Stress e infertilità: cosa succede quando un figlio non arriva

L’infertilita rappresenta oggi una delle maggiori causa di stress per uomini e donne in età fertile.

1 coppia su 5 ha difficoltà ad avere un figlio e tra queste il 4% si scopre sterile.

Ma cosa succede nella mente di un uomo o di una donna che si trovano ad affrontare questa situazione?

Iniziano ad attivarsi stati e pensieri che, a loro volta, innescano comportamenti che costruiscono “mondi”, in cui la sofferenza si autoalimenta e lo stress aumenta.

Compaiono stati di tristezza e di rabbia, di vergogna e di colpa: l’infertilità infatti non è solo un problema fisico, ma anche psicologico. Sin dagli anni ’70, in cui ci sono stati i primi trattamenti di fecondazione assistita, la ricerca ha cercato di capire quali meccanismi psicologici ne fossero coinvolti, che ruolo avessero e a quale punto intervenissero.

Ci si è domandati se essi fossero una causa o una conseguenza dell’infertilità. Le risposte sono state varie e non univoche. Certo è che ci sono delle ricadute psicologiche ormai note e che queste hanno un impatto sull’esito del trattamento. Allo stesso modo, si conoscono i meccanismi di reazione allo stress, le ricadute endocrine e quindi anche l’impatto dello stesso sulla capacità riproduttiva.

In situazione di stress ognuno di noi mette in atto i propri schemi e meccanismi automatici che spesso non fanno altro che alimentare lo stesso stato di sofferenza. Da un evento obiettivamente difficile da affrontare, si generano stati mentali e comportamenti che rinforzano la percezione negativa dell’evento, che porta a stati mentali e a motivi di sofferenza ulteriore e così via…

Cosa succede nello specifico nell’infertilità?

Legata a questo discorso dello stress ci sono innanzitutto una serie di credenze molto diffuse tra cui questa: “Se non ci pensiamo più e stiamo tranquilli il figlio arriverà”.

Occorre tener presente alcuni aspetti. Il primo, è che ci sono cause diverse di infertilità: il 65% delle infertilità ha una spiegazione oggettiva, il restante 15% rientra nelle cosiddette infertilità “inspiegate”. Da un punto di vista emotivo e psicologico le differenze riguardano un minor o maggiore senso di controllo e di speranza su ciò che potrà accadere.

Il secondo, prettamente psicologico è che se cerco di raggiungere un obiettivo non posso fare a meno di pensarci. Il problema dunque, non è pensarci, caso mai potrebbe essere quello di rimuginare (cioè di sentire la mente occupata costantemente da un pensiero in modo del tutto afinalistico). In questo caso il problema non è il contenuto, ma il meccanismo cognitivo che non fa altro se non alimentare uno stato di ansia e depressione.

Il terzo aspetto è che se siamo stressati il nostro corpo reagisce per garantirne la sopravvivenza. Ciò implica che avviene una risposta neuroendocrina tale per cui c’è una sorta di risparmio energetico nelle funzioni non necessarie alla sopravvivenza. Una di queste è proprio la funzionalità riproduttiva. Nel caso della donna, ad esempio, questo si traduce in un disturbo dell’ovulazione fino alla sospensione del ciclo mestruale (amenorrea) , nel caso dell’uomo c’è una riduzione nella produzione degli spermatozoi, della loro motilità e della loro capacità di superare la barriera mucosa situata sul collo dell’utero.

Quindi è vero che lo stress incide, ma è anche vero che lo stress non è “ci sto pensando troppo, se smetto di farlo avremo un bambino”. Una persona stressata ha un corpo in cui i livelli di cortisolo si alzano e i livelli estrogenici si abbassano, ha una mente che rimugina e non riesce a lasciar andare e ha disturbi nella sfera emotiva.

Un altro aspetto importante è la fusione della propria identità con il ruolo genitoriale.

Nelle coppie spesso si genera un senso di inadeguatezza a livello di femmninilità e virilità, perché non si riesce ad avere un bambino. Questo può portare a cali di autostima fino al ritiro sociale.

Un’altra credenza frequente è la convinzione che la propria vita non possa essere adeguata o “bella” senza figli. Separare il senso di sé dal ruolo, fa aprire una nuova prospettiva: né più bella o più brutta, ma semplicemente diversa.

Lavorare su questi aspetti, che non sono gli unici ma sono tra i principali, significa non tanto imparare a pensare ad altro o accanirsi per avere un figlio, ma non far collassare la propria identità e la propria vita su quell’unico progetto.

Significa imparare a distinguere ciò che si è, da ciò che si fa o dall’idea che si vorrebbe avere di sé e della propria vita.

Proprio per l’importanza della ricaduta sulla vita psichica, secondo le linee guida dettate dall’ European Society of Human Reproduction and Embriology – ESHRE- riprese e applicate in Italia poi con la legge 40 del 2004, i centri di procreazione medicalmente assistita devono garantire sostegno psicologico alle coppie prima, durante e dopo il percorso, proprio con l’obiettivo di gestire le conseguenze derivanti dalla diagnosi e dal trattamento dell’infertilità.

Come si può sosternere la coppia con problemi di infertilità?

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