Libroterapia per uscire dall’Isolamento

Rachele Bindi
Sono esperta in Libroterapia: gestisco percorsi di Libroterapia individuale e di gruppo di impostazione analitica junghiana per la ricerca del benessere psicologico, anche in collaborazione con enti, ...

La lettura è una attività solitaria: nonostante esistano interessanti progetti di lettura condivisa e lettura ad alta voce, più frequentemente l’atto del leggere è individuale. Questo potrebbe far pensare che chi legge tenda a chiudersi, troviamo questa errata percezione anche in un pregiudizio comune che sostiene che chi legge (specialmente alcuni generi come fantasy e fantascienza) tenda ad isolarsi dal mondo. Tutt’altro…

 

Le lettura allena al rapporto con il mondo e alle relazioni interpersonali, tanto da poter essere un validissimo aiuto per quelle persone che tendono all’isolamento o a provare ansia sociale.

 

Sappiamo che le misure di contenimento della diffusione pandemica hanno portato alcune persone ad esperire un vero e proprio paradosso, rendendo difficoltoso per loro il ritorno alle abitudini pre-pandemiche. I dati della Società italiana di psichiatria, ho recentemente letto online, parlano di un milione di persone che vivono una sorta di sindrome del prigioniero: si sentono in ansia all’idea di togliere la mascherina, tornare con gli altri.

Oggi proviamo a vedere insieme come la libroterapia possa aiutare C, una ragazza di 25 anni, che mi contatta proprio per un problema di fobia sociale (lei stessa usa queste parole nella prima telefonata che mi fa).

C è una lettrice appassionata, da sempre, anche se durante la pandemia si è trovata a leggere molto meno. I romanzi le risultavano faticosi, non riusciva mai ad entrare bene nella storia, si trovava ad avere i pensieri che vagavano altrove. Ha letto qualcosa ma molto poco e memorizzando pochissimo: alcuni libri forniti in digitale gratuitamente dagli editori durante il lockdown, ma spesso lasciati a metà.

Essere a casa con i suoi non la ha aiutata a leggere. Troppi rumori, mai la necessaria quiete nel periodo in cui la casa era affollata. Ed anche adesso suo fratello minore è in Dad e lei stessa non trova nemmeno il modo di studiare come dovrebbe per gli esami universitari.

Fissiamo un primo incontro di libroterapia online, visto che C vive piuttosto lontano da Firenze.

Nel primo incontro, quello di analisi dei bisogni narrativi, cerco di conoscere C sia come lettrice che come aspettative riguardo al percorso con me.

C si sta laureando in economia. Il suo sogno era quello di lavorare nella consulenza. Ma ad oggi non ne è più sicura perché si rende conto di aver perso proattività e slancio. Proprio per questo chiede un supporto. Vorrebbe capire cosa è cambiato. E visto che le sue abitudini di lettrice si sono “rovinate” (termine suo) proprio mentre iniziava ad esperire sintomi ansiosi ed insicurezze riguardo le scelte del futuro, chiede di lavorare su questo.

C è stata per anni una lettrice forte. Ha letto principalmente autori stranieri scelti sulla base di recensioni lette e di giri in libreria dove si lasciava conquistare da copertina e fascetta. Non ha mai tenuto un diario delle letture né mai ha pensato di usare i libri per il benessere. Quando ha trovato il mio sito si è detta incuriosita dal fatto che anche io lavorassi con le aziende come consulente, ha pensato che avrei compreso i suoi bisogni.

In termini di letture C ha gusti molto ampi e nessuna preclusione. E’ concentrata sull’opportunità di conoscersi e di ritrovare la serenità nell’uscire di casa e relazionarsi con gli altri. La grossa società di consulenza dove sogna da anni di entrare come collaboratrice sceglie sempre persone piuttosto sicure di se stesse. E richiede una grande capacità di organizzazione (il lavoro comporta continui spostamenti e la capacità di stare a contatto con persone sempre diverse).

Mi prendo qualche giorno per analizzare la chiacchierata fatta con C prima di proporle un primo testo da leggere.

Tu come ti orienteresti per la scelta del primo romanzo da proporre a C?

Preferiresti una storia in cui possa proiettarsi con un protagonista vincente, magari qualcuno vicino al mondo in cui sogna di lavorare? O preferiresti un protagonista con difficoltà analoghe a C stessa?

