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Cosa sono e quali sono i Disturbi di Personalità

I disturbi di personalità sono pattern costanti di esperienza interiore e di comportamento che deviano marcatamente dalle aspettative della cultura dell’individuo, generando disagio, menomazione e difficoltà in diverse aree del funzionamento (cognitività, ovvero capacità di percezione e interpretazione di stimoli interni ed esterni; affettività, che si riferisce alle caratteristiche della risposta emotiva ; funzionamento interpersonale; controllo degli impulsi).

I disturbi di personalità rappresentano un insieme di stili non adattivi di percepire, interagire, sentire e pensare rispetto al mondo. I disturbi di personalità sono pervasivi, inflessibili e stabili nel tempo: queste loro caratteristiche li rendono una delle manifestazioni psicopatologiche più diffuse e debilitanti.

I dati rilevati dal National Epidemiologic Survey on Alcohol and Related Conditions nel 2001-2002 evidenziano che, negli Stati Uniti, circa il 15% degli adulti presenta almeno un disturbo di personalità. Inoltre, circa il 10% della popolazione generale e fino alla metà dei pazienti psichiatrici in ambito clinico hanno un disturbo di personalità.

Il DSM-5 organizza i disturbi di personalità in tre gruppi, o cluster, in base a caratteristiche chiave condivise. Tale sistema di raggruppamento suddivide i disturbi tramite un approccio categoriale, qualitativamente orientato.

 

Disturbi di Personalità – Cluster A

Questi disturbi della personalità sono caratterizzati da comportamenti strani o eccentrici. Le persone con disturbi di personalità appartenenti al cluster A tendono a subire gravi interruzioni nelle relazioni perché il loro comportamento può essere percepito come peculiare, sospetto o distaccato.

I disturbi di personalità del cluster A includono:

  • Disturbo paranoide di personalità, i cui sintomi includono sfiducia cronica e pervasiva nei confronti delle altre persone, senza fondamento; sospetto di essere ingannato o sfruttato da altri, inclusi amici, familiari e partner; difficoltà a confidarsi con altri per paura che le informazioni rivelate possano essere usate contro di lui/lei; percezione di intenzioni malevole in atti benevoli; rancore e reazioni di rabbia ad interazioni interpersonali percepite come attacchi.
  • Disturbo schizoide di personalità, caratterizzato da isolamento sociale,  indifferenza verso le altre persone e gamma ristretta di espressioni emotive. Le persone con questo disturbo sono spesso descritte come fredde o introverse, raramente hanno rapporti stretti con altre persone e possono essere assorbite nell’introspezione e nella fantasia. Chi soffre di questo disturbo non trae piacere dalle relazioni interpersonali: sceglie attività individuali, non coltiva amicizie e non ricerca esperienze sessuali.
  • Disturbo schizotipico di personalità, caratterizzato da una serie di deficit sociali e interpersonali che comportano forte disagio nelle relazioni affettive (compresa un’eccessiva ansia sociale), comportamento eccentrico, percezioni insolite (come illusioni corporee) o cognizioni distorte. Nel disturbo schizotipico di personalità si verificano inoltre pensiero ed eloquio strani, nonché convinzioni strane e pensiero magico, come credere nella telepatia.

 

Disturbi di Personalità – Cluster B

I disturbi di personalità del cluster B sono caratterizzati da comportamenti drammatici, amplificativi, emotivi o imprevedibili. Le persone che hanno un disturbo di personalità di questo gruppo tendono a provare emozioni molto intense o ad attuare comportamenti estremamente impulsivi, teatrali, promiscui o trasgressivi.

I disturbi di personalità del cluster B includono:

