosi soggetti in autoreclusione che non presentano tale sintomatologia. Si esclude la diagnosi di Hikikomori qualora sia presente un disturbo psichiatrico di maggiore gravità che possa sovrapporsi ai sintomi di ritiro sociale (schizofrenia, ritardo mentale, depressione maggiore ecc.). contro la depressione.

Hikikomori e schizofrenia

Un altro disturbo con il quale l’Hikikomori viene rapportato è quello della Schizofrenia. La schizofrenia è un disturbo psicotico che rende chi ne è affetto del tutto indifferente a ciò che accade e si isola all’interno di un mondo inaccessibile e incomprensibile per gli altri. A causa della sua caratteristica destrutturante della personalità questa malattia compromette tutti gli aspetti della vita del soggetto sconvolgendo la sua rete relazionale e il suo nucleo familiare.

I sintomi della schizofrenia sono molto variabili ma generalmente vengono suddivisi in due tipologie:

  • quelli positivi, che comprendono i deliri, intesi come convinzioni contrarie alla realtà, le allucinazioni cioè alterazioni della percezione per cui la persona crede di percepire cose che in realtà non ci sono, la disorganizzazione e frammentazione del pensiero e infine il comportamento bizzarro;
  • i sintomi negativi invece comprendono apatia, appiattimento affettivo, deficit della produttività, perdita di iniziativa, povertà ideativa, difficoltà a mantenere l’attenzione e infine compromissione dei rapporti interpersonali. In pratica il soggetto non riesce a reagire a quelle situazioni che negli altri susciterebbero emozioni e sensazioni.

Eppure gli Hikikomori non presentano tale sintomatologia e risultano essere perfettamente lucidi e in grado di operare.

Il Giappone è entrato in un periodo di incomunicazione del quale il fenomeno degli Hikikomori è la conseguenza naturale. Il problema principale dello sviluppo degli Hikikomori deriva dalla repressione dell’individualità. Infatti, la cultura giapponese non permette di esprimere e di condividere i propri sentimenti o pensieri individuali e ciò porta a doverli nascondere.

Hikikomori nella cultura di massa

Nonostante la volontà di tutti di cercare di ignorare il fenomeno, sono molti gli anime e i manga che hanno come protagonisti gli Hikikomori nelle vesti degli Eroi.

Nel 2003 Hayao Miyazaki, con la “Città incantata”, film di avventura a cartoni animati, ha conquistato il primo Oscar vinto da un’opera di anime giapponese. Il premio era un riconoscimento per l’enorme fantasia creativa di Miyazaki.

L’ estetica anime ha una forte presa su giovani immersi nella ricchezza postmoderna del Giappone di oggi, dove, tutte le cose sembrano piatte, prive di colore e fondamento.

Il film la “Città incantata”

Sono due le immagini potenti, che Hayao Miyazaki ha trasmesso nel suo film e che rimandano alle esperienze della sindrome degli Hikikomori.

Una scena cruciale è quella in cui un personaggio chiamato “Senza Volto”, uno spirito mascherato dal cappuccio nero, che geme ma non può parlare, offre pepite d’oro per far avvicinare degli sconosciuti per poi ingurgitarli voracemente per appropriarsi della loro capacità di comunicare.

C’è poi la dispotica proprietaria del favoloso stabilimento termale dove fantasmi e spiriti vanno a scaricare i mali terreni. La donna alleva un bambino più grande del normale avvolto nei pannolini, che viene nascosto sotto un protettivo cumulo di cuscini e guanciali per vivere nell’ombra. Il bambino gigante sembra completamente incapace di abbandonare il proprio rifugio. A volte colpito da un’ira violenta attacca la madre. Tuttavia, quando viene portato via di nascosto verso un’avventura nel mondo esterno, il bambino torna a camminare su due piedi e a parlare come un adulto.

Miyazaki, attraverso questo suo film, vuole suggerire che per i reclusi sociali esiste ancora la speranza di emergere dai loro claustrofobici nascondigli. Nel film, infatti, sia l’enorme bambino sia lo spirito senza volto verranno trasformati grazie all’amicizia basata sulla fiducia e sull’abbraccio che offre loro Chihiro, la piccola protagonista, la quale non si mostra diffidente e non esprime critiche ma solo incoraggiamento.

L’opera ha come obiettivo ultimo quello di diffondere la conoscenza di questa problematica sociale. Alcune scene hanno la capacità di trasmettere positività nei ragazzi che si trovano a vivere in questa situazione. La società non può cambiare se non cambia la cultura ed è improbabile che la cultura cambi se non cambia la società.

 

Sitografia

https://www.scotsman.com/news/serial-child-killer-hangedjapan-steps-death- penalty-2470241

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2870884/

https://www.hikikomoriitalia.it/

Osservatorioglobalizzazione.it

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