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René Spitz: gli effetti devastante della deprivazione materna

René Spitz (1887 – 1974) psicoanalista austriaco, naturallizzato americano, è stato uno dei primi ricercatori che hanno utilizzato l’osservazione del bambino, concentrandosi sullo sviluppo del bambino  sottolineando gli effetti della deprivazione materna ed emotiva.

Spitz affermò che lo sviluppo infantile avviene per stadi:

  • lo “stadio pre-oggettuale” (appena nato), nel bambino possiamo osservare sorrisi o attivazioni non connessi a stimolazioni esterne
  • Lo “stadio dell’oggetto precursore” (3-5 mesi) il neonato sorride in maniera indifferente alla compersa di un viso noto “sorriso indiscriminato”. In questo periodo si formano i legami sociale, per questo è considerato un periodo critico.
  • Dai 6 mesi, il sorriso è rivolto verso visi conosciuti.

Nell’osservazione  del bambino, Spitz ha concentrato la sua ricerca sui bambini che hanno sperimentato una separazione improvvisa e a lungo termine da chi si occupava di loro.

La Depressione Anaclitica era il termine da lui proposto per descrivere la reazione di un bambino alla separazione; dolore, rabbia , e apatia dovuta alla deprivazione emotiva (la perdita di un oggetto amato).

Descrisse in ordine progressivo i comportamenti di bambini che vengono separati dalla persona che si prendeva cura di loro.

Tali comportamenti furono:

  • Primo mese: lamentele e richiami;
  • Secondo mese: pianto e perdita di peso;
  • Terzo mese: rifiuto del contatto fisico, insonnia, ritardo nello sviluppo motorio, assenza di mimica , perdita continua di peso;
  • Dopo il terzo mese: cessazione del pianto, stato letargico.

Se il bambino si ricongiunge all’oggetto d’amore entro tre-cinque mesi, il recupero è rapido, ma dopo cinque mesi, il piccolo mostrerà una sintomatologia molto più grave. Gli studi di René Spitz sono stati i primi a dimostrare sistematicamente che le interazioni sociali con gli altri esseri umani sono essenziali per lo sviluppo dei bambini .

Spitz nel suo studio ha seguito due gruppi di bambini:

  1. Il primo gruppo di bambini sono stati allevati in orfanotrofio, dove non avevano contatti caldi d’amore, dove un singolo infermiere doveva occuparsi di sette bambini contemporaneamente.
  2. Il secondo gruppo di bambini erano cresciuti in una prigione dove si trovavano le loro madri. Le madri erano autorizzate a curare i loro bambini ogni giorno.
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All’età di 4 mesi, lo stato di sviluppo dei due gruppi di bambini era simile; i bambini in orfanotrofio segnavano anche punteggi più alti in alcuni test.

Ad 1 anno, le prestazioni intellettuali dei bambini cresciuti in orfanotrofio erano molto ritardate rispetto al secondo gruppo. I bambini dell’orfanotrofio erano anche meno curiosi, meno giocosi , e più soggetti a infezioni .

Durante il loro secondo e terzo anno di vita , i bambini cresciuti in carcere con le loro madri camminavano e parlavano, mostrando uno sviluppo paragonabile a quello di bambini cresciuti in normali famiglie.

Solo 2 dei bambini cresciuti in orfanotrofio a 26 mesi, riuscivano a camminare e gestire alcune parole .

Il suo studio pionieristico ha aperto la strada a molti altri che hanno mostrato gli effetti catastrofici della deprivazione sensoriale e sociale nei periodi critici della prima infanzia e gli effetti sul successivo sviluppo dei bambini .

René Spitz afferma:

Questi sintomi scompariranno solo quando il bambino ritrova la madre o trova qualcuno che voglia prendersi cura di lui.

Un trauma del genere non si risolve del tutto in poco tempo, anzi qualora non dovesse essere superato, quello che presentano è ritardo nello sviluppo nella totalità dei soggetti osservati e un aumento del tasso di mortalità.

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3 responses on "René Spitz: gli effetti devastante della deprivazione materna"

  1. Desidero sapere dove nella mia provincia posso esserre utile

  2. Sono di Milano e verrei partecipare al progetto Dharma. Mi piace molto accudire i neonati, ho un figlio e sono un’insegnante in pensione. Fino al 27 di febbraio sono all’estero ma dopo questa data sarò di nuovo a Milano. Chiederei cortesemente se già a Milano c’è un progetto Dharma . Grazie Margherita Motta

  3. Molto interessante l’articolo

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