Lo psicologo ed il cliente a dieta: epilogo tragico o lieto fine?

Lo psicologo ed il cliente a dieta: epilogo tragico o lieto fine?

Lo psicologo che segue pazienti che desiderano ardentemente aderire ad una prescrizione alimentare per perdere peso, deve sapere che la collusione con questa richiesta è altamente controproducente. Anziché aderire a regole e programmi prescrittivi, risulta molto più funzionale riconnettersi con i propri segnali biologici ed affidarsi a questi.

 

Il cliente che non riesce a seguire la dieta

Capita di frequente, soprattutto agli psicologi che, come me, lavorano a stretto contatto con un nutrizionista, di seguire pazienti che combattono con il cibo e l’alimentazione. Solitamente la richiesta del cliente è “Voglio perdere peso, mi aiuti a rispettare la dieta!”. Si tratta di persone che hanno già provato invano diverse alternative, in particolar modo programmi alimentari talvolta molto restrittivi, come il metodo Ducan o la dieta chetogenica.

 

Perché non si riesce a seguire la dieta?

Il problema fondamentale delle prescrizioni alimentari è che quanto più sono rigide, tanto più risultano non sostenibili, soprattutto nel medio-lungo termine. Alimentano, inoltre, un rapporto conflittuale con il cibo e l’alimentazione, talvolta creando problemi lì dove non esistevano prima che il programma alimentare venisse prescritto. Questo succede perché le persone, in quanto tali, hanno una componente umana che non si può rinnegare. Non si tratta di essere deboli o poco motivati, come molte persone che confliggono col cibo si definiscono, ma semplicemente di ESSERE UMANI.

 

L’imprescindibile componente umana

In quanto esseri umani, abbiamo una mente che risponde ai divieti sviluppando un maggior attaccamento e desiderio nei confronti dell’oggetto vietato. La prima frattura che si viene a creare nella relazione col cibo spesso avviene in tenera età, quando si mette il bambino o l’adolescente a dieta, per fargli perdere “qualche chilo di troppo”. Vietando dei cibi o delle intere categorie di cibi o stabilendo regole intorno al cibo e all’alimentazione, si va a creare e ad alimentare quella che diventa una vera e propria smania di cibo: nel preciso momento in cui facciamo ciò, poniamo il primo mattoncino di un comportamento alimentare problematico.

 

Cosa può fare lo psicologo per il proprio cliente?

Se davvero vogliamo aiutare i nostri clienti nel loro rapporto col cibo, innanzitutto dobbiamo avere ben chiaro che le regole e le prescrizioni alimentari non vanno d’accordo con la nostra natura umana. Colludere con la richiesta di aiutare il cliente a mettersi a dieta è controproducente ed alimenta la conflittualità col cibo. Lo psicologo, invece, può aiutare efficacemente i clienti che confliggono con il cibo e l’alimentazione attraverso un programma strutturato di Mindful Eating.

 

Cos’è la Mindful Eating?

La Mindful Eating non è una dieta, ma uno stile di vita, che insegna alle persone a riconoscere i propri segnali interni e a lasciarsi guidare da questi, anziché da regole esterne e prescrizioni arbitrarie. È un modo di rapportarsi al cibo e all’alimentazione che si apprende attraverso un programma strutturato e degli esercizi ben precisi, che, giorno dopo giorno, destrutturano le abituali modalità alimentari disfunzionali in virtù di comportamenti alimentari sani, rispettosi del proprio corpo e soddisfacenti per la mente.

 

Come posso imparare la Mindful Eating?

mindful eating corso

 

Il 3 maggio partirà il corso “Mindful Eating: riconnettersi con il proprio corpo”, che insegna allo psicologo come tenere efficacemente un protocollo di Mindful Eating con i propri clienti, per aiutarli a costruire un rapporto sano con il cibo e l’alimentazione.

 

 

Se voglio saperne di più?

Se desideri approfondire l’argomento, ti invito a leggere anche gli altri articoli:

 

Teresa Montesarchio

Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

Autrice del tascabile Mindful eating. Una metodologia innovativa per regolare il rapporto con il cibo. 2017, EPC editore

Membro a vita The Center for Mindful Eating

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1 responses on "Lo psicologo ed il cliente a dieta: epilogo tragico o lieto fine?"

  1. Ho trovato l’articolo molto interessante e mi ha incuriosito la prospettiva differente che viene proposta per un approccio più “umano” all’alimentazione!

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