  • Disturbo antisociale di personalità, che tende a manifestarsi fin dall’età di 15 anni e i cui sintomi includono un disprezzo per le regole e le norme sociali (compiendo anche atti passibili di arresto), inosservanza e violazione dei diritti altrui e una mancanza di rimorso per le altre persone. In coloro che soffrono di questo disturbo sono riscontrabili anche ricorrenti impulsività, disonestà, irresponsabilità, irritabilità e aggressività.
  • Disturbo borderline di personalità, caratterizzato da instabilità nelle relazioni interpersonali, nelle emozioni (marcata reattività all’umore), nell’immagine di sé e da comportamenti impulsivi. Queste persone hanno sentimenti cronici di vuoto e attuano sforzi disperati per evitare di essere abbandonati. Inoltre, nel disturbo borderline ci sono ricorrenti comportamenti, gesti o minacce di suicidio, oppure gesti automutilanti. Si possono verificare anche transitorie ideazioni paranoidi e sintomi dissociativi.
  • Disturbo istrionico di personalità, caratterizzato da emotività eccessiva (mutevole e superficiale, teatrale e tendente all’esagerazione) e ricerca di attenzione che spesso porta a comportamenti socialmente inappropriati, come comportamenti sessualmente provocanti. Queste persone utilizzano l’aspetto fisico per attirare l’attenzione su di sé, il loro eloquio è impressionistico, sono molto suggestionabili e tendono a considerare le relazioni più strette di quanto non siano nella realtà.
  • Disturbo narcisistico di personalità, che è associato a egocentrismo, immagine di sé esagerata e mancanza di empatia per gli altri. I narcisisti sono assorbiti da fantasie di successo, potere e fascino e pensano di essere unici e speciali; richiedono eccessiva ammirazione, ritenendo che spetta loro di diritto; hanno atteggiamenti presuntuosi e arroganti. Provano invidia per gli altri o credono che gli altri provino invidia per loro; sfruttano le relazioni interpersonali per trarne vantaggio.

 

Disturbi di Personalità – Cluster C

I disturbi di personalità del cluster C sono caratterizzati da ansia. Le persone con disturbi della personalità in questo cluster tendono a provare ansia e/o paura pervasive.

I disturbi di personalità del cluster C includono:

  • Disturbo evitante di personalità, un modello di inibizione sociale ed evitamento alimentato da timori di inadeguatezza e critiche da parte degli altri. Queste persone evitano ogni tipo di relazione, intima, lavorativa o sociale, per la paura di essere criticate, giudicate, umiliate o rifiutate e provano un continuo senso di inferiorità rispetto agli altri. Non assumono rischi e non si impegnano in nuove attività per evitare imbarazzo o disapprovazione.
  • Disturbo dipendente di personalità, che implica comportamento sottomesso e dipendente e paura di rimanere da soli associata ad un eccessivo bisogno di ricevere cure e accudimento. Coloro che soffrono di disturbo dipendente di personalità hanno difficoltà a prendere decisioni e/o svolgere attività in autonomia, in quanto necessitano di approvazione da parte degli altri e che siano altre persone a prendersi la responsabilità dei diversi ambiti della loro vita. Non esprimono disaccordo verso gli altri per non perdere accudimento e supporto.
  • Disturbo ossessivo-compulsivo di personalità, caratterizzato da una preoccupazione per l’ordine, il perfezionismo e il controllo, sia mentale che interpersonale. L’eccessiva attenzione ai dettagli, all’organizzazione e alle regole porta queste persone a perdere il senso dell’attività che stanno svolgendo, mostrando un perfezionismo che impedisce di portare a termine i compiti. Sono eccessivamente dediti al lavoro, scrupolosi e intransigenti, lasciando poco spazio alle relazioni interpersonali. Chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo di personalità non delega attività ad altri e non lavora in team, è rigido e testardo, avaro nella sua modalità di spesa e incapace di gettare oggetti privi di valore. Questo disturbo di personalità, sebbene abbia un nome simile, non è lo stesso del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

 

Cause dei disturbi di personalità

Sebbene gli esperti debbano ancora comprendere appieno le cause dei disturbi della personalità , ritengono che sia i fattori genetici che quelli ambientali svolgano un ruolo.

Circa il 50% dei disturbi di personalità è attribuito a fattori genetici e alla storia familiare. Le vulnerabilità genetiche possono rendere le persone più suscettibili a queste condizioni, mentre le esperienze e altri fattori ambientali possono agire da fattore scatenante nello sviluppo di un disturbo di personalità.

In particolare i fattori di rischio individuati per alcuni disturbi di personalità sono:

  • per il disturbo paranoide di personalità, è un fattore di rischio la familiarità con schizofrenia e disturbo delirante, tipo di persecuzione;
  • per il disturbo schizoide di personalità, è un fattore di rischio la familiarità con schizofrenia o disturbo schizotipico di personalità;
  • per il disturbo schizotipico di personalità, è stata riscontrata una prevalenza più elevata tra i consanguinei di primo grado degli individui con schizofrenia;
  • per il disturbo antisociale di personalità, c’è un maggiore rischio tra consanguinei con questo stesso disturbo;
  • per il disturbo borderline di personalità , è stata riscontrata una prevalenza 5 volte superiore alla popolazione generale tra i consanguinei di primo grado degli individui con il disturbo; inoltre, le storie infantili di coloro che soffrono di questo disturbo sono spesso caratterizzate da abuso fisico e sessuale, negligenza, conflitto e perdita precoce di un genitore;
  • per il disturbo dipendente di personalità, sono fattori di rischio la malattia fisica cronica o il disturbo d’ansia di separazione nell’infanzia o nell’adolescenza.

