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Cos’è la Depressione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la depressione è la principale causa di disabilità nel mondo.

A livello globale, più di 300 milioni di persone di tutte le età soffrono di depressione, con una prevalenza maggiore nelle donne. In tutto il mondo, le donne hanno 1,7 volte più probabilità di sviluppare la depressione rispetto agli uomini e la differenza emerge nell’ adolescenza . Tra le donne più giovani, il divario di genere nella depressione è ancora maggiore, sebbene prima della pubertà maschi e femmine abbiano tassi uguali di depressione. È rilevante inoltre evidenziare che i disturbi depressivi sono in aumento durante l’adolescenza : fino al 10% degli adolescenti soffre di disturbi depressivi o ansiosi significativi. E la depressione si riscontra anche negli anziani , con un’incidenza dal 10% al 40% se si considerano anche le forme più gravi.

La depressione si presenta in forme che vanno dalla depressione maggiore alla distimia e al disturbo affettivo stagionale. Gli episodi depressivi sono anche una caratteristica del disturbo bipolare . In particolare nel DSM-5 sotto la definizione di “disturbi depressivi” rientrano:

  • Disturbo da disregolazione dell’umore dirompente
  • Disturbo depressivo maggiore
  • Disturbo depressivo persistente (distimia)
  • Disturbo disforico premestruale
  • Disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci

La depressione è una condizione complessa, che coinvolge molti sistemi del corpo, compreso il sistema immunitario, sia come causa che come effetto. Interrompe il sonno e interferisce con l’appetito; in alcuni casi provoca la perdita di peso; in altri, contribuisce all’aumento di peso. La depressione è spesso accompagnata da ansia.

La depressione coinvolge l’umore ei pensieri così come il corpo, e provoca dolore sia a coloro che convivono con il disturbo che a coloro che si prendono cura di loro. Anche la depressione è sempre più comune nei bambini.

 

Cause della Depressione

Non esiste una singola causa nota di depressione. Piuttosto, è probabilmente il risultato di una combinazione di fattori genetici, biologici, ambientali e psicologici. Le principali esperienze negative – trauma, perdita di una persona cara, una relazione difficile o qualsiasi situazione stressante impossibile da gestire – possono scatenare un episodio depressivo. Successivi episodi depressivi possono verificarsi con o senza un trigger evidente.

Tuttavia, la depressione non è una conseguenza inevitabile di eventi negativi della vita. La ricerca suggerisce sempre più che è solo quando tali eventi mettono in moto un’eccessiva rimuginazione e schemi di pensiero negativi, specialmente su se stessi, che l’umore entra in una spirale discendente.

La ricerca che utilizza tecnologie di imaging cerebrale come la risonanza magnetica (MRI) mostra che il cervello delle persone che soffrono di depressione ha un aspetto diverso da quello delle persone non depresse. In particolare, le parti del cervello responsabili della regolazione dell’umore, del pensiero, del sonno, dell’appetito e del comportamento sembrano funzionare in modo anomalo.

Le ricerche empiriche indicano che la tendenza a sviluppare la depressione è una caratteristica ereditaria . Ad esempio, i parenti stretti di individui con disturbi affettivi (disturbo bipolare e disturbo depressivo maggiore) hanno, rispetto alla popolazione generale, una probabilità 10 volte maggiore di sviluppare gli stessi disturbi. Studi sui gemelli monozigoti hanno evidenziato anche che, se un gemello sviluppa un disturbo affettivo, c’è un 69% di probabilità che anche l’altro gemello sviluppi lo stesso disturbo.

Ma sebbene la genetica sia un fattore potenzialmente interveniente, non esiste un singolo gene o insieme di geni implicati; dalle attuali ricerche emerge che un numero molto elevato di geni, probabilmente modificabili dalla dieta o dal comportamento, contribuisca ciascuno a un grado molto piccolo di vulnerabilità che potrebbe far precipitare la depressione in condizioni di stress. Uno di questi geni è il RORA, implicato nel controllo dei ritmi circadiani: si è riscontrato il suo legame con lo sviluppo di disturbo depressivo maggiore.

