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Trauma e Adattamento Sociale. Implicazione per una più efficace terapia con i giovani

Trauma e Adattamento Sociale

Le ricerche passate hanno evidenziato il ruolo del trauma nei problemi di adattamento sociale, ma poco si sa del processo sottostante. Ciò rappresenta un ostacolo allo sviluppo di interventi efficaci per l’adattamento sociale di individui traumatizzati.

I risultati di questo studio su trauma e adattamento sociale hanno importanti implicazioni per gli interventi mirati all’adattamento sociale dei giovani.

Affermiamo che trascurare i processi identificati in questo studio può ostacolare il miglioramento dell’adattamento sociale nei giovani adulti con una storia di trauma. Vengono discusse le raccomandazioni per la ricerca e la pratica future.

 

L’esperienza di un trauma durante l’infanzia e l’adolescenza può portare a successivi problemi di adattamento sociale. Sebbene i sintomi dello stress post-traumatico possano essere notevolmente migliorati dagli interventi psicologici, le difficoltà di adattamento sociale possono rimanere invariate nei giovani traumatizzati. Quando i problemi di adattamento sociale non vengono migliorati, possono comportare rischi maggiori per i problemi di salute mentale, come una maggiore vulnerabilità alla depressione e all’ansia.

I problemi legati all’adattamento sociale possono essere previsti soprattutto tra le popolazioni giovanili, perché l’adolescenza e la giovane età adulta rappresentano fasi critiche dello sviluppo in termini di rapidi cambiamenti e adattamento a nuovi ruoli sociali, norme e aspettative. Pertanto, è importante capire perché le difficoltà di adattamento sociale nei giovani traumatizzati sono resistenti al miglioramento. Sembra che esista una relazione complessa tra trauma e adattamento sociale che è stata trascurata negli interventi incentrati sul trauma. In questo studio abbiamo proposto e analizzato un modello cognitivo per spiegare come il trauma possa causare difficoltà di adattamento sociale.

Secondo il nostro modello ipotizzato, l’esperienza del trauma può disturbare le capacità cognitive chiave che sono necessarie per l’adattamento sociale. Quando queste capacità non vengono migliorate, possono persistere problemi significativi di adattamento sociale. Sosteniamo che trascurare questo processo sia la ragione per cui gli interventi psicologici non hanno avuto successo nell’affrontare l’adattamento sociale dei giovani traumatizzati. I dettagli del quadro teorico del nostro modello ipotizzato sono presentati nella prossima sezione.

 

Il quadro teorico

Abbiamo esaminato studi provenienti da diverse discipline teoriche e di ricerca per identificare e concettualizzare uno specifico processo cognitivo tra trauma e adattamento sociale. In questa sezione viene spiegato passo per passo come alcune reazioni al trauma possano compromettere in sequenza le capacità di adattamento sociale.

Una reazione comune al trauma è l’evitamento dei pensieri e dei ricordi legati al trauma. Questo può proteggere la persona da pensieri e ricordi intrusivi spiacevoli e dalle emozioni negative ad essi associate, ma queste strategie sono benefiche solo a breve termine. Quando questo tipo di evitamento cognitivo dei pensieri e dei ricordi viene utilizzato cronicamente, può trasformarsi in funzioni cognitive disadattive dominanti. Una di queste funzioni è la soppressione cronica del pensiero, ovvero una tendenza pervasiva a evitare di elaborare i pensieri negativi. La soppressione cronica dei pensieri non è limitata agli eventi traumatici e può essere generalizzata a tutti gli argomenti della vita personale o interpersonale, per cui la persona non è in grado di elaborare molti aspetti negativi o impegnativi della propria vita.

Allo stesso modo, quando la persona evita continuamente di rievocare i ricordi traumatici, si può osservare una compromissione anche nel rievocare i ricordi non traumatici. In questo caso, gli individui con una storia di trauma tendono a rievocare i ricordi passati in modo generico e senza dettagli specifici. Questa è considerata una reazione protettiva automatica e passiva contro le emozioni spiacevoli e i pensieri intrusivi associati ai ricordi traumatici.

Infatti, quando l’accesso ai ricordi del passato (compresi quelli negativi, positivi o neutri) non è specifico e chiaro, anche i dettagli dei ricordi traumatici non possono essere richiamati in modo specifico. La funzione di memoria che viene compromessa da questo processo è chiamata memoria autobiografica. Si riferisce alla capacità di ricordare le esperienze personali e gli eventi della propria vita in modo generale o dettagliato.

