Un atleta, due carriere: il concetto di Dual Career

Luana Morgilli
Luana Morgilli è psicologa, psicoterapeuta sistemico-relazionale ed EMDR. Da diversi anni lavoro in ambito sportivo attraverso interventi formativi e informativi per corsi rivolti a tecnici di div... Leggi la Bio
dual career

In diverse fasi del proprio ciclo vitale gli atleti hanno a che fare con tematiche e problematiche relative alla cosiddetta Dual Career, ovvero la doppia carriera.

Più nello specifico, con questo termine si intende  il fenomeno per il quale un atleta agonista porta contemporaneamente avanti due vite parallele. Una legata all’attività in ambito sportivo agonistico, e l’altra in ambito scolastico, accademico o lavorativo.

Dual Career e ciclo di vita di un atleta

La carriera sportiva di un atleta è caratterizzata da sviluppi sia a livello fisico che a livello psicologico, psicosociale e scolastico/professionale. Wylleman e Lavallee (2004) hanno messo in evidenza la presenza di interazioni tra questi ambiti,. Soprattutto ogni volta che gli atleti, durante la loro carriera sportiva, incontrano situazioni di transizione.

Durante il susseguirsi delle fasi del ciclo di vita, gli atleti e le atlete possono incorrere in eventi paranormativi (come ad esempio un infortunio, il cambio dell’allenatore di riferimento o il passaggio ad una diversa società sportiva). Questi eventi non sono comuni alla popolazione generale. Ma possono avere un grande impatto sulla qualità della loro vita e soprattutto sulla partecipazione alle attività sportive, ma anche all’istruzione e al contesto lavorativo.

I risultati di numerose ricerche mostrano la natura concorrente, interattiva e mutualmente intrecciata delle transizioni che si verificano nella carriera sportiva (cambiamenti nella prestazione, nel livello, nella categoria). E di quelle che si verificano in altri settori della vita degli atleti (ad esempio a livello accademico, psicosociale, professionale).

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Dual Career: ambito scolastico/accademico e carriera sportiva

Uno degli esempi più noti riguarda le fasi “cerniera” di passaggi di ciclo di istruzione. Questi comportano cambiamenti in termini di richieste da parte dell’ambito scolastico/accademico. Proprio mentre i giovani atleti si impegnano a raggiungere lo stadio di maestria o perfezione della loro carriera sportiva per avere prestazioni sempre più raffinate. Nello stesso periodo si trovano anche a fronteggiare cambiamenti a livello psicologico legati al passaggio dall’adolescenza alla giovane età adulta. Mentre a livello psico-sociale sperimentano il passaggio dall’attaccamento primario a quello secondario. Maturano infatti un nuovo interesse verso il gruppo dei pari e verso lo sviluppo di relazioni stabili o temporanee di tipo sentimentale con un partner.

Durante le recenti Olimpiadi, i media hanno dato particolare rilievo ai campioni che a fianco del percorso di preparazione olimpica sono stati in grado di conseguire lauree e master. Ma è evidente come non siano rari i casi di atleti professionisti molto giovani che hanno invece incontrato difficoltà nel conciliare le richieste del percorso scolastico con le competizioni. La stampa diede particolare rilievo al caso del posticipo dell’esame di maturità del portiere della nazionale Donnarumma per una vacanza, in coda all’Europeo U21 del 2017. E, più recentemente, al caso di Lorenzo Musetti che avrebbe voluto modificare la data della sua maturità per prepararsi al meglio al torneo di Wimbledon.

Ricerca dell’integrazione

È sempre più evidente l’importanza di porre attenzione affinché i due percorsi (la “Dual Career”) si possano integrare e sostenere a vicenda più facilmente senza entrare in competizione. Ovvero senza che uno dei due rubi energia all’altro con il rischio di un aumento di drop-out precoci nei confronti dello sport agonistico oppure della carriera scolastica a favore di quella sportiva.

L’abbandono precoce della carriera scolastica ed accademica causato da difficoltà a gestire la Dual Career potrebbe risultare particolarmente problematico al momento del ritiro dall’attività sportiva. Sia nel caso che questo sopraggiunga per motivi legati all’età che per cause impreviste, come un infortunio, un drastico calo prestativo o motivazioni di altra natura. L’atleta che non ha fatto altro che allenarsi durante la sua giovinezza si troverà in maggiore difficoltà al momento della ricollocazione.

Di contro, dare priorità alla carriera scolastica potrebbe portare all’allontanamento precoce di molti giovani dall’attività sportiva, con ricadute negative legate alla salute generale della popolazione. Ma anche in termini di perdita, per il mondo sportivo, di promettenti atleti ed atlete.

Le politiche sportive

Un altro aspetto legato alla Dual Career, in particolare nel caso di sport cosiddetti “minori”, è quello relativo ai compensi, che sono spesso molto limitati. Molti atleti di alto livello sono infatti costretti ad affiancare allo sport un lavoro che permetta loro di mantenersi. Sacrificando così energie, tempo e, spesso, motivazione, che potrebbero essere meglio investiti nella preparazione sportiva. Una delle principali alternative in questo momento è quello di accedere ai corpi sportivi delle FF.AA. e delle FF.OO. che purtroppo, però, non hanno la possibilità di accogliere tutti gli atleti e le atlete di interesse nazionale.

L’augurio è quello che le politiche sportive lavorino sempre meglio al fine di facilitare situazioni in cui gli atleti di alto livello possano armonizzare il loro impegno nello sport, nell’istruzione e nel lavoro.

La figura professionale dello psicologo in ambito sportivo può senz’altro essere da stimolo per lo sviluppo nella società di una maggiore attenzione alle problematiche relative alla Dual Career. Tale figura può infatti intervenire presso  le società sportive, i genitori, le istituzioni scolastiche. E soprattutto può supportare gli atleti e le atlete nella gestione del proprio tempo, delle proprie risorse, delle proprie emozioni e dei propri obiettivi in un’ottimale gestione della Dual Career.

 

Per approfondire il tema del ciclo di vita dell’atleta, segui il corso:

Il Modello Sistemico Relazionale applicato allo Sport

 

Bibliografia

Dual Career for Athlete Center (2013). Orientare l’attuazione delle politiche comunitarie in materia di dual career degli atleti. Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Psicologia.

Haley, J. (1973). Terapie non comuni. Roma: Astrolabio Ubaldini Editore.

Tortorelli, D. (2016). Prepararsi al via. Psicologia dello sport sistemico relazionale. Milano: FrancoAngeli.

Wyllemann P, Alfermann D, Lavallee D. (2004). Career transitions in sport: European perspectives. Psychology of Sport and Exercise; 5(1): 7-20.

 

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