L’uso della Libroterapia in contesti individuali e gruppali

L’uso della libroterapia in contesti individuali e gruppali

 

DISCUSSIONE

Marina:

Buon pomeriggio, grazie per la condivisione di questo caso molto interessante, C. sembrerebbe aver perso un pò gli stimoli; mi viene in mente di proporle la lettura di una storia con una protagonista con difficoltà analoghe alle sue. In questo modo potrebbe riconoscersi in alcune situazioni del protagonista e avvicinarsi con curiosità ed empatia. E perché no? questo potrebbe essere un fattore positivo per far ritornare in lei quelle abitudini da lettrice “rovinate” come dice lei.

Rachele Bindi:

Grazie Marina: l’idea di dare una protagonista con difficoltà simili a quelle di C è una prospettiva interessante per alleviare il senso di unicità delle sue difficoltà. Rivedersi può essere una ottima fonte di insight personali. Ti viene in mente qualche titolo? Sono curiosa anche di leggere pareri contrari, ci serve per riflettere!

Maria Emilia:

Ciao a tutti, un motivo per consigliarle invece un romanzo con una protagonista vincente potrebbe essere che C. ha manifestato un intenso bisogno di modelli di riferimento, scegliendo come terapeuta una persona di cui ha individuato gli aspetti forti che vorrebbe per sé.

Rachele Bindi:

Ciao Maria Emilia, direi perfetto! C. identificandosi con protagonisti vincenti farebbe sicuramente fatica: probabilmente non riuscirebbe nel processo di identificazione e sarebbe necessario accompagnarla mostrandole i punti di contatto con le sue caratteristiche e magari anche aiutandola a far proprie convinzioni ed atteggiamenti al momento messi in ombra.

Un lavoro inizialmente faticoso ma molto proficuo. In questo caso il terapeuta ha un ruolo di traduzione molto importante. Ti vengono in mente narrazioni utili?

Maria Emilia:

Allora, non mi è venuto in mente un libro con una protagonista vincente perchè forse riflettendoci non ho chiaro cosa significhi vincente per C. Inoltre generalmente i libri che trovo interessanti prevedono l’evoluzione del personaggio, per cui un libro in cui la protagonista sia vincente dall’inizio alla fine non mi viene in mente, tranne forse per protagoniste che facciano un lavoro in cui sono già affermate e in quel caso la difficoltà si presenti loro attraverso una situazione da risolvere in cui alla fine naturalmente avranno successo.

In questo senso potremmo prendere un libro con protagonista una investigatrice già affermata, mi viene in mente Pedra Delicado (dura e fragile allo stesso tempo). Altro personaggio che nonostante le difficoltà si presente sempre combattiva è Katniss di Hunger Games, soprattutto il primo volume, poi gliene succedono veramente troppe. In realtà il libro che mi è frullato per la testa tutto ieri, anche se la protagonista non è vincente dall’inizio, piuttosto si riscatta direi è: Gli occhi gialli dei coccodrilli della Pancol. Mi spiace della confusione: ho fatto un po’ di brainstorming. Sono curiosa di leggere l’opinione tua e degli altri.

Rachele Bindi:

Intanto è molto interessante la questione che poni su che cosa si possa intendere per “vincente” e abbiamo delle alternative. La prima è quella di andare a prendere narrazioni dove il valore del/la protagonista è certo dall’inizio: in questo senso C. potrebbe esperire della confusione: le stiamo dicendo che lei non è come il/la protagonista? il messaggio del testo è che ci sono persone che riescono e altre che non riescono? Nel caso di C un libro dove il/la protagonista sia un esempio di proattività, di self confidence, il ritratto perfetto del consulente in ascesa potrebbe farle pensare che lei, non riconoscendosi certe caratteristiche, sia esclusa da quel tipo di vita/futuro.

Eviterei questo tipo di narrati privilegiando quelli con uno sviluppo del personaggio lungo tutto l’arco narrativo. Quindi mi piace il pensare a protagonistə che magari inizialmente hanno delle difficoltà e che imparano a superarle. Sono esempi positivi di trasformazione e cambiamento e consentono a C di iniziare a chiedersi quali piccoli aggiustamenti le consentirebbero di muoversi verso la modalità desiderata. Gli occhi gialli dei coccodrilli, peraltro, potrebbe essere un ottimo testo per C. Grazie!!