Tutti i ricordi autobiografici possono essere suddivisi in due categorie principali: Specifici o troppo generali. I ricordi specifici sono ricordi che la persona ricorda con dettagli che includono luogo e tempo. La durata di questi ricordi non supera il giorno. Questi ricordi possono essere importanti o meno, recenti o relativi a molto tempo fa. Al contrario, la rievocazione non specifica dei ricordi autobiografici è chiamata memoria ipergenerica. I ricordi troppo generici sono ricordi generali e vaghi che coprono un periodo di tempo prolungato (ad esempio, più di un giorno) o una categoria di eventi ripetitivi. Ad esempio, l’affermazione “giocare a calcio con i miei amici sabato scorso” è un esempio di memoria specifica, mentre “la nostra gita scolastica in Francia” è un esempio di memoria sovra-generale. In condizioni normali e per avere funzioni psicologiche sane, gli individui dovrebbero essere in grado di ricordare la maggior parte dei loro ricordi autobiografici come specifici e non eccessivamente generali.

 

Trauma Recovery: il lavoro Corpo-Mente-Cervello per ristabilire Relazioni Sicure

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L’eccessiva generalità del sistema di memoria autobiografica e la soppressione cronica dei pensieri sono meccanismi cognitivi associati che possono essere innescati da eventi traumatici come stile di coping cognitivo evitante. Queste due funzioni disadattive (indicate in questo studio come evitamento cognitivo) operano in modo interrelato e possono disturbare funzioni psicologiche essenziali. Una delle funzioni interessate dall’evitamento cognitivo è la risoluzione dei problemi sociali.

Il problem solving sociale si riferisce alla capacità di creare e seguire soluzioni efficaci per affrontare situazioni sociali e interpersonali problematiche. Sebbene questa abilità possa essere migliorata con l’istruzione e l’apprendimento, richiede alcune capacità cognitive di base. Di conseguenza, un problem solving sociale efficace richiede l’accesso a specifici ricordi autobiografici, poiché le esperienze e gli apprendimenti passati sono importanti fonti di problem solving creativo per le situazioni future. Inoltre, il problem solving sociale richiede un’apertura cognitiva agli aspetti negativi delle situazioni problematiche. In altre parole, per un’efficace risoluzione dei problemi sociali, i pensieri e le emozioni negativi legati alle situazioni non dovrebbero essere evitati. Pertanto, l’evitamento cognitivo (compresa la soppressione cronica dei pensieri e l’eccesso di memoria autobiografica generale) può creare ostacoli alle principali capacità di risoluzione dei problemi sociali, interrompendo il pensiero flessibile e il richiamo della memoria.

In sintesi, l’evitamento cognitivo come stile di coping in reazione al trauma può predire livelli più bassi di capacità di problem solving sociale. Il risultato finale di questo processo è una riduzione dei livelli di adattamento sociale. Il motivo è che i problemi nelle situazioni sociali e interpersonali sono inevitabili. Pertanto, se la capacità di problem solving sociale non è efficace, l’incapacità di far fronte alle circostanze può disturbare notevolmente l’adattamento sociale.

Nonostante il background teorico e le evidenze di ricerca a sostegno delle diverse parti del nostro modello ipotizzato, nessuno studio ha analizzato questo processo come un quadro teorico coeso. Tuttavia, prima dell’attuale studio, il modello ipotizzato è stato testato e confermato in uno studio pilota di fattibilità con 96 giovani (di età compresa tra i 15 e i 29 anni; residenti in un Paese del Medio Oriente).

Il modello ipotizzato può rappresentare elementi importanti nella relazione tra trauma e adattamento sociale, potenzialmente applicabili a popolazioni diverse di giovani provenienti da contesti socioculturali differenti. Il motivo è che questo modello si concentra sugli effetti del trauma sui processi cognitivi fondamentali che sono stati considerati rilevanti per le funzioni cerebrali di base. Tuttavia, nella letteratura di ricerca si discute sul fatto che fattori socioculturali come il background migratorio possano contribuire alle difficoltà di adattamento sociale legate al trauma. La motivazione di questa affermazione è che le popolazioni migranti sono più vulnerabili a queste difficoltà a causa di potenziali esperienze traumatiche prima, durante e dopo la migrazione, oltre a dover affrontare ulteriori sfide per adattarsi a una nuova società. Tuttavia, negli studi passati non c’è stato un confronto appropriato tra giovani migranti e nazionali per quanto riguarda i legami tra trauma e adattamento sociale.

Pertanto, è importante chiarire se la relazione tra trauma e adattamento sociale può essere applicata a popolazioni diverse di giovani o se può essere influenzata da fattori socioculturali come il background migratorio. Pertanto, l’obiettivo di questo studio è stato quello di identificare i legami tra trauma e adattamento sociale (Figura 1) in una popolazione eterogenea di giovani. Questa comprensione può informare la ricerca e la pratica future per progettare interventi specifici ed efficaci per promuovere l’adattamento sociale dei giovani con una storia di trauma.

