L’unica materia che devi davvero studiare è la tua infanzia

Nell’infanzia non c’è priorità più grande dell’apprendere un’educazione: è nei primi anni che dobbiamo spingerci con particolare vigore per imparare le lezioni.

Sono proprio queste Esperienze che ci aiuteranno a destreggiarci con successo fra le insidie della vita adulta. Studiando con impegno e intelligenza, avremo le migliori possibilità di evitare una mezza età di confusione e di rassegnazione, di rimpianti e di dolore. La chiave per una vita adulta di successo – ci viene detto più volte – sta nell’educazione dell’infanzia.

Ma c’è un dettaglio che colpisce molto in questo approccio.

L’unica materia che ha il massimo da insegnarci in termini di abilità, per aiutarci ad aggirare i pericoli degli adulti e guidarci verso la realizzazione dei propri obiettivi, nonché la materia che più di ogni altra ha il potere decisivo per liberarci, questa non viene insegnata in nessuna scuola o università del pianeta. Un’ulteriore paradosso è che tale materia, che non viene mai studiata, è la stessa che viviamo ogni giorni dei nostri primi anni; fa parte della nostra esperienza palpabile, che si svolge tutto intorno a noi, invisibile come l’aria e difficile da toccare come il tempo.

Il soggetto mancante è, naturalmente, la nostra stessa infanzia.

Possiamo riassumere così la sua importanza: le nostre possibilità di condurre una vita adulta soddisfacente dipendono in gran parte dalla nostra conoscenza e dal nostro impegno con la natura della nostra infanzia.
E’, infatti, in questo periodo che si plasma la parte dominante della nostra identità adulta e si stabiliscono le nostre aspettative e le nostre risposte caratteristiche. Trascorreremo circa 25.000 ore in compagnia dei nostri genitori fino all’età di diciotto anni, un arco di tempo che finisce per determinare come pensiamo alle relazioni e al sesso, come ci avviciniamo al lavoro, all’ambizione e al successo, cosa pensiamo di noi stessi (soprattutto se possiamo o dobbiamo disprezzare chi siamo), cosa dovremmo pensare degli sconosciuti e degli amici e quanta felicità crediamo di meritare e potremmo plausibilmente raggiungere.

Più tragicamente, e senza che nessuno abbia necessariamente avuto intenzioni cattive, la nostra infanzia sarà stata, per usare un eufemismo, complicata. Le aspettative che si saranno formate in quegli anni su chi siamo, su come possono essere le relazioni e su cosa il mondo potrebbe volerci dare, saranno state segnate da una serie di quelle che si potrebbero definire “distorsioni” – allontanamenti dalla realtà e un ideale di salute mentale e di maturità. Qualcosa o molte cose saranno andate in qualche modo storte o si sono sviluppate in direzioni discutibili – lasciandoci in aree dove siamo stati meno di quanto avremmo potuto essere e più spaventati e intimoriti di quanto sia possibile. Potremmo, per esempio, aver colto la sensazione che l’essere sessuale era incompatibile con l’essere una brava persona; o che abbiamo dovuto mentire sui nostri desideri per essere amati. Avremmo potuto acquisire l’impressione che il successo avrebbe incitato la rivalità di un genitore. O che avremmo avuto bisogno di essere sempre divertenti e spensierati, in modo tale da far contento un adulto depressivo che adoravamo ma che temevamo.

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Cosa acquisiamo dalle nostre esperienze?

Dalle nostre esperienze, acquisiremo quindi aspettative, ‘copioni’ interni e modelli di comportamento che replichiamo inconsapevolmente in età adulta.
Se alcune persone chiave non ci prendevano sul serio allora ora tendiamo a credere (ma non ci accorgiamo di crederci) che nessuno può farlo. Dovevamo cercare di trattenere un adulto da cui dipendevamo, ora siamo attratti (ma non ci rendiamo conto di esserlo) dal salvataggio di tutti coloro che amiamo. Ammiravamo un genitore a cui non importava molto di noi e, purtroppo ora, ci buttiamo ripetutamente (ma inconsciamente) su individui lontani e indifferenti.

Ogni singola vita è unica: non può essere confrontata con nessun’altra.