Altri fattori di rischio per la depressione possono essere le caratteristiche di personalità, in particolare la tendenza a preoccuparsi molto, una bassa autostima, perfezionismo , suscettibilità alle critiche personali. Tra le dimensioni della personalità dei Big Five, quella più coerentemente associata alla possibilità di sviluppare depressione è il tratto del nevroticismo, che denota il grado in cui il sistema affettivo negativo viene prontamente attivato. Le persone con alto nevroticismo sono inclini a trovare le esperienze angoscianti, a preoccuparsi e a dubitare di se stesse in modo sproporzionato rispetto alle circostanze in cui si trovano.

La depressione è più frequente nelle donne. Per spiegare questa prevalenza, gli studi individuano ragioni sociali e culturali oltre a quelle biologiche. Le donne sperimentano più spesso sintomi interiorizzanti, che si riflettono in dolore fisico e altri disturbi somatici, ritiro sociale e sentimenti di colpa, mentre gli uomini presentano comportamenti esternalizzanti, che si riflettono in irritabilità, rabbia , aggressività e uso di sostanze. Inoltre, il parto è associato a una particolare forma di depressione; si pensa che la suscettibilità sia correlata in parte ai rapidi cambiamenti ormonali che si verificano dopo il parto in combinazione con le richieste notevolmente aumentate della nuova maternità.

Rispetto alle differenze tra uomini e donne nelle cause della depressione, gli studi indicano che le donne sono particolarmente a rischio di depressione dopo il divorzio e gli uomini sono ad alto rischio dopo a seguito di problemi finanziari, professionali o legali.

I ricercatori hanno alcune prove che la suscettibilità alla depressione è correlata alla dieta, sia direttamente, attraverso un consumo inadeguato di nutrienti come i grassi omega-3, sia indirettamente, attraverso la varietà di batteri che popolano l’intestino.

 

Sintomi e diagnosi della Depressione

Non tutti coloro che sono depressi sperimentano tutti i sintomi. Alcune persone sperimentano pochi sintomi, altre molti. La gravità dei sintomi varia da individuo a individuo e nel tempo.

La depressione spesso comporta un umore persistente triste e ansioso; sentimenti di disperazione o pessimismo; e sentimenti di colpa, inutilità o impotenza. Può anche comportare la perdita di interesse o di piacere per gli hobby e le attività che un tempo erano apprezzate, compreso il sesso. Sono comuni anche diminuzione dell’energia, affaticamento o senso di “rallentamento”, così come irrequietezza, irritabilità e difficoltà a concentrarsi, ricordare o prendere decisioni. Molte persone che soffrono di depressione hanno pensieri di morte o suicidio.

Le persone depresse possono sperimentare disturbi del comportamento alimentare (cambiamenti dell’appetito, perdita o aumento di peso) e sintomi fisici persistenti come mal di testa, disturbi digestivi e dolore cronico.

Uno dei sintomi più rilevanti nella depressione è il disturbo del sonno: si stima che fino al 90% di coloro che soffrono di depressione riportano difficoltà nel sonno. Il pattern del sonno delle persone depresse è tendenzialmente irregolare: si svegliano frequentemente e specialmente nelle prime ore del mattino, la fase REM insorge più velocemente e il sonno ad onde lente è limitato. Si verificano inoltre insonnia e ipersonnia.

I sintomi che permettono di diagnosticare i disturbi depressivi riconosciuti dal DSM-5 sono:

 

Disturbo da disregolazione dell’umore dirompente

Gravi e ricorrenti (tre o più volte alla settimana) manifestazioni di ira a livello verbale e/o comportamentale, non coerenti né con il contesto né con lo stadio di sviluppo dell’individuo; umore irritabile o arrabbiato tra un attacco di ira e l’altro.