 

Discussione

I risultati di questo studio hanno confermato il nostro modello ipotizzato della relazione tra trauma e adattamento sociale nei giovani adulti. Di conseguenza, se il trauma è seguito dall’evitamento cognitivo (cioè dalla soppressione cronica dei pensieri e da una memoria autobiografica troppo generica), ci si aspetta una compromissione del problem solving sociale, che di conseguenza porta a una riduzione significativa del livello di adattamento sociale. A nostra conoscenza, il presente studio e il relativo studio pilota di fattibilità sono i primi tentativi di ricerca per indagare il modello cognitivo ipotizzato. I nostri risultati sono coerenti con le teorie e le prove di ricerca del passato che hanno ispirato il modello proposto.

In questo studio, abbiamo concettualizzato la soppressione cronica del pensiero e la memoria autobiografica troppo generica come un costrutto unificato chiamato evitamento cognitivo. Questo costrutto spiega una strategia di coping cognitivo disadattivo in reazione al trauma. La concettualizzazione della soppressione del pensiero e della memoria ipergenerica come strategia di coping cognitivo unificata è coerente con la teoria e le ricerche precedenti. Tuttavia, il ruolo di queste funzioni cognitive nel disturbare le capacità di adattamento sociale è stato trascurato nella letteratura precedente.

I nostri risultati indicano che la soppressione cronica del pensiero e l’eccesso di memoria autobiografica generale come stile di coping cognitivo evitante possono mediare in modo significativo il legame tra trauma e problem solving sociale. Questo risultato è coerente con la teoria e le ricerche precedenti che sostengono relazioni significative tra queste variabili. Una spiegazione per questo risultato è che un efficace problem solving sociale richiede un alto livello di apertura cognitiva ai ricordi delle esperienze passate e agli aspetti spiacevoli delle situazioni problematiche attuali. La soppressione cronica del pensiero, associata a un’eccessiva memoria autobiografica generica, è contraria a questa apertura cognitiva e quindi ostacola la capacità di risolvere i problemi sociali.

I risultati di questo studio supportano la letteratura passata secondo cui il miglioramento dell’adattamento sociale richiede un miglioramento dell’abilità di problem solving sociale. Tuttavia, i risultati del nostro studio implicano che, in presenza di una storia di trauma, gli interventi sull’adattamento sociale non devono limitarsi alla risoluzione dei problemi sociali, ma devono affrontare le capacità cognitive che potrebbero essere state influenzate dal trauma. Il processo sequenziale suggerito nel nostro modello è importante che venga preso in considerazione dagli studi futuri che progettano nuovi interventi per l’adattamento sociale. Tali interventi dovrebbero essere mirati alla soppressione cronica del pensiero e all’eccessiva generalità della memoria autobiografica come primi obiettivi terapeutici per costruire le capacità cognitive di base per promuovere l’adattamento sociale. Il miglioramento di queste funzioni cognitive può facilitare il miglioramento della risoluzione dei problemi sociali attraverso interventi psicologici. Sulla base dei nostri risultati, affermiamo che un intervento completo basato su questo processo sequenziale è in grado di sostenere l’adattamento sociale a lungo termine dei giovani traumatizzati. Sebbene i risultati pilota di questo studio non possano specificare la progettazione di un intervento, possono informare il processo di mappatura dell’intervento che sarà seguito da studi futuri.

Infine, i risultati di questo studio hanno dimostrato che la relazione tra trauma e adattamento sociale può essere applicata in modo simile a giovani adulti provenienti da contesti diversi (ad esempio, nazionali e migranti). Questo risultato è coerente con la teoria e le ricerche passate che affermano che gli effetti del trauma sui processi cognitivi si basano su funzioni cerebrali di base che non dovrebbero essere moderate in modo significativo da fattori socioculturali. Le esperienze traumatiche e i loro potenziali effetti sull’adattamento sociale non sono esclusivi delle popolazioni di immigrati e rifugiati.

In base ai risultati di studi passati, il 57-75% degli australiani ha avuto almeno un’esperienza traumatica e tassi simili sono stati riportati in altri studi internazionali. I nostri risultati hanno mostrato che la stragrande maggioranza dei nostri partecipanti (di tutte le origini australiane, immigrati e rifugiati) ha riportato sintomi traumatici. Sembra che il rischio del trauma sull’adattamento sociale possa essere previsto per un’ampia percentuale della popolazione generale di giovani adulti provenienti da contesti diversi. Ciò evidenzia l’importanza di sviluppare interventi efficaci per prevenire gli effetti a lungo termine del trauma sull’adattamento sociale dei giovani.