 

Sintomi e diagnosi dei disturbi di personalità

I disturbi di personalità tendono a manifestarsi nell’adolescenza o nella prima età adulta, continuano per diversi anni e possono causare molto disagio. Possono potenzialmente causare enormi conflitti con altre persone, influenzando le relazioni, le situazioni sociali e gli obiettivi della vita. Le persone con disturbi di personalità spesso non riconoscono di avere problemi e spesso confondono e frustrano le persone che li circondano (compresi i clinici).

Alcuni sintomi dei disturbi di personalità possono rientrare in due categorie: esperienza interna e funzionamento interpersonale.

I problemi di esperienza interna includono:

  • Immagine di sé instabile
  • Espressione delle emozioni mutevole
  • Incongruenze nei valori e negli obiettivi
  • Esperienze percettive insolite

I problemi di funzionamento interpersonale includono:

  • Essere insensibili agli altri (incapaci di entrare in empatia)
  • Difficoltà a riconoscere i confini tra se stessi e gli altri
  • Stili di relazione incoerenti, distaccati, iperemotivi, abusivi o irresponsabili
  • Mancata comprensione e interpretazione dei comportamenti altrui

Per diagnosticare i disturbi di personalità è necessario effettuare una valutazione a lungo termine di pattern di funzionamento dell’individuo. Inoltre, le caratteristiche di personalità devono essere evidenti fin dalla prima età adulta. La diagnosi deve tenere conto anche di caratteristiche emergenti in risposta a specifici eventi situazionali stressanti o stati mentali più transitori, che devono essere differenziati rispetto alla stabilità dei tratti di personalità.

La diagnosi dei disturbi di personalità deve rispettare, secondo il DSM-5, sei criteri:

  1. Il disturbo deve configurarsi come un pattern abituale di risposta interna e comportamento devianti rispetto alle aspettative culturali e che compromettono una o più aree del funzionamento.
  2. Il pattern deve risultare inflessibile, pervasivo e intaccare numerose situazioni personali e sociali.
  3. Il pattern deve comportare disagio o compromissione in diversi ambiti (sociale, lavorativo ed altri ambiti rilevanti).
  4. Il pattern deve essere stabile, di lunga durata e risalente tra l’adolescenza e la prima età adulta.
  5. Il pattern non deve essere la manifestazione di un altro disturbo mentale.
  6. Il pattern non deve essere ricondotto all’assunzione di sostanze o alla presenza di una diversa condizione medica.

Generalmente l’esordio dei disturbi di personalità avviene nell’adolescenza o nella prima età adulta. Infatti, i tratti di personalità che si manifestano durante l’infanzia raramente rimangono immutati fino all’età adulta. Per diagnosticare un disturbo di personalità in un individuo con un’età inferiore ai 18 anni, è necessario che i pattern si manifestino almeno per 1 anno. Negli individui con un’età inferiore ai 18 anni non è inoltre possibile diagnosticare il disturbo antisociale di personalità.

La diagnosi dei disturbi di personalità deve inoltre sempre tenere in considerazione i fattori culturali, sociali ed etnici dell’ambiente in cui è inserito l’individuo, nonché i fattori legati al genere e agli stereotipi che ne possono derivare.

A livello diagnostico è infine molto importante effettuare un’adeguata diagnosi differenziale che sia in grado di distinguere i disturbi di personalità da altre condizioni come disturbi psicotici, d’ansia, depressivi, da stress post-traumatico, da uso di sostanze e/o altri disturbi mentali o condizioni mediche.

 

Trattamento dei disturbi di personalità

Molti esperti ritengono che i disturbi di personalità siano difficili da trattare perché sono, per definizione, modelli di personalità di lunga data. Inoltre, i disturbi di personalità sono spesso egosintonici, il che comporta che coloro che soffrono di tali disturbi accettano e non desiderano cambiare le proprie caratteristiche disfunzionali. Tuttavia, esiste un numero crescente di trattamenti basati sull’evidenza che si stanno rivelando efficaci per i disturbi di personalità.

