Breve panoramica sulla Psicologia perinatale

Parlare di psicologia perinatale è raccontare della felicità e della soddisfazione per la realizzazione in fieri di un progetto di vita ma anche della perdita di ciò che, cambiando, non sarà più come prima.

Parlare di psicologia perinatale è parlare di desiderio e del sapergli fare spazio, di scelta e di attesa, di tempo sospeso a volte dolce e altre difficile, di accoglienza del figlio/a che arriva nell’immaginario, nel corpo e nella realtà, di accettazione di caleidoscopiche emozioni e di bisogni profondi ed essenziali sia propri che del/la bambino/a.

La transizione alla genitorialità comporta infatti una trasformazione identitaria, di ruoli e status, la possibilità di divenire coppia genitoriale senza perdere la dimensione coniugale, la costruzione di nuovi equilibri con la famiglia d’origine, l’avvio della relazione di accudimento con il/la figlio/a.

E’ un periodo dinamico in cui i confini corporei delle madri e psichici di entrambi i genitori sono meno definiti e più fluidi nella ricerca di forme e perimetri psicofisici più attuali a fondamento dell’identità genitoriale. E’ un momento in cui si entra in contatto con capacità generative e creative, con potenzialità e risorse ma anche con sensazioni di inadeguatezza, solitudine, e a volte con l’esperienza di nascite difficili e di lutto.

La psicologia perinatale si occupa nello specifico del periodo intorno alla nascita.

Di una fase del ciclo vitale delle persone e dei nuclei familiari che riguarda il “preconcepimento, la gravidanza e il puerperio nei primi mesi e 3 anni di vita del/la bambino/a, lungo un continuum che va dalla fisiologia alla psicopatologia[1], con la finalità principale di promuovere la salute delle mamme, dei papà e dei bambini/e.

La fase perinatale si configura come un momento unico, significativo e plastico/critico nel ciclo di vita in cui è centrale agire primariamente nell’ottica della promozione dell’empowerment delle persone, delle famiglie e della comunità e in cui interventi di prevenzione primaria o su aspetti problematici e psicopatologici gravi possono incidere con effetti esponenziali sulla salute psicofisica della donna, della coppia e dei bambini.

Il focus della psicologia perinatale riguarda in primis la conoscenza delle funzioni fisiologiche degli esseri umani in questa fase della vita (es. fisiologia della gravidanza, processi evolutivi fisiologici del bambino/a) e delle condizioni bio-psico-sociali che ne favoriscono l’espletamento in un’ottica multidisciplinare, al fine di porre in essere azioni efficaci per intervenire, a più livelli (individuale, familiare, sanitario, socioculturale), sui diversi fattori interagenti di rischio/protezione.

Nel vivere e far fronte ad un’esperienza tanto entusiasmante quanto impegnativa e densa di emozioni, i genitori ma anche i figli neonati sono stimolati a mettere in campo fin da subito le proprie risorse, capacità e competenze, che se da un lato rappresentano predisposizioni innate sono allo stesso tempo fortemente influenzate, favorite od ostacolate, dall’ambiente adattivo di riferimento sia fisico che socioculturale.

Facciamo alcuni esempi. In una condizione di gravidanza fisiologica, il corpo della donna ha in sé le potenziali capacità per portare avanti un evento fisiologico come la nascita. Tuttavia se il contesto fisico e relazionale non rispetta la fisiologia del travaglio, del parto e le scelte della donna (ad es. attraverso la messa in atto di interventi medici eccessivi, non necessari e non acconsentiti), questo può avere un effetto interferente, ostacolante o inibente sul buon andamento o esito del parto stesso in termini di salute materna e neonatale[2].

E ancora, il neonato subito dopo la nascita se posto sul ventre materno (skin to skin) risalirà il corpo della madre alla ricerca del seno (breast crawl) e si attaccherà autonomamente al capezzolo per la prima poppata. E’ un comportamento istintivo la cui sequenza è attivata proprio dal contatto pelle a pelle con la mamma in una finestra temporale specifica (la prima ora dopo la nascita) e che potrà essere realizzato in determinate circostanze e non in altre: se il neonato viene precocemente separato alla nascita dalla mamma, come avviene ancora oggi in molti punti nascita, non potrà mettere in campo questa competenza che verrà quindi inibita.

