La consulenza nell’elaborazione del lutto familiare

Quando in una famiglia si verifica un lutto, spesso non c’è solo il dolore della perdita da affrontare ma anche un cambiamento nei ruoli e nelle dinamiche che ciascun membro della famiglia riveste.

Antonella,22 anni primogenita, si rivolge a me qualche mese dopo la perita del padre: un uomo forte, abituato a gestire la famiglia, a provvedere ai bisogni economici e con un’idea patriarcale del nucleo familiare. Aveva chiesto alla moglie di smettere di lavorare con la nascita della prima figlia e ha sempre deciso lui qualsiasi cosa potesse riguardare le figlie (Antonella appunto e Veronica 14 anni), la casa, la gestione dei risparmi etc.
Ha sempre considerato la figlia maggiore la sua “erede” e durante la lunga fase di malattia le ha riconosciuto il ruolo di caregiver e di colei che avrebbe dovuto prendere il suo posto dopo la sua morte, trascurando invece ogni dialogo con la moglie.

Dopo la morte del padre, Antonella sente di non essere più sicura di nulla, della facoltà intrapresa, della relazione con un coetaneo “che piaceva tanto al padre”, fatica a trovare un equilibrio con la madre e la sorella che sente profondamente diverse da lei e “alleate” in una visione della vita che lei non comprende. Riporta di essere molto simile al padre è di faticare a portare avanti i suoi dettami in famiglia: il conflitto si esplicita nel cambiamento di alcuni oggetti di arredamento e mobilio. La madre desiderosa di ritrovare la propria individualità e la propria capacità decisionale sposta alcuni oggetti e ristruttura alcune stanze della casa dove la famiglia vive da sempre, Antonella vorrebbe aspettare, prendere tempo e avere una maggiore voce in capitolo.

Certi eventi cambiano radicalmente il sé dell’individuo: la famiglia, dopo la morte di una persona cara, deve far fronte oltre alla perdita stessa, anche ai cambiamenti individuali generati nei singoli membri (non si è più madri di…, ma si diventa l’essere stata madre di…, oppure l’essere stata figlia o moglie di…).
Ciascuno nella sua reazione all’evento luttuoso si ri-organizza sia in funzione delle risorse del gruppo familiare, sia in base alle risorse e alle necessità individuali.
Gli effetti trasformativi di questo nuovo assetto non sono immediatamente chiari al resto della famiglia, che a livello gruppale ha perso il proprio equilibrio.

Quale setting per una situazione come questa?

È vero che la richiesta è individuale ma durante i primi colloqui emerge chiaramente la necessità di ridefinizione dei legami e delle relazioni familiari, che appare prioritaria rispetto al lavoro che Antonella dovrà fare su e con se stessa per affrancarsi dalle aspettative paterne per trovare e scoprire se stessa.

In quest’ottica la consulenza sull’elaborazione del lutto si pone l’obiettivo primario di aiutare la paziente e con lei il nucleo familiare a ridefinirsi i e ridefinire i legami familiari. Si sceglie, quindi, un setting familiare in cui, con un numero ridotto di colloqui, si possa lavorare sul legame tra sorelle e aiutare la madre a comprendere e chiarire le sue esigenze di “libertà” senza tralasciare la comprensione dell’eredità paterna che è stata data alla figlia maggiore. Già questo elemento di comprensione permette l’instaurarsi di un nuovo spazio all’interno del quale è possibile cominciare a creare una storia condivisa necessaria per sentirsi affiliati e poi differenziarsi e liberarsi dalla sorte comune. Solo dopo aver trovato il proprio spazio all’interno della famiglia sarà possibile trovarne uno all’esterno.

Dopo 6 incontri familiari, infatti, lo spazio di consultazione viene chiuso avendo permesso alle tre donne di comprendere i nuovi ruoli che ricoprono ora all’interno della famiglia e aver consentito loro di trovare una nuova modalità comunicativa che permetta di comprendersi e superare i conflitti che incontrano e che incontreranno ancora.
Antonella decide poi di iniziare un percorso individuale per svincolarsi da quelle aspettative che sente come sue ma che rispondono all’esigenza di essere la “brava figlia di un padre incontentabile” e entrare in un contatto autentico con i suoi desideri e la sua identità.
Risulta evidente come a partire dalla morte di un genitore si possa trovare la possibilità di saldare dei conti: l’eredità permette un movimento di decostruzione e mette al centro “le questioni cruciale di debiti e meriti, della parità-disparità, dell’amore-odio, della comprensione-incomprensione, della giustizia-ingiustizia“. ( Adinolfi, D’Elia 2007)

 

Bibliografia

Bowen M., “Dalla famiglia all’individuo. La differenziazione del sé nel sistema familiare“, Astrolabio, Roma, 1980

Andolfi M., “La famiglia di fronte alla morte traumatica di un figlio adolescente: cosa fare in terapia familiare?”

Le perdite e le risorse della famiglia“, Convegno di studio del 3/4 maggio 2002, organizzato dall’Accademia di Psicoterapia della Famiglia

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