Lavorare in contesti psicologico-giuridici legati alla valutazione genitoriale

Valutazione genitoriale: quali possono essere i possibili scenari professionali per l’esperto/a che ambisce a lavorare in contesti psicologico-giuridici legati alle valutazioni sulla genitorialità?

Per rispondere a questa domanda occorre partire da una definizione generale della psicologia giuridica ovvero di una disciplina applicata il cui oggetto di studio è costituito, in senso stretto, dal diritto e dall’ amministrazione della giustizia, in senso più ampio dal rapporto fra individuo,collettività e regole formalizzate della convivenza.

Il rapporto tra psicologia e diritto nei procedimenti che riguardano la famiglia attiene alla definizione di norme adeguate a regolamentare le relazioni familiari e i rapporti di convivenza sociale che coinvolgono persone minorenni: dagli accordi sovranazionali ratificati in Italia come la convenzione ONU sui diritti delle persone minori d’età a quella europea sull’esercizio dei loro diritti processuali, a importanti normative nazionali alcune delle quali peraltro abbastanza recenti.

In nessun altro settore di interesse normativo è rinvenibile una presenza così cospicua di teorie e costrutti psicologici all’interno dei codici.

Pertanto, il posizionamento degli interventi di matrice psicologico-giuridica riguarda il mantenere sempre attivo un impegno di ricerca e una riflessione teorica sui significati psicologici della norma e operare un confronto funzionale tra le categorie appartenenti al sapere giuridico e quelle di pertinenza del sapere psicologico.

Per valutare la genitorialità o meglio, la capacità genitoriale, occorre partire da definizioni univoche e condivise sia sul piano psicologico-relazionale che su quello del diritto che siano accreditate dalla comunità scientifica e che riguardino i costrutti teorici di parentig, coparenting e bigenitorialità, attraverso i cambiamenti storico-sociali e relazionali che l’istituto della famiglia sta attraversando, che tiene conto delle evoluzioni dell’idea di famiglia da un’impronta più conservatrice e tradizionale, a nuovi modelli e nuove forme di famiglia (monoparentale, omogentioriale, divisa, ricostituita ecc).

Le famiglie contemporanee affrontano nuovi eventi critici perciò si rendono indispensabili nuovi modelli di studio e di valutazione/intervento che siano in grado di cogliere le diverse normalità familiari.

Gli ambiti di intervento nei quali effettuare una valutazione della capacità genitoriale riguardano essenzialmente tre circostanze:

Condizioni di pregiudizio rispetto alla salute psicofisica di bambine/i e di rischio abuso/trascuratezza.

Situazioni di abbandono e decisione in merito alla perdita della responsabilità genitoriale e all’eventuale adottabilità.

Situazioni di separazione/divorzio dei genitori e affidamento/collocamento delle/i figlie/i.

In tutte queste ipotesi, la legge considera in primo luogo l’adempimento dei doveri genitoriali e, nei casi più gravi, l’autorità giudiziaria pronuncerà la decadenza della responsabilità genitoriale del genitore inadempiente. Si tratta, dunque, di fornire un parere sia sul piano del regime giuridico delle responsabilità parentali, sia sul piano della prevenzione e dell’intervento. In questi casi, l’esperto/a ha funzioni ausiliarie al diritto,  mantenendo come referenti primari i criteri scientifici e metodologici della psicologia, affermando, quindi, la propria differenza e la propria autonomia rispetto al diritto, pur contestualizzandosi nei sistemi in cui esso si esprime e produce interazioni fra persone e istituzioni, poiché una scienza applicativa che non riesce ad “assumere” il contesto nel quale propone le proprie prestazioni perde, per questa sola ragione, consapevolezza e scientificità e può anche “delirare” verità prive di senso (De Leo, 1995, p. 22).

Ciò comporta un’adeguata formazione dei professionisti che si accostano a questo settore e che intendono operare con competenza e responsabilità.

Vi segnalo a riguardo il video del seminario:

 Valutazione delle competenze genitoriali

proposto da FormazioneContinuainPsicologia rivolto a chi opera o intende operare in qualità di CTU e CTP nei procedimenti civili che riguardano la famiglia e vuole conoscere quali possono essere gli ambiti applicativi e i contesti nei quali è spendibile una richiesta di valutazione della capacità genitoriale, con quale ruolo, con quali obiettivi e con quali limiti

 

 

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1 responses on "Lavorare in contesti psicologico-giuridici legati alla valutazione genitoriale"

  1. PATRIZIA BUSCAINO16/02/2018 at 10:21Rispondi

    salve sono mi chiamo Patrizia Buscaino sono uno Psicologo clinico; ossia sono laureata in Psicologia vecchio Ordinamento con indirizzo clinico e di comunità.
    Ho conseguito l’abilitazione con conseguente iscrizione all’ALBO “ORDINE PSICOLOGI REGIONE SICILIA” . Ho lavorato in ambito clinico infantile in Neuropsichiatria Infantile tramite un tirocinio specialistico per ben quattro anni; ho conseguito un Master in “Corso di osservazione in INFANZIA, Adolescenza e famiglie” Modello Tavistock in una scuola della mia regione situata in palermo “CENTRO STUDI MARTHA HARRIS”.
    SONO Iscritta nelle liste del tribunale Ordinario della mia citta (Trapani) come CTU e Perito.
    sono in grado di far un buon uso di Test e test di Pesonalità e formulazione della diagnosi clinica. (ambito clinico-infantile).
    Spero di poter fare ancora nuove esperienze lavorative in ambito peritale.

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