Perché studiare Neuropsicologia?

“Perché studiare Neuropsicologia Dott.ssa Lastretti?”

Questa domanda mi è stata posta da uno studente durante un corso. Una domanda che mi ha fatto riflettere: “Perché non studiarla?” Perché non darti la possibilità di apprendere qualcosa di nuovo?”

Ma poi, ho pensato, è libero di scegliere, l’apprendimento è così democratico, vediamo cosa ne viene fuori, quindi molto semplicemente mi sono astenuta dalla risposta e ho iniziato la mia lezione.

Ho iniziato la mia lezione definendo la Neuropsicologia Clinica, come una disciplina che studia le funzioni del nostro cervello, una sorta di check up o di analisi del sangue che ci dice in maniera precisa e puntuale come funzionano i nostri domini cognitivi, dove andiamo meglio e dove siamo deficitari, che ci permette, se necessario di intraprendere cure specifiche e una riabilitazione cognitiva.

Ho continuato a parlare del nostro encefalo, definendolo plastico, in grado cioè di adattarsi a nuovi possibili cambiamenti. Pensiamo ad un ictus, il nostro cervello mediante le sue connessioni farà di tutto per sopperire al meglio alla mancanza procurata dal danno subito.

È arrivato poi il momento della panoramica dei test neuropsicologici, così vari e diversi… così intriganti nel loro rigore scientifico. Abbiamo la possibilità di aprire nuovi file di approfondimento, e scoprire che i test sono tanti ma sono  specifici, e consentono di fare una fotografia istantanea del nostro encefalo. Uso spesso l’esempio del “selfie”, attraverso i test neuropsicologici possiamo  immaginiamo di “selfare” il nostro encefalo, di vederlo nel qui ed ora.

Gli ambiti applicativi sono molti, la Neuropsicologia clinica può avere risvolti sia in campo sanitario, che in campo forense, che in quello riabilitativo.

In ambito clinico, soprattutto quando dobbiamo andare a determinare la presenza o meno di decadimento cognitivo patologico, la valutazione neuropsicologica risulta essere, per una diagnosi precoce di demenza, lo strumento diagnostico per eccellenza in quanto, riesce a “vedere” meglio il deficit. Basti pensare che una demenza soprattutto nella fase iniziale non risulta visibile nelle indagini strumentali quali la TAC.

Inoltre, soprattutto nel campo della valutazione delle demenze, il progetto terapeutico di riabilitazione cognitiva si baserà sui test che devono essere ripetuti almeno ogni sei mesi, per vedere se la riabilitazione cognitiva sta funzionando e quindi sta consentendo un rallentamento del declino cognitivo ,favorendo una migliore qualità di vita per il paziente.

Ho concluso quindi la mia lezione specificando che la valutazione neuropsicologica deve essere effettuata da uno psicologo adeguatamente formato e che quest’ultimo si ponga in un’ottica di lavoro multidisciplinare, infatti si dovrà parlare un linguaggio condiviso fra: psicologo, neurologo, geriatra, logopedista, tutte le figure che ruotano intorno allo studio e alla cura della demenza.

I test neuropsicologici sono fondamentali, in particolar modo nel campo geriatrico, poiché dobbiamo considerare che la demenza è in crescente aumento nella popolazione generale, ed è stata definita secondo il Rapporto OMS e ADI una priorità mondiale di salute pubblica.

L’Italia è uno dei paesi europei più anziani (età uguale o superiore a 65 anni) e quasi il 17% della popolazione, per un totale di 9,5 milioni, ha superato i 65 anni di età (fonte Istat 2015). Sono pertanto in aumento tutte le malattie croniche, in quanto legate all’età, e tra queste le demenze, ecco perché risulta importante specializzarsi in questo campo.

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Valutazione neuropsicologica delle demenze: batteria di test.

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Ti aspetto in aula

Mara Lastretti

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