Giulia:

Sicuramente è una riflessione interessante a cui sono felice di partecipare. Personalmente credo che proporrei a C. un libro in cui il protagonista abbia difficoltà simili alle sue di modo tale che il protagonista stesso possa offrirle preziosi consigli ed anche possibili soluzioni per uscire da una situazione per lei tanto difficile. Purtroppo io, al contrario di C., non sono una lettrice accanita perciò non mi vengono in mente titoli di libri da poterle consigliare.

Rachele Bindi:

Buongiorno Giulia, anche tu quindi punti alla riflessione sulla similarità. Mi viene da aggiungere che se si decide di lavorare in questo modo è bene capire quanto il disagio sia radicato. C si era sì isolata ma aveva comunque un buon equilibrio ed un ottimo piano di realtà tra le sue risorse.

Nel suo caso si potrebbe anche usare una storia al negativo, che le faccia vedere tutti i retroscena delle scelte della protagonista. In persone con un equilibrio più fragile invece se il protagonista assomiglia al lettore nel comportamento non funzionale si deve fare attenzione che la storia termini in maniera positiva per non attivare pensieri catastrofici e non incistare il disagio.

Giulia:

Grazie per la risposta. Sicuramente il libro andrebbe scelto con molta cura, ma stavo pensando si potrebbe chiedere a C. direttamente di scegliere il libro che preferisce? Ovviamente noi le possiamo dare qualche consiglio e magari indirizzarla, ma poi la scelta non potrebbe spettare a lei?

Rachele Bindi:

Giulia la scelta del libro è forse la responsabilità più grossa che ci prendiamo quando proponiamo percorsi di libroterapia, non possiamo delegarla ai pazienti che si aspettano proprio da noi i consigli di lettura. Il momento della consegna del titolo è molto importante, sia per noi che per loro, quindi rimane a carico nostro. Su quella scelta si fonda l’incontro successivo e complessivamente il percorso terapeutico…

Alessio:

Io personalmente le farei leggere un libro in cui lei si possa identificare in un personaggio altro, diverso da lei e dalla sua situazione attuale, ed in cui possa comunque trovare un modello per uscire dalla sua situazione attuale.

Io escluderei un libro in cui la protagonista è simile a lei, perché in quel caso penso che un rispecchiamento non possa esserle fruttuoso, andrebbe, a parer mio, ad accrescere e a rinforzare la sua condizione di disagio e a crogiolarsi nel suo logorio interiore.

Poi non so, forse parlo per esperienza personale: io leggo moltissimi libri, sin da quando sono bambino, e, dal momento in cui ho cominciato a sviluppare una certa riflessività e una capacità introspettiva, ho capito che, nei momenti di maggiore difficoltà, aver letto alcuni libri in cui i protagonisti erano in una situazione diversa della mia, mi ha dato spunti e, mi viene da dire, anche competenze pratiche. Queste competenze le ho poi potute anche spendere nella vita quotidiana per risolvere alcune mie problematiche che stavo affrontando in quello specifico instante.

Rachele Bindi:

Grazie Alessio, quello che hai condiviso come lettore è molto utile. Io preferisco non assegnare letture in cui la situazione narrata sia esattamente quella della persona. Proprio perché avendo a che fare con adulti, non vorrei che si innescassero meccanismi di rinforzo del disagio. Uso casomai narrazioni con similitudini ma mai esattamente uguali anche perché sarebbe come dire alla paziente in questo caso “guarda, io ti vedo così” invece il messaggio che con la libroterapia si cerca di passare è “mettiti in questa storia, guarda come ci stai e domandati cosa può insegnarti”. Ed è molto più proficuo lasciarsi attraversare da ciò che non ci assomiglia, ci arricchiamo di più.

C’è da tenere presente, nondimeno, che spesso chi si rivolge ad un/a professionista lo fa in un momento di difficoltà. Dove non è detto che la capacità riflessiva, l’oggettivazione e l’autovalutazione siano così disponibili. Non è raro che persone che non riuscivano a definire aspetti personali o di blocco siano riuscite a comprenderli solo venendo accompagnati nella riflessione sul materiale letto, come se la storia potesse fornire insight personali potentissimi (ho in mente una paziente che riconobbe solo così i suoi disturbi alimentari). Questo per dire che tra un lettore in equilibrio che riesce ad usare tutte le sue capacità ed uno in un momento di difficoltà ci possono essere esigenze di materiale narrativo molto diverse, di cui noi dobbiamo sempre tenere conto.

 

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