 

Disturbo depressivo maggiore

Prevalenza di umore depresso, diminuzione di interesse e piacere nello svolgere qualsiasi attività, perdita o aumento di peso o appetito, difficoltà nel sonno, rallentamenti psicomotori, affaticamento e mancanza di energia, sentimenti di colpa, di autosvalutazione, problemi di concentrazione, pensieri ricorrenti di morte e di ideazione suicidaria senza un piano preciso.

 

Disturbo depressivo persistente (distimia)

Umore depresso accompagnato da altri sintomi come scarso appetito o iperfagia, insonnia o ipersonnia, scarsa energia o astenia, bassa autostima, difficoltà nel prendere decisioni e nella concentrazione, disperazione.

 

Disturbo disforico premestruale

I sintomi di questo disturbo devono essere presenti nella settimana precedente le mestruazioni, iniziare a migliorare nei giorni precedenti le mestruazioni e ridursi o scomparire nella settimana successiva alle mestruazioni e comprendono: labilità affettiva, irritabilità, umore depresso, disperazione, ansia; nonché diminuzione dell’interesse verso attività abituali, difficoltà di concentrazione e nel sonno, mancanza di energia, modificazione dell’appetito, senso di sopraffazione e sintomi fisici (come tensione muscolare).

 

Disturbo depressivo indotto da sostanze/farmaci

Alterazione dell’umore rilevante e persistente, umore depresso, mancanza di interesse verso qualsiasi attività. Questi sintomi si devono presentare in concomitanza con fenomeni di intossicazione o astinenza da sostanza oppure dopo l’esposizione a un farmaco.

 

Tra i disturbi depressivi rientra anche il disturbo depressivo ad andamento stagionale, i cui sintomi sono umore depresso, letargia, disturbi del sonno, consumo compulsivo di zuccheri e carboidrati con conseguente aumento di peso. Questo disturbo si caratterizza per un esordio di sintomi di depressione maggiore in periodi ricorrenti dell’anno, specialmente in inverno.

 

Trattamento della Depressione

La depressione è curabile, ma non esiste un singolo trattamento efficace per tutti i pazienti. Quando, nonostante i tentativi di cura con diversi trattamenti, il disturbo depressivo maggiore non va in remissione si parla di depressione resistente al trattamento .

Molti studi dimostrano che il trattamento più efficace è la terapia cognitivo comportamentale , che affronta modelli di pensiero negativi su se stessi, il mondo e il futuro con l’obiettivo di modificarli/sostituirli in un’ottica più funzionale, parallelamente a tecniche come la riattivazione comportamentale che promuovono il cambiamento di comportamenti disadattivi.

La terapia cognitivo comportamentale può essere applicata con o senza l’uso di farmaci antidepressivi.

I farmaci antidepressivi più usati sono:

  • antidepressivi triciclici;
  • inibitori specifici della ricaptazione della serotonina (SSRI) come fluoxetina, citalopram e paroxetina;
  • inibitori della ricaptazione di serotonina e norepinefrina (SNRI) come milnacipran, duloxetina e venlafaxina.

Sebbene poco diffusa in Italia, la terapia elettroconvulsiva (TEC) è un trattamento efficace per alleviare i sintomi della depressione grave. Consiste nel somministrare un breve shock elettrico alla testa posizionando degli elettrodi sullo scalpo del paziente, dopo averlo anestetizzato e immobilizzato in modo tale da non produrre lesioni, causando una crisi epilettica. Un uso prolungato della TEC può provocare danni cerebrali, perciò la sua applicazione deve essere attentamente regolata. Poiché ha effetti quasi immediati in termini di remissione dei sintomi, la TEC può essere un valido strumento per quei pazienti che non rispondono al trattamento farmacologico.