In generale, l’obiettivo del trattamento del disturbo di personalità include quanto segue:

  • Ridurre il disagio soggettivo e sintomi come ansia e depressione
  • Aiutare le persone a comprendere la natura e le caratteristiche dei loro problemi
  • Modificare i comportamenti disadattivi e socialmente indesiderabili, inclusi incoscienza, isolamento sociale, mancanza di assertività e scoppi d’ira
  • Modificare i tratti problematici della personalità come dipendenza, sfiducia, arroganza e manipolatività

Ci sono diversi tipi di psicoterapia che possono essere utili nel trattamento dei disturbi di personalità:

  • Terapia dialettico-comportamentale ( Dialectical Behavior Therapy – DBT), che insegna abilità e strategie di coping per affrontare gli impulsi legati all’autolesionismo e al suicidio, alla regolazione delle emozioni e al miglioramento delle relazioni; viene efficacemente applicato al trattamento del disturbo borderline di personalità.
  • Terapia cognitivo comportamentale (Cognitive Behavior Therapy – CBT), il cui obiettivo è individuare i pensieri negativi e apprendere strategie di coping efficaci.
  • Terapia basata sulla mentalizzazione (Mentalization-Based Therapy – MBT), che insegna alle persone a notare e riflettere sui propri stati mentali interni e su quelli degli altri.
  • Terapia psicodinamica , che pone una grande enfasi sulla mente inconscia, dove sono alloggiati sentimenti sconvolgenti, impulsi e pensieri che sono troppo dolorosi da guardare direttamente.
  • Terapia Metacognitiva Interpersonale di Gruppo (TMI-G), un trattamento breve, di gruppo, strutturato su 16 sedute a carattere sia educativo che esperienziale.
  • Terapia familiare, durante la quale i membri della famiglia imparano a cambiare le reazioni malsane l’uno all’altro e ad apprendere abilità comunicative efficaci.

I farmaci possono essere utili per trattare la depressione o l’ansia associate o concomitanti. A seconda dei sintomi, il medico può prescrivere farmaci ansiolitici, antidepressivi, antipsicotici e stabilizzatore dell’umore.

 

Comorbidità dei disturbi di personalità

È stata rilevata un’alta frequenza di concomitanza di disturbi di personalità appartenenti a cluster diversi nello stesso individuo. Le stime suggeriscono il 5,7% per i disturbi del cluster A, l’1,5% per i disturbi del cluster B, il 6% per i disturbi del cluster C.

Inoltre, i disturbi di personalità possono essere associati a numerose altre condizioni, sia mentali che fisiche.

Tra coloro che soffrono di disturbo antisociale di personalità, i maschi possono avere anche un disturbo da abuso di sostanze, mentre le femmine possono manifestare disturbi da sintomi somatici.

Nel caso di disturbo schizotipico, possono comparire sintomi psicotici clinicamente significativi che soddisfano i criteri per disturbo psicotico breve, disturbo schizofreniforme, disturbo delirante o schizofrenia ed è stata riscontrata inoltre un’alta comorbidità con il disturbo depressivo maggiore.

Per coloro che soffrono di disturbo borderline di personalità c’è rischio di condotte suicidarie, specialmente se in concomitanza con disturbi depressivi o disturbi da uso di sostanze. Altri disturbi che si verificano spesso in concomitanza con il borderline sono: disturbo bipolare, disturbi dell’alimentazione (in particolare bulimia nervosa), disturbo da stress post-traumatico e disturbo da deficit di attenzione/iperattività.

Nel disturbo istrionico si possono verificare tentativi di suicidio finalizzati ad attrarre l’attenzione su di sé. Questo disturbo ha comorbidità con disturbo da sintomi somatici, disturbo di conversione e disturbo depressivo maggiore.

Il disturbo narcisistico di personalità , in caso di sconfitte o fallimenti, può generare sentimenti di vergogna e umiliazione che, assieme all’autocritica, possono comportare ritiro sociale, umore depresso e disturbo depressivo persistente (distimia) o depressivo maggiore. Al contrario, umore ipomaniacale si associa a periodi prolungati di grandiosità. Il disturbo narcisistico di personalità può verificarsi inoltre in concomitanza con anoressia nervosa e disturbi da uso di sostanze (specialmente la cocaina).

In concomitanza con il disturbo evitante di personalità possono essere diagnosticati: disturbi depressivo, bipolare e d’ansia, soprattutto il disturbo d’ansia sociale (fobia sociale).

Gli individui con disturbo dipendente di personalità possono presentare un rischio maggiore per i disturbi depressivi, i disturbi d’ansia e i disturbi dell’adattamento.

Coloro che soffrono di disturbi d’ansia, come il disturbo d’ansia generalizzata, il disturbo d’ansia sociale (fobia sociale) e le fobie specifiche, e il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), hanno una probabilità più alta di avere il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità. Inoltre, questo disturbo può associarsi a disturbi depressivo e bipolare e disturbi dell’alimentazione.

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