Fame Nervosa: cos’è e come la Mindful Eating agisce per trattarla

Un’area di crescente interesse per la ricerca in Psicologia si focalizza sulla relazione fra emozioni e comportamento alimentare.

La tendenza a mangiare in risposta ad un vasto repertorio di emozioni negative, come ansia, depressione o rabbia, viene comunemente definita “Fame Nervosa”.
In accordo con la teoria psicosomatica, la fame nervosa consegue dall’incapacità di distinguere la fame da altri stati interni, come la rabbia, la paura o l’ansia, così come dalla tendenza ad utilizzare il cibo per ridurre lo stress emotivo, probabilmente a causa di apprendimenti precoci. La letteratura scientifica in merito all’argomento (si vedano, a tal proposito, gli studi di: Ouwens, M. A,et al., 2009; Konttinen, H. et al., 2010; Waller, G. et al. 1998) mette in evidenza correlazioni positive fra la fame nervosa ed altre condizioni cliniche, quali disturbi d’ansia e dell’umore, ideazione suicidaria, problemi legati alla sfera sessuale, dismorfismo
corporeo e disturbi alimentari.

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Più specificatamente, la combinazione di fattori quali ipotonia dell’umore, pattern di comportamento alimentare disfunzionali ed insoddisfazione corporea, è implicata nell’origine del Binge Eating Disorder o Disturbo da Alimentazione Incontrollata, con conseguente aumento di peso e obesità.
La correlazione fra queste diverse condizioni si spiega attraverso peculiari funzionamenti di tipo neurofisiologico, che coinvolgono strutture corticali e sub-corticali responsabili delle diverse competenze metacognitive, quali la consapevolezza e la gestione delle emozioni negative.

Vi è un crescente interesse, in Italia come nella comunità scientifica globale, al modo in cui protocolli basati sulla mindfulness, come l’MBEAT (Mindfulness Based Eating Awereness Training) siano capaci di modificare questo funzionamento neurofisiologico, agendo, attraverso la neurogenesi, sulla struttura cerebrale stessa, ripristinando e rinforzando, anche a lungo termine, la capacità di osservare, riconoscere e gestire le proprie emozioni senza
ricorrere al cibo e destrutturando modalità disfunzionali di relazione con il cibo, al fine di costruire con esso un rapporto funzionale ed altamente godibile (vedi per approfondimenti Montesarchio, T., 2017). In una recente review, ad esempio, (Mantzios, M. et al., 2015) è emerso proprio che la mindfulness ha una correlazione negativa con l’aumento ponderale e l’emotività negativa, presentando, invece, correlazioni positive con una maggiore stabilità emotiva.

La mindfulness, infatti, gioca un ruolo decisivo nel moderare le emozioni negative, che vengono sconnesse, di conseguenza, dall’atto del mangiare.
Tutto questo può avvenire solo perché la mindful eating insegna a partecipare, accettare e lasciare andare le emozioni negative, anziché reagirvi impulsivamente o sopprimerle con il cibo. Inoltre, la mindful eating
insegna a discernere fra sensazioni fisiologiche di fame e sazietà e sentimenti, così come fra smanie di cibo e fame fisiologica, supportando scelte consapevoli relative al quando e il cosa mangiare, basandosi su concetti
come la saggezza interiore. Comprendere le connessioni esistenti fra le emozioni ed il comportamento alimentare è parte fondante del processo che porta a divenire un mangiatore consapevole e rappresenta un obiettivo importantissimo in termini di prevenzione e trattamento dei comportamenti alimentari disfunzionali, come la fame nervosa, il binge eating e la bulimia.

Bibliografia

  • Konttinen, H., Männistö, S., Sarlio-Lähteenkorva, S., et al. (2010). Emotionaleating, depressive symptoms and self-reportedfoodconsumption. A population-basedstudy. 54, 3, 473–9.
  • Mantzios, M. & Wilson, J. C. (2015). Mindfulness, eatingbehaviours, and obesity: a review and reflection on currentfindings. CurrentObesity Report, 4: 141
  • Montesarchio, T. (2017). Una metodologia innovativa per regolare il rapporto con il cibo. Roma, EPC editore
  • Ouwens, M. A, van Strien, T., & van Leeuwe, J.F.J, (2009). Possiblepathwaysbetweendepression, emotional and externaleating. A structuralequation model.Appetite, 53, 2, 245–248
  • Waller, G., Osman, S. (1998) Emotionaleating and eatingpsychopathologyamong non-eating-disorderedwomen. International Journal of EatingDisorders 23, 4, 419–424.

 

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