 

Corpi Borderline e lavoro con Complex PTSD e Disturbi di Personalità

 

Implicazioni cliniche

Riteniamo che i risultati di questo studio possano contribuire a colmare un’importante lacuna nella ricerca sugli interventi psicologici per l’adattamento sociale dei giovani traumatizzati. In base ai risultati di una recente meta-analisi, gli attuali interventi psicologici standard hanno un’efficacia limitata nel migliorare l’adattamento sociale dei giovani traumatizzati. Una delle potenziali ragioni è che la relazione specifica tra trauma e adattamento sociale e il ruolo dei fattori di mediazione non sono stati sufficientemente affrontati nella progettazione degli interventi.

Sulla base del processo analizzato nel presente studio, un intervento efficace per l’adattamento sociale dei giovani adulti con una storia di trauma deve mirare specificamente all’evitamento cognitivo (compresa la soppressione cronica del pensiero e la memoria autobiografica) e alla risoluzione dei problemi sociali con misure terapeutiche efficaci. Sosteniamo che è necessario un intervento specialistico integrativo per ricostruire queste capacità fondamentali nei giovani con una storia di trauma. Il miglioramento di queste capacità può aiutare i giovani a beneficiare meglio delle risorse educative e dei servizi di salute mentale per imparare e applicare le abilità di adattamento sociale.

 

Limitazioni

Riconosciamo che diversi fattori psicologici, sociali e culturali che non sono stati inclusi nel presente studio possono contribuire all’adattamento sociale. Questo studio si è concentrato specificamente sui fattori cognitivi di base che possono ostacolare l’adattamento sociale nei giovani traumatizzati. Il modello presentato è una concettualizzazione teorica pilota che deve essere replicata ed estesa in studi futuri per includere altri fattori emotivi, comportamentali e socioculturali rilevanti.

Un limite importante per questo studio è stato il numero limitato di persone provenienti da contesti di rifugiati che hanno partecipato allo studio. Abbiamo tenuto aperta la raccolta dei dati per un lungo periodo di tempo (circa 1,5 anni), ma il numero di giovani provenienti da contesti di rifugiati che hanno partecipato a questo studio è stato limitato. Le condizioni del COVID-19 durante il periodo di reclutamento hanno contribuito a rendere difficile il lavoro di rete di persona con le comunità e le organizzazioni legate alle popolazioni di rifugiati. Questa limitazione ha impedito a questo studio di testare il modello ipotizzato in modo indipendente per i giovani con un background da rifugiato. Per generalizzare i risultati a popolazioni diverse di giovani adulti, le future repliche dell’attuale disegno di ricerca dovrebbero includere ampi campioni uguali di popolazioni diverse.

Inoltre, una percentuale limitata di partecipanti di sesso maschile e l’utilizzo di questionari self-report (senza presentare valutazioni multiple di validità e affidabilità per ogni strumento) sono stati altri limiti di questo studio. L’inclusione di una percentuale più rappresentativa di partecipanti di sesso maschile nelle repliche future può aiutare a indagare le potenziali differenze legate al genere nelle variabili e nel modello ipotizzati. Inoltre, l’utilizzo di strumenti di valutazione più robusti, come i test sperimentali, negli studi futuri può ridurre il rischio di bias nella raccolta e nell’analisi dei dati. Infine, il processo ipotizzato tra trauma e adattamento sociale deve essere indagato attraverso studi longitudinali. Tali studi possono fornire prove preziose di potenziali legami causali tra trauma e adattamento sociale.

 

Conclusioni

Nel complesso, sostenere l’adattamento sociale dei giovani ha importanti implicazioni a breve e a lungo termine per la loro salute e il loro benessere, e il modello cognitivo qui sostenuto può fornire importanti informazioni per guidare la ricerca e la pratica future. Questa ricerca ha presentato un processo basato sull’evidenza che spiega come alcune capacità cognitive possano mediare gli effetti del trauma sull’adattamento sociale dei giovani adulti. Questo processo cognitivo può essere affrontato da studi futuri per sviluppare interventi efficaci per l’adattamento sociale dei giovani adulti con una storia di trauma.

 

Trauma dello Sviluppo e Dissociazione in Bambini e Adolescenti

Trauma dello Sviluppo e Dissociazione in Bambini e Adolescenti

 

Articolo liberamente tradotto, Sayedhabibollah Ahmadi Forooshani, Kate Murray, Nigar Khawaja e Zahra Izadikhah, “Identifying the Links Between Trauma and Social Adjustment: Implications for More Effective Psychotherapy With Traumatized Youth“, su Frontiers in Psychology, https://www.fr ontiersin.or g/article s/10.338 9/fpsyg.2021 .666807/full

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