Benessere Psicologico A Lavoro: Il Vitamin Model

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Autore: Irene Saya
Irene Saya è una giovane psicologa neoabilitata iscritta all’Ordine del Piemonte (n. iscrizione 9396). Ha conseguito la laurea col massimo dei voti in Psicologia del Lavoro e de... Leggi la Bio
benessere psicologico

Come stai?

Una domanda scontata, in apparenza banale che poniamo e riceviamo quotidianamente senza prestarci la dovuta attenzione. Eppure fa riferimento a come ci sentiamo, alle nostre emozioni, alle nostre sensazioni, al nostro corpo, al nostro vissuto quotidiano e richiama quindi il benessere o il malessere che esperiamo e che difficilmente viene espresso in risposta a quella domanda.

Il nostro benessere psico-fisico in questo particolare momento storico è spesso compromesso anche a causa del fatto che ormai da un più di un anno abbiamo cambiato abitudini. Ad esempio molti di noi lavorano da casa dovendo però rispettare l’orario d’ufficio e non avendo a disposizione uno spazio fisico (talvolta anche mentale) ben delineato e questo ovviamente influenza quanto stiamo bene.

 

Star bene 

Cosa significa stare bene? Non possiamo dare una risposta universalmente valida, ma sicuramente possiamo affermare che ci riferiamo al ben-essere. Infatti esso può essere definito in termini affettivi, ovvero sulla base del tipo di emozioni esperite (“affective well–being”) tenendo conto del diverso grado di soddisfazione e di attivazione. L’incrocio di queste due dimensioni determina gli spazi entro cui collocare le diverse esperienze soggettive, espresse come emozioni. E’ possibile, graficamente, anche individuare l’intensità di queste emozioni in base alla distanza dal punto di incrocio delle due variabili

Possiamo osservare 3 assi (ansioso-tranquillo, eccitato-depresso, soddisfatto-insoddisfatto)

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Benessere psicologico a lavoro 

In ambito lavorativo i fattori che influiscono sul benessere della persona, vengono paragonati dallo psicologo Warr (1987) alle vitamine e agli effetti che queste provocano nel nostro organismo.  

La sua teoria si chiama Vitamin Model e mostra come l’ambiente condiziona il nostro benessere, suggerendo che il livello e la combinazione di alcuni aspetti del lavoro hanno precisi effetti su di esso.

Individua 12 “vitamine” 

  1. OPPORTUNITÀ’ DI CONTROLLO PERSONALE SUL PROPRIO LAVORO.
  2. OPPORTUNITÀ’ DI UTILIZZO DELLE COMPETENZE POSSEDUTE
  3. LA QUALITÀ’ DELLE RICHIESTE SPECIFICHE DELL’AMBIENTE ALLA PERSONA
  4. LA VARIETÀ’ (di richieste e obiettivi)
  5. LA CHIAREZZA AMBIENTALE (in merito al proprio futuro, al proprio ruolo, ai compiti da svolgere e le conseguenze dei propri comportamenti)
  6. LA POSSIBILITÀ’ DI INTERAZIONE CON GLI ALTRI
  7. LA DISPONIBILITÀ DI DENARO
  8. LA SICUREZZA FISICA (assenza di pericolo e fattori di rischio)
  9. LA POSIZIONE SOCIALE BEN VALUTATA
  10. SUPPORTO DEL SUPERIORE
  11. OPPORTUNITÀ’ DI SVILUPPO E CARRIERA
  12. EQUITÀ E GIUSTIZIA DISTRIBUTIVA

Paragona i fattori dall’1 al 6 alle VITAMINE D e A e quelli dal 7 al 12 Vitamine C ed E.

Ciò significa che alcuni aspetti in “sovradosaggio”(1-6) hanno effetti negativi=decremento addizionale; mentre altri no (7-12)=effetto plateau e gli effetti negativi si presentano solo in caso di assenza. Ovviamente non è possibile determinare il contributo specifico che ciascuno ha sullo stato di benessere e tutti sono fondamentali per il corretto funzionamento sociale e lavorativo, come le vitamine lo sono per il funzionamento biologico.

 

Homeworking e benessere psicologico

E’ interessante l’applicazione del modello al homeworking perché mostra chiaramente l’effetto vitaminico degli aspetti del lavoro, cioè le conseguenze che hanno sul benessere psicologico. A tal proposito, a scopo esemplificativo principalmente si presentano:

-meno disponibilità di denaro ed opportunità di usare le proprie competenze (vit. C);

-eccesso di controllo personale sul proprio lavoro (vit. D).

E’ evidente che per il benessere psicologico, è fondamentale un corretto apporto di “vitamine” per non manifestare sintomi da carenza o ipersodosaggio. Ciò non stupisce se si considera quanto illustrato finora e si fa un paragone col benessere fisico. Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di dover assumere degli integratori multivitaminici. Quindi, perché non dovremmo equilibrare le 12 “vitamine” necessarie per migliorare la nostra condizione lavorativa? Dove trovare questi supplementi ovviamente fuori commercio? Dentro e tramite noi! 

 

Irene Saya

 

Bibliografia:

Mäkikangas, A., Feldt, T., & Kinnunen, U. (2007). Warr’s scale of job-related affective well-being: A longitudinal examination of its structure and relationships with work characteristics. Work & Stress, 21(3), 197-219.

Stiglbauer, B., & Kovacs, C. (2018). Più sono, meglio è? Effetti curvilinei dell’autonomia lavorativa sul benessere dal punto di vista del modello vitaminico e della teoria del PE-fit. Giornale di psicologia della salute sul lavoro , 23 (4), 520.

Warr, P. (1987). Work, unemployment, and mental health. Oxford University Press.

Warr, P. (1994). Un quadro concettuale per lo studio del lavoro e della salute mentale. Lavoro e stress , 8 (2), 84-97.

Warr, P. (2009). “Vitamine” ambientali, giudizi personali, valori del lavoro e felicità. Nel manuale di Oxford sul benessere organizzativo .

 

Sitografia:

https://www.researchgate.net/publication/247511175_Warr’s_scale_of_job-related_affective_well-being_A_longitudinal_examination_of_its_structure_and_relationships_with_work_characteristics

https://www.asapitalia.com/it/hr-management/56-vitamin-model-di-warr

 

Fonte immagini:

https://www.asapitalia.com/it/hr-management/56-vitamin-model-di-warr

 

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