In alternativa alla TEC, due strumenti che operano a livello di stimolazione cerebrale ma che non provocano effetti collaterali sono la stimolazione magnetica transcranica (TMS) e la stimolazione cerebrale profonda (SCP). I ricercatori hanno scoperto che la TMS della corteccia prefrontale riduce i sintomi della depressione; la SCP si è rivelata utile in casi di depressione resistente al trattamento, in particolare quando diretta alla corteccia cingolata anteriore subgenuale (una specifica regione della corteccia prefrontale) e al nucleo accumbens (zona in cui avviene rilascio di dopamina, fondamentale per le sensazioni di piacere).

Un recente trattamento sperimentale della depressione, sempre a livello di stimolazione cerebrale, è la stimolazione elettrica del nervo vago: è una forma indiretta di stimolazione che non provoca dolore e non genera crisi epilettiche. I risultati sembrano indicare un’azione efficace sulla riduzione dei sintomi della depressione.

Nella depressione, in quasi il 90% dei casi si riscontra un disturbo del sonno. È stato riscontrato che la deprivazione di sonno, sia totale (a tempo limitato) che selettiva, sia del sonno REM che del sonno ad onde lente, può essere un efficace trattamento contro la depressione.

Il trattamento specifico per le difficoltà nel sonno nel disturbo depressivo ad andamento stagionale è la fototerapia, che avviene tramite esposizione quotidiana del paziente ad una luce intensa. L’esposizione alla luce aiuta la regolazione dell’orologio biologico andando a ristabilire un corretto ritmo sonno-veglia.

La depressione richiede un trattamento attivo, perché il disturbo può avere effetti duraturi sulla funzione cerebrale che rendono più probabili episodi futuri. Più a lungo dura un episodio di depressione, più è probabile un episodio futuro. Tuttavia, ci sono molti modi per curare la depressione e alcuni dei più efficaci, specialmente nei casi di disturbo da lieve a moderato, non richiedono una prescrizione o un intervento medico di alcun tipo.

Per esempio, si stanno rapidamente accumulando prove che la meditazione mindful regolare, da sola o combinata con la terapia cognitiva, può fermare la depressione prima che inizi diminuendo la reattività alle esperienze angoscianti, consentendo efficacemente il disimpegno dell’attenzione dai pensieri negativi ripetitivi che spesso determinano la spirale discendente dell’umore.

La familiarità con la mindfulness apre anche l’opportunità di apprendere altre tecniche di autoregolazione, come quelle basate sulla compassion focused therapy: la self-compassion è inversamente correlata alla depressione.

Un’altra modalità di trattamento “non medica” della depressione è l’esercizio fisico e la sua spiegazione neurobiologica sta nel fenomeno della neurogenesi. La neurogenesi, ovvero il processo di formazione di nuove cellule neuronali, fondamentale per la plasticità neurale, viene interrotta in coloro che soffrono di depressione. La ricerca ha dimostrato che l’esercizio fisico aumenta l’afflusso di sangue nella formazione ippocampale, regione dove avviene la neurogenesi, confermando così che l’esercizio fisico può indurre neurogenesi.

 

Comorbidità della Depressione

La depressione ha forti comorbidità con numerose altre malattie e predispone al rischio di suicidio. Fino al 15% dei pazienti con disturbi dell’umore (depressione maggiore e disturbo bipolare) muore per suicidio e la metà di loro commette almeno un tentativo di suicidio nel corso della vita.

Nel 60%-70% di coloro che soffrono di depressione si verificano anche disturbi d’ansia. Tale comorbidità è talmente elevata che fino al DSM-4 era presente il Disturbo misto ansioso-depressivo.

È stata riscontrata un’alta correlazione tra la depressione e diverse problematiche fisiche: diabete , malattie cardiovascolari, dolore cronico, cancro, fibromialgia, ictus, tubercolosi, morbo di Crohn, malattie cutanee, problematiche nella digestione, artrite, epilessia, apnea notturna.

Nei pazienti anziani con depressione possono svilupparsi malattie come l’ipertensione, l’osteoporosi, il diabete o la cardiopatia ischemica, nonché il morbo di Alzheimer, con una probabilità fino a due volte maggiore.

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