Un altro esempio riguarda il legame di attaccamento genitori-figli che è etologicamente atteso e biologicamente determinato/ereditato. Il bisogno e il comportamento di attaccamento spinge il/la neonato/a e il/la bambino/a a cercare prossimità e contatto con la principale figura di riferimento per sentirsi protetto e al sicuro e i caregivers dal canto loro tendono in genere a rispondere al/la figlio/a con cure e accudimento prossimale, per esempio tenendolo/a in braccio.

Le evidenze scientifiche dimostrano l’importanza di tale sintonizzazione affettiva tra i bambini e i caregivers e del legame di attaccamento per il loro sano sviluppo cognitivo, psicologico- emotivo e senso-motorio. Ci sono prove che evidenziano altresì come la separazione dal caregiver primario, dovuta ad esempio ad assenza dei genitori o rifiuto da parte degli stessi verso il neonato, comporti ansia, stress e insicurezza nel bambino/a oltre che eventuali problemi comportamentali.

Eppure nel nostro contesto socioculturale vengono perlopiù esaltati distacco e precoce autonomizzazione dei bambini piccoli in un momento della loro vita in cui i bisogni di dipendenza sono fisiologicamente in primo piano (esogestazione); le cure prossimali sono oggetto di critiche pregiudiziali senza fondamento scientifico e circolano falsi miti che trattano i bisogni dei neonati come vizi, creando dubbi e confusione nei genitori e interferendo con la manifestazione del portato di competenze di adulti e piccolini[3].

L’espressione di risorse e capacità di cui adulti e bambini/e sono equipaggiati, non dipende quindi esclusivamente dal background personale, che senza dubbio ha un peso importante (predisposizioni innate, storia personale, personalità, capacità di coping, senso di autostima e autoefficacia, qualità delle relazioni di coppia e familiari) ma è influenzata da diversi fattori di natura bio-psico-socioculturale relativi al qui e ora. Tali fattori interagiscono in modo complesso favorendone o al contrario inibendone la manifestazione, con effetti protettivi o negativi anche gravi sulla salute e sul benessere psico-fisico del nascituro e dei genitori stessi nel breve, medio e lungo periodo.

E tutto questo non rappresenta una sofferenza, un disagio o un problema solo per le persone e per le famiglie che lo vivono direttamente sulla propria pelle ma diventa un carico per tutta la comunità in termini di ricadute sulle generazioni future, sul benessere psicosociale condiviso e anche in termini di salute pubblica e spesa sanitaria[4].

Secondo l’OMS l’esposizione a fattori di rischio durante la fase perinatale (dalla gravidanza ai primi tre anni) e nella prima e seconda infanzia (ad es. gravidanza indesiderata, l’attaccamento insicuro nell’infanzia o violenza familiare durante l’infanzia), può difatti “influire sul benessere psichico o predisporre allo sviluppo di un disturbo mentale molti anni o addirittura decenni dopo[5].

E’ ampiamente riconosciuto infatti che la salute mentale di un individuo può essere influenzata da eventi o circostanze che si verificano già durante la gravidanza, quindi ancor prima della sua nascita[6], durante il parto[7] e nel post partum, aumentando la probabilità di rischi sulla salute della madre e del feto durante la gestazione e di problemi di salute fisica e psicologica nell’infanzia e oltre, incidendo sulla vulnerabilità o resilienza dell’individuo rispetto a disagi e/o disturbi psicologici futuri.

Dopo la nascita, inoltre, i disturbi depressivi post partum[8] o il disturbo post traumatico da parto[9] tra le neo-mamme possono interferire con il legame di attaccamento e incidere in senso negativo sullo sviluppo socio-emotivo e cognitivo del bambino/a[10].

Alcuni studi[11] rilevano la correlazione tra le condizioni psicologiche di sofferenza o finanche psicopatologiche delle donne, nel post partum, con la modalità assistenziale ricevuta (gravidanza, parto e post-partum) e il tipo di parto (vaginale, operativo, Tc d’urgenza, Tc programmato) vissuto con valenza traumatica[12]: tali elementi sono fattori di rischio associati, in modo significativo, con le reazioni traumatiche da stress e con i sintomi del DPTS da parto[13] [14].