È solo la realtà ai nostri occhi, piuttosto che una versione molto particolare e disperatamente dannosa di essa, piena di inclinazioni uniche e di pericoli. Nell’infazia, può sembrare quasi normale che il papà resti accasciato sulla sua sedia, in una quieta disperazione, che la mamma pianga spesso o che siamo stati etichettati come indegni.

Può sembrare normale che ogni sfida sia una catastrofe o che ogni speranza sia distrutta dal cinismo. Non c’è nulla che ci metta in guardia dalla stranezza di una bambina di sette anni che deve allietare un genitore a causa delle difficoltà del suo rapporto con l’altro genitore.
Purtroppo,  una cosa che i genitori non vi diranno mai è che sono strani; gli adulti più bizzarri sono quelli che investono di più nel pensare a se stessi e nell’essere conosciuti dagli altri come normali. È nella natura della pazzia sforzarsi molto di non farsi considerare.

A questa deriva verso una normalizzazione inconsapevole si aggiunge il naturale impulso dei bambini a pensare bene dei loro genitori, anche a costo di andare contro i propri interessi. È sempre – stranamente – preferibile per un bambino pensare a se stesso come indegno e carente piuttosto che riconoscere il proprio genitore come instabile e ingiusto.

L’eredità di un’infanzia difficile si diffonde in ogni angolo della vita adulta. Per decenni, può sembrare che l’infelicità e il dolore siano la norma. Può durare fino a quando una persona raggiunge l’età adulta e può aver rovinato la sua carriera in modo sostanziale o aver attraversato una serie di relazioni frustranti, che possono diventare capaci di pensare alla connessione tra ciò che le è successo in passato e come sta vivendo da adulti. Lentamente, possono veder confermato che la loro abitudine a cercare delle relazione extraconiugali è da ricercare in una dinamica con una madre alcolizzata. Nelle discussioni, possono rendersi conto che non c’è bisogno di un conflitto tra l’avere successo e l’essere una brava persona – al contrario di quanto un padre deluso aveva affermato una volta.

Potrebbe essere necessaria la presenza di un terapeuta gentile e intelligente per tenere uno specchio di questa infanzia e quindi farla rivivere come soggetto su cui riflettere. Deve essere stato molto difficile…” oppure “Potrebbe esserci stato un altro modo per farlo…” il terapeuta potrebbe avventurarsi mentre gli diciamo – e potrebbe essere la prima volta che lo facciamo con qualcuno – di conversazioni ed eventi che si sono svolti decenni prima.

Il focus dell’educazione attuale è la comprensione del mondo esterno.

Il sistema ci dice che avremo successo quando avremo compreso le leggi dell’universo e la storia dell’umanità. Ma per poter crescere al meglio, dovremo anche conoscere qualcosa di molto più vicino, ad esempio le dinamiche casalinghe. Senza una corretta comprensione dell’infanzia, non importa quanto successo abbiamo avuto, quanta fama abbiamo avuto, quanto stellare sia la nostra reputazione o l’allegria esteriore delle nostre famiglie, saremo condannati a naufragare sulle rocce delle nostre stesse complessità psicologiche; probabilmente saremo affondati dall’ansia, dalla mancanza di fiducia, dalla paura, dalla paranoia, dalla rabbia e dal disgusto per noi stessi, da quelle eredità diffuse di un passato distorto e incompreso.

Qual è l’eredità lasciata da Freud?

A volte la gente si chiede, con molta speranza, se Freud non si fosse rivelato “sbagliato”. La risposta insidiosa e frustrante è che non lo sarà mai, nella sostanza della sua intuizione. Il suo eterno contributo è stato quello di metterci in guardia dai molti modi in cui la vita emotiva degli adulti si colloca in cima alle esperienze dell’infanzia – e da come ci si ammala non conoscendo le nostre storie. In un mondo più sano, non avremmo avuto dubbi – e neanche li avremmo avvertiti mentre le vivevamo – che la nostra infanzia nascondeva i segreti delle nostre identità.

Sappiamo che l’unica materia che dobbiamo eccellere è quella che non ha ancora un nome nel sistema scolastico: ‘La mia infanzia’. Ed è il segno che ci siamo laureati con lode; è quando finalmente possiamo conoscere e pensare in modo non difensivo a come siamo (più o meno) un po’ pazzi e a cosa esattamente ci avrebbe reso tali in un passato lontano.

 

Fonte: https://www.theschooloflife.com/

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