Nel 2013, con il documento “Salute mentale: piano d’azione 2013-2020”, l’OMS raccomanda di “implementare strategie per promuovere la salute mentale e prevenire il disagio” suggerendo di “includere la salute emotiva e mentale come parte dei servizi prenatali e postnascita” e “di fornire programmi per la prima infanzia focalizzato sullo sviluppo cognitivo, senso motorio, psicosociale e sulla relazione genitori-figli[15].

In conclusione e in linea con le suddette indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la psicologia perinatale rappresenta un ambito di intervento centrale per promuovere salute[16] e prevenire il disagio oltre che per affrontare aspetti di sofferenza o psicopatologia nei diversi momenti del percorso nascita e in vari contesti (ospedali, consultori, realtà associative del territorio, studi privati).

La psicologia perinatale ha un approccio sistemico, multidisciplinare e di collaborazione con altre figure professionali coinvolte in questa fase del ciclo di vita delle persone (ginecologi, ostetriche, pediatri, insegnanti, assistenti sociali, consulenti IBCLC, avvocati). Presta particolare attenzione alla conoscenza e alla promozione dei processi evolutivi fisiologici che interessano il/la neonato/a e le famiglie nel periodo perinatale, qualsiasi sia la forma di genitorialità (famiglie etero e omogenitoriali, ricomposte, monoparentali, multiculturali). I processi evolutivi fisiologici in oggetto riguardano ad esempio: sviluppo del legame di attaccamento bambino/a – caregivers, emozioni del neonato e dei bambini piccoli, sonno del neonato e del bambino piccolo, alimentazione (allattamento al seno/artificiale, introduzione cibi solidi).

Contemporaneamente si occupa delle situazioni critiche di questa fase che si allontanano dalla fisiologia tra cui:

  • condizioni di infertilità,
  • PMA,
  • lutto pre e perinatale,
  • nascite pretermine,
  • esperienza della TIN,
  • violenza ostetrica,
  • diagnosi di patologie pre e/o postnatali,
  • contenziosi legali nella fase perinatale,
  • problematiche nella sintonizzazione emotiva genitori-figli/legame di attaccamento,
  • problematiche legate al sonno, alla relazione nell’ambito dell’alimentazione,
  • crisi di coppia pre e post nascita dei figli,
  • disturbi ansioso-depressivi delle madri e dei padri.

La psicologia perinatale infine per intervenire efficacemente sui principali fattori di rischio/protezione sulla salute perinatale non si rivolge solo ai genitori ma anche alla comunità e ad altre professioni sanitarie. Mettendo in campo azioni di sensibilizzazione sociale e culturale sul tema della perinatalità per contrastare stereotipi e pregiudizi sul percorso nascita e sui bisogni psicofisici e relazionali fondamentali dei bambini/e e con azioni di formazione e sostegno per gli operatori sanitari che con diversi ruoli e qualifiche ascoltano, accompagnano e si prendono cura delle persone e delle famiglie in questa fase del ciclo di vita.

 

[1]Intorno alla Nascita”, Ebook, M.Azzolini, A. Bortolotti, M. Mattina, C. Rizzelli, A. Sagone, 2015. www.festivaldellapsicologia.it/intorno-alla-nascita/.

[2] Rapporto ISTISAN 12/39, M. Grandolfo, 2012. Il Rapporto Istisan 12/39, elaborato dall’Istituto Superiore di Sanità, mette in evidenza l’eccesso di medicalizzazione che caratterizza l’assistenza durante la fase perinatale nel nostro Paese.

[3] Per approfondimenti si consiglia il libro “E se poi prende il vizio? Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini”, di A. Bortolotti, ed. Leone Verde, 2010.

[4] LSE (2014) “Costs of perinatal mental health problems”. Il rapporto pubblicato dalla London School of Economics[4] and Political Science mette in luce il fatto che la salute materno-infantile è una questione di salute pubblica e “di vitale importanza per l’economia e per la società nel suo complesso, in particolare a causa del potenziale impatto negativo che problemi di salute mentale” dei genitori possono avere sui bambini”[4] se non si interviene con strategie di promozione della salute[4] e di prevenzione del disagio nella fase perinatale sui genitori e sui figli/e stessi, da parte di equipe multidisciplinari composte da professionisti esperti nelle aree della perinatalità. Secondo lo studio LSE circa la metà di tutti i casi di disagio psicologico perinatale dei genitori non viene rilevato e molti di quelli che vengono rilevati non ottengono un’assistenza appropriata. “il costo dei problemi di salute mentale perinatale costano nel Regno Unito £ 8100000000 ogni anno14” (circa 10 miliardi di euro) e “quasi tre quarti (72%) di questo costo si riferisce a impatti negativi sul bambino” del disagio psico-emotivo dei genitori nel periodo perinatale.

[5] WHO “Risk to mental health: an overview of vulnerabilities and risk factors. Background paper by who secretariat for the development of a comprehensive mental health action plan”. 27 august 2012

[6] WHO, 27 agosto 2012, op.citata

[7] WHO “Statement on prevention and elimination of disrespect and abuse during facilities based childbirth”, 2014.

[8] Risks to mental health: an overview of vulnerabilities and risk factors. Background paper by WHO secretariat for the development of a comprehensive mental health action plan. 27 August 2012

[9] Bonapace S., Ciotti F. “Disturbo postraumatico da stress successivo al parto”, Facoltà di Psicologia, Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali, Università di Bologna, http://www.acp.it/wp-content/uploads/Quaderni-acp-2009_164_161-165.pdf

[10] Risks to mental health: an overview of vulnerabilities and risk factors. Background paper by WHO secretariat for the development of a comprehensive mental health action plan. 27 August 2012

[11]“Disturbo postraumatico da stress successivo al parto” Silvia Bonapace, Francesco Ciotti Facoltà di Psicologia, Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali, Università di Bologna,  http://www.acp.it/wp-content/uploads/Quaderni-acp-2009_164_161-165.pdf

[13]Bonapace S., Ciotti F. “Disturbo postraumatico da stress successivo al parto”, Facoltà di Psicologia, Scienze del Comportamento e delle Relazioni Sociali, Università di Bologna, http://www.acp.it/wp-content/uploads/Quaderni-acp-2009_164_161-165.pdf

[14] Nel 2014, l’OMS, nel suo “Statement on prevention and elimination of disrespect and abuse during facilities based childbirth”[14] (Dichiarazione su “La prevenzione e l’eliminazione della mancanza di rispetto e dei maltrattamenti durante il travaglio e il parto nelle strutture sanitarie”)[14], ha denunciato la diffusione in tutto il mondo di pratiche assistenziali non rispettose e abusanti in sala parto, sottolineandone i rischi e gli effetti negativi sulla salute e il benessere psico-emotivo delle donne e dei loro figli e figlie.

[15]OMS “Salute mentale: piano d’azione OMS 2013-2020, maggio 2012

[16]WHO, 1096: First International Conference on Health Promotion, Ottawa, 21 November 1986

06/10/2018

3 responses on "Breve panoramica sulla Psicologia perinatale"

  1. Salve, vi ringrazio che mi avete inviato l’articolo “Sulla psicologia Perinatale” mi è stato molto utile, sono interessata a queste tematiche le ho trattate nel mio sito e lavoro con mamme in gravidanza e depressione post-partum, vi saluto cordialmente, dott.Eugenia Cardilli

  2. Settore veramente interessante e di estrema importanza nella psicologia della prima infanzia. Sarebbe auspicabile a mio parere attivare gruppi di studio e di ricerca pluridisciplinari in tali ambiti : neonatologi, psicologi, pediatri di base, etc.
    Luciano giacobbe, direttore scientifico Dipartimento di psicologia della salute psionlus roma.

  3. Maria Letizia Orsi10/10/2018 at 15:20Rispondi

    Articolo interessante approfondito ed esauriente ottimo sia per chi conosce questo ambito sia per chi ci si avvicina e desidera approfondire